Un libro

Un libro, soprattutto un certo tipo Libro, dovrebbe essere fatto decantare come un buon vino. Scartato di corsa, appena ricevuto, non ha lo stesso sapore di quando, giorni dopo, settimane dopo, lo si prende, con timore, con gli occhi di un bambino e lo si respira fibra per fibra, senza fretta, facendolo proprio in un momento.

E nel frattempo….

Qualcuno deve tenere in ordine.

 

 

 

Uno dei problemi dei tempi che furono era sicuramente l’archiviazione dei negativi.

Ne avevamo a migliaia, chiusi nelle stesse buste che ci avevano dato dal fotografo, senza una data, senza un appunto, insieme alle foto del pranzo di natale, mischiate con quelle della nonna morta vent’anni fa.

Dopo qualche anno non sapevi più dove avevi messo la foto della cugina nuda che ballava sul tavolo e aprivi scatole, guardavi nei cassetti del salone.

Poi, magicamente ti arrivava il nipotino con una cosa in mano sporca di marmellata. Nooooo, era proprio il negativo che cercavo.

Non che adesso le cose siano cambiate, anzi.

Abbiamo mille programmi, abbiamo Adobe che pensa a noi, ma la differenza tra un archivio ordinato e uno zoo e’ il tipo che sta tra la tastiera e il video.

E cosi’, anzi forse nella convinzione che l’informatica sia qui per aiutarci, continuiamo a perdere le foto della cugina.

 

Torniamo indietro

Ne sono stregato, sono avvinghiato, sono obbligato….

Ormai ho una malattia che non so se si può guarire e non sono arrivato neanche a metà dell’opera.

Scatti una foto, eviti di guardare il display, che peraltro non esiste, aspetti di finire il rullino, oddio, ma quanto ci metto a scattare queste foto?

Di corsa porti il rullino a sviluppare, sperando di aver fatto tutto per benino, che il laboratorio non si perda il negativo per strada e tutta la sequela di preghiere che si rinnova a ogni sequenza.

Pigli sti negativi, li guardi e in parte pensi: ma perché mi ostino a diventare scemo quando con la Xpro o la Canon potrei fare tutto con 1/10 del tempo senza peraltro spendere i soldi tra rullo e sviluppo.

Ti sei fatto una guida con la balsa per rifotografare i negativi con la digitale. Una guida che come la guardi si spacca in mille pezzi tanto è delicata e la colla è sempre pronta a darti man forte.

Hai una scrivania che sembra il piano di lavoro a mezzi tra quello di un fabbro e quello di un falegname, tra cacciaviti, taglierine, viti, tubi di colla, pezzi di macchine fotografiche, tastiera e monitor e mouse e accessori vari. Ormai, gli unici spazi utilizzabili sono quelli della cassettiera o il piano del collega vicino, tanto il tuo spazio è ingombro di roba.

E la piramide cresce a ogni pacchettino di Ebay che giunge alla porta. Ricordati, Ebay è tuo amico e anche la tua rovina.

Scatti sta foto con la digitale, importi, via di Photoshop. Minchia che chiavica di esposizione, rifacciamola va. Negativo, cmd-I, inverti immagine, inizi le correzioni e più la guardi e più pensi che il famoso pensiero del ‘chi me lo ha fatto fare’ assume un’importanza quasi divina.

Ci provi, ci riprovi, niente, l’esposizione fa proprio schifo, la rifai, la converti in bianco e nero e pensi all’infinità di immagini che già hai visto in giro e alle quali, in qualche modo, piuttosto remoto, la tua si ricollega.

Sei felice. In più sai che oggi, festeggi il giorno in cui qualcuno ha deciso di metterti al mondo; in fondo ti sei appena fatto il regalo che più desideravi.

Un sorriso ti sfugge e tutte le minchiate a cui assisti quotidianamente e che ti fanno salire il veleno di quello forte, scivolano via. Per un attimo, breve, tutto cambia.

Ma chissenefrega.

Come ti segno il libro

Ok, ognuno ha il suo modo per tenere il segno, chi usa una matita, che ha un segnalibro acquistato, tagliato, recuperato da qualche parte, chi fa la linguetta alla pagina, chi ci mette in mezzo qualche cosa, chi usa la sovra-copertina quando c’è, ma oggi ho visto superare tutto questo. Un passo avanti nell’evoluzione della lettura. Chiamiamola Lettura 10.0 release 99.x. Questo e’ il futuro.

Tipo sul tram, tranquillo, isolato dal resto del mondo. Un cerotto sul dito. Legge un pezzo (PEZZO) di libro. Concentratissimo. Mi molla un’occhiata distratta. Normale quando negli stretti spazi di questo mezzo assurdo, ti ritrovi uno che praticamente ti si appollaia addosso. A libro, o cià che ne resta, mancano le ali, le copertine, capitoli interi.  Ne rimane solo un pezzetto, piccolo, strapazzato.

Sto un pò ad osservarlo, voglio capire e capisco, anzi vedo: ogni volta che il tipo finisce una pagina, la strappa. Se e’ da girare, la gira, la legge, la piega e la mette sotto, poi prosegue col foglio successivo. In pratica, legge la pagina di destra, – avete presente come si legge un libro, si? –  la strappa, la gira, legge quello che una volta sarebbe stata la pagina di sinistra, piega e via, sotto alla successiva.

nel giro di una ventina di minuti, ha staccato 6 o 7 pagine…. un libro che si è consumato come una candela.

Ho visto già riti vodoo.

Il borgo delle acque

https://it.wikipedia.org/wiki/Rasiglia

Rasiglia è conosciuto come il borgo delle acque. Il motivo è semplice: c’è più acqua che abitanti. E’ un piccolo borgo, un castello, un bar, tanti turisti, pochi abitanti originali.

Racchiuso in una vallata che per arrivarci da Spoleto, il navigatore ti fa fare un valico lungo una stradina che se la fortuna non ti assiste ti becchi un camion che ti asfissia fino a destinazione.

Quando ormai la disperazione inizia a fare capolino e pensi già all’ennesima sola dove non trovi neanche un’anima, ecco che ti appare il piccolo gioiello, circodando da acqua, rivoli e rivoli di fresca acqua.

… e il 28 ha ricominciato a fare le bizze. grrr.

Caos

Non immaginavo proprio che una foto scatenasse tanto interesse.

Una foto non cercata, solo pura rappresentazione della triste realtà di Roma in fatto di pubblico trasporto.

Venerdì sera, uscito dall’ufficio, ho ripreso un’immagine dell’ennesimo bus fermo guasto al bordo della strada.

Gia avevo dovuto prendere una Car2Go perché i tram non passavano per poi scoprire, che la linea era interrotta per l’ennesimo mezzo guasto che mi sono visto passare davanti trainato verso il deposito.

Nulla di più classico per un carrozzone che si trascina da anni, dove l’incapacità di tante amministrazioni, di tanti management hanno ridotto quello che si dovrebbe definire trasporto pubblico a una cloaca mal funzionante ingoia soldi.

Non ci si può lamentare solo dell’ultima amministrazione pubblica che tra le mani ora deve gestire il cadavere puzzolente lasciato dai precedessori della famoso poltrona, ma forse si dovrebbe scavare più a fondo e osservare come negli anni questa società e’ stata portata sempre più a fondo tanto da dover scavare per scendere ancora più giù.

Ma si sa, la memoria è corta e labile.

E poi, i romani adorano scherzare, adorano prendere in giro qualsiasi cosa che non funzioni e dalla mera rappresentazione della povertà politica si passa alla satira e alla battuta sagace dove gli ormai rassegnati – ma anche no – cittadini trovano lo spunto per una battuta al posto di arrabbiarsi, o meglio, incazzarsi (termine decisamente più adatto) fino a far scoppiare una rivoluzione.

E forse, la fortuna della nostra classe politica, vecchia e attuale, è che all’italiano non frega più nulla se le cose funzionano o meno, l’importante e che non crolli Facebook o il proprio social preferito; per il resto, i ristoranti sono sempre pieni, come diceva, tanto per cambiare un noto politico che nonostante scandali, processi e condanne e’ ancora tra di noi a dettare legge.

Il post che avevo messo su twitter con l’ennesima battuta : https://twitter.com/maurosulmuro/status/990320476282073088?s=19

Bus fermo a p.le Prenestino (RM)

Il problema sono le batterie

M

Batteria x Minolta x700. 2x.

Macchine diverse, di epoche diverse, di eta’ diverse.

Su quattro macchine, tre tipi di batterie.

Dalle piu’ semplici alle batterie al Litio, alle LR 44, insomma c’e’ da sbizzarrirsi.

E per fortuna che i precedenti proprietari sono stati attenti con le perdite di acido. Tranne in un una dove c’e’ qualche macchiolina, le altre sono perfette. Per fortuna.

Ottiche Canon prima di EF

Attacco FL, quello di destra:

anni 60/inizi 70, possiede solo l’accoppiamento per la chiusura del diaframma. La lettura esposimetrica puo’ essere effettuata solo in stop-down

Attacco FD, ottica a sinistra:

piu’ evoluta del precedente, parte dal 71. Ha un secondo collegamento meccanico che informa la macchina sul diaframma utilizzato. In questo modo e’ possibile evitare la lettura col diaframma chiuso.

I due sistemi sono in parte compatibili, o meglio, ottiche FL, anche se con la perdita della lettura esposimetrica a tutta apertura, possono essere montate su attacco FD.

E ben si vedono le differenze costruttive e la crescente complessita dei meccanismi di accoppiamento.

P.es., oggio non lo sapevo. penso che le prime 10 foto scattate con la A1 + ottica 50FL siano una piu’ bruciata dell’altra.

Vedremo.

 

Canon EF

Pesa un botto. Tutto vero ferraccio, compreso l’otturatore, che a differenza delle altre è in metallo con scorrimento verticale.

Due vani batteria, non uno, ma non c’è attacco per il motore.

http://global.canon/en/c-museum/product/film88.html

https://en.m.wikipedia.org/wiki/Canon_EF_camera

batteria: 2 x px625 (duracell 625)