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Desirée

La foto è uno strumento. La foto mostra cose belle e cose brutte. La foto serve per non dimenticare.

San Lorenzo Roma.

Vi ricordate di Desirée? La ragazza barbaramente uccisa a soli sedici anni (che poi sedici, quaranta, settanta, ma che cambia?). Per qualche tempo non si parlo’ di altro. Poi come tutte le cose, anche questa è diventata una notizia da mettere nel cassetto.

La via dove è accaduto il fattaccio la conosco bene. Oggi ci sono passato e per la prima volta, da quel 2018, ho visto quel cancello maledetto aperto. Sono spariti tutti i pupazzi, i cuori, i fiori, i ricordi di quel mese, già massacrati dal tempo che consuma tutto.

Gli operai si sono messi all’opera. Quell’area tossica, blindata da tanto tempo ora cambierà aspetto.

E’ quel cancello che mi fa pensare: Desirée Dimentica. Fino a non molto tempo fa c’era scritto: Desirée, San Lorenzo non Dimentica.

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La ragazza

E’ sempre li. Non ricordo da quanto tempo. La vedo sempre, anonima tra mille facce anonime. Sembra attendere. Cosa?

Sembra guardare tutti e non guardare nessuno. Non riesco a capire.

E’ li prima del mio arrivo. E’ li dopo che io me ne sono andato.

Sceglie sempre lo stesso punto, raramente la trovo in altri posti: succede quando c’è tanta gente ad aspettare; non è la regola, è l’eccezione.

In questi giorni di pioggia, quando tutti vorrebbero stare a casa e al caldo, lei continua a essere li, solo un po’ più al riparo.

Ha li occhi spenti, di un blu profondo. Non veste male, è curata, non elegante ma ha buon gusto. Trucco leggero. Capelli scuri. Non si può definire ‘bella’ ma ha qualcosa di attraente, qualcosa di profondo. Dietro quegli occhi c’è una tempesta.

E’ sempre li. Anche stasera.

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Nuvole

Sto guardando un film. Niente di particolare. Detective Morse. Durante i dialoghi si parla dello sbarco di Normandia.
Sti quattro neuroni partono.
Il mio pc non è mai troppo lontano.
Nella foto, la Normandia.

E’ l’alba. La tensione si taglia con la motosega, ma il comando ha detto che con questo tempaccio non c’é da preoccuparsi. I casini sono altrove e per questo sono state lasciate poche truppe.
Il soldato, stanco da ore di guardia si accende un sigaretta. L’ufficiale è nel bunker, non se ne accorgerà e poi albeggia appena e una cicca non si vede. Ne ha poche, spera di trovarne altre più tardi. Vorrebbe andare a dormire, ma ancora non può.
Alza lo sguardo, il mare non è proprio calmissimo, in fondo una linea nera, prima leggerissima, si vedeva a malapena. A guardare meglio ora è più spessa, più densa. Forse è una tempesta in arrivo. No, non sono nuvole e non è una tempesta.
Un brivido di morte gli scorre sulla schiena. Aveva chissà quanti anni, magari non voleva stare nemmeno li. Non lo sapremo mai.

Il resto lo conosciamo dai libri di storia.

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40 e andarsene

E’ sempre il mio pensiero, mano a mano che i giorni passano e le scadenze vengono scavalcate.

Oggi, la notizia che me lo ha nuovamente sottolineato.

Asia, se ne è andata a quarant’anni.

Il suo orologio si è fermato a metà strada.

Non è paura di finire, è paura di finire senza aver vissuto.