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Elettrico Si, Elettrico No

Ho la fortuna di lavorare in una società dove si guarda sempre con interesse a nuove tecnologie soprattutto quando ai piani alti i vantaggi appaiono interessanti.
Io, modesto proprietario di una Classe A diesel di 12 anni con cui ho girato mezza Europa, ho quindi la possibilità di giocare con diverse macchine Full Electric e dalle nuvole iniziali, si iniziano a delineare bene, soprattutto negli ultimi tempi, cosa sono le cose che mi piacciono e che, di sicuro, mi porteranno a entrare in una concessionaria a prendere una macchina a batteria contro la lista di cose fastidiose che in futuro, spero, verranno affinate.

iniziamo:
Fino ad oggi ho giocato con una Smart Elettrica, una Mini (troppo veloce, i capi hanno detto che era meglio limitare) e infine una E-Up che ho a mia totale disposizione per questo periodo di ferie.

Lasciamo perdere la Smart, di vecchia concezione, con una carica lentissima, con una autonomia altrettanto corta, è una macchina sfiziosa, ma devo dire che al massimo ci si può andare a prendere il caffè al bar sotto casa. Se solo avesse la carica veloce, per la città sarebbe fantastica.
La Mini uno spettacolo di potenza, velocissima, sprizzantissima ma puntiamo gli occhi su quella con cui sto facendo i compiti, la E-UP. Pacco batteria 36KW, autonomia intorno ai 240 KM, Carica standard fino a 22KW e CCS2 . Piccola, veloce, pratica, forse un po’ rigida ma sorvoliamo.

Ormai è consuetudine prenderla per viaggi sempre più lunghi, oggi prima carica in strada. Allarghiamo gli orizzonti. Fino a ieri cercavo di organizzare uscite dove avevo autonomia sufficiente per rientrare a casa. Oggi abbiamo alzato di un pò l’asticella.

Se i primi tempi avevo dei timori, ormai, anche se il display lamenta una batteria ormai agli sgoccioli, sento sempre più la pace di qualcosa che inizio a conoscere.

Facciamo una considerazione generale: Elettrico è bello, silenzio, reattività, confort di marcia. Carichi a casa (ho i pannelli solari e anche se mi capita di caricare di notte, al massimo vado a pagare, guardando il mio contratto elettrico: 36Kw per 0.20 = 7 euro di energia (a cui, vabbe’ dobbiamo aggiungere tutti gli ammennicoli che troviamo in bolletta che fanno salire il prezzo di un bel po’). Se carico di giorno, gratis, grazie ai pannelli. Se carico in giro… tada’ qui ho scoperto un po’ di magagne (non discuto dei prezzi sarebbe inutile):

1: la macchina ha la disponibilità di un cavo standard da 22Kw, tocca vedere se poi la stazione di ricarica riesce a erogare tanta corrente. Negli ultimi giri non ho mai visto ricariche veloci che mi sa sono appannaggio solo dei grandi centri. Quella di oggi vicino al lago di Bolsena, erogava al massimo 6Kw nonostante fosse dichiarata per 22Kw e in totale non è che ci fosse molto da scegliere se non facendo chilometri su chilometri. Speravo di fare prima a rimpinguare la carica, invece no; sono rimasto sotto al sole di un distributore sperso in mezzo alle campagne senza nemmeno un bar dove prendere un caffè per caricare solo 6Kw che, a detta dell’applicazione, mi avrebbero consentito di fare altri 36 km oltre a quelli che già avevo. Saranno tutte così? lo verificheremo.

2: le applicazioni: il panico. Se non hai le tessere specifiche e se il telefono prende poco sono problemi e dove mi trovavo avevo effettivamente qualche difficoltà: mi hanno visto girare per il distributore a cercare un filo di segnale in più come un rabdomante. Poi siamo costretti a fare il conto con diverse applicazioni per i diversi gestori (attualmente ho Enel-x e Be-Charge). Via a distribuire dati personali in giro.
Applicazioni che consentono di unificare questi servizi (Telepass, per esempio riconosce e integra proprio Be-Charge e Enel-X) hanno i loro bei problemi (generalizzo, in questo momento ho solo Telepass) tipo che mi dice “ok, metti il cavo e vai” per poi scoprire che non carica nulla , oppure che la stazione è libera per poi vederla occupata proprio dal mio cavo (che nel frattempo ho usato attivando Be-Charge, altrimenti sarei tornato a piedi).

3: tolti i centri abitati di un certo livello (Viterbo, per esempio è indicata con luogo ben affollato di postazioni) , ancora noto una certa scarsità di postazioni di ricarica e quelle poche sono posizionate in luoghi non proprio comodi, lontano dai centri stessi. Avrei caricato molto più volentieri se potevo ricaricare la macchina in un parcheggio di qualche paese intanto che andavo a fare un giro piuttosto che dover entrare in un supermercato a 5 chilometri dal centro cittadino, unico luogo possibile per fare l’operazione (qui ho avuto i problemi con Telepass e ora devo capire perché: è un problema mio o del mio device o un problema di più ampio livello, vedremo…). Se non va da una parte, proviamo da un altra postazione… ma si perde tempo e chilometri percorsi a vuoto.

4: Autonomie: sicuramente devo prenderci la mano ed effettivamente vedo che riesco a interpretare i dati di consumo e autonomia con sempre maggiore serenità rispetto ai primi tempi; mi sembra comunque che rispetto alle abitudini con le macchine a motore termico, la valutazione delle autonomie comporti l’analisi di molte più variabili: Quanta salita, fa caldo e necessiterò di condizionatore, quanto recupero potenzialmente potrò ottenere, autostrada, velocità, pesi… insomma: se prima con la Classe A, prendevo e partivo, ora necessità di un po’ più di pianificazione altrimenti devo provvedere in corsa a trovare punti di ricarica sperando bene. Allo stato attuale e con le attuali autonomie almeno quelle dei mezzi che ho a disposizione e il relativo contorno di problematiche che già ho indicato, il cambio di programma in corsa (la moglie che fa: c’è un bel paesino la, ci andiamo?) va valutato ancora con una buona dose di attenzione: ci si ferma, si prende il telefono e si fanno due calcoli.

Per il resto? Che dire, domani mattina caricherò gratis la vettura con i pannelli, e poi via verso nuove avventure, insomma, ci sono cose da migliorare, ma la strada direi che è ben segnata. Semmai, a livello organizzativo, ci sta ancora tanto lavoro da fare: distribuzione delle aree di ricarica più attenta (soprattutto in luoghi dove anche la presenza di turisti stranieri elettrificati inizia a essere importante e torniamo quindi così al punto 3), potenza effettiva di erogazione a disposizione, organizzazione migliore della parte tecnologia di app e soci.

Buona Ricarica. Io intanto continuo a sperimentare.

Lettera pubblicata su VaiElettrico.it in data 16.8.22.

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Vedo foto

Vedo foto bellissime. Foto su cui poggiare e lasciare gli occhi.

Ma le vedo senza anima, senza un errore, senza un difetto che dica: io sono diversa, io sono Io. Boh!

Sono tornato all’analogico perché il difetto è esattamente la regola che caratterizza l’immagine. Mi sposto in continuazione di epoca, viaggio in digitale e mi soffermo sulla pellicola, sento il beep e poi il clank!

La foto mi parla, qualche volta urla, qualche volta sussurra.

Scatto per piacere, non cerco l’accettazione altrui, non sarei all’altezza se uso come metro quello che vedo.

Metà dei negativi che ho sviluppato hanno grosse imperfezioni. Qualcuno tra la scadenza superata da troppi anni, la mia incapacità di adeguarmi alla precisione delle regole, un modo di fotografare che viaggia di istinto ignorando regole e tecnicismi.

Ma sono e saranno sempre i miei ricordi messi su plastica.

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Isola Bisentina

Un grosso sasso lanciato in mezzo al lago di Bolsena, proprio di fronte a Capodimonte.
Un fascino legato alle tante leggende che legano la storia di quest’isola alle sue vicende, al fatto che fino a pochi mesi fa, la proprietà, tuttora privata, non ne consentivano le visite.

Già popolata in epoca Etrusca, e in epoca Romana, fu poi nel medioevo che la sua storia ha visto anda e rianda di Signori e Signorotti vari fino a quando i Farnese le diedero lustro notevole, aka daje de feste e battute di caccia.

Nel frattempo, diciamo intorno al 1500, l’isola fu assegnata ai Frati Minori che, leggendo tra le righe, la tenevano in ordine in quanto luogo apprezzatissimo dai Papi come residenza estiva (e visto il periodo, presumo anche come scopatoio) e per le battute di caccia.

Il resto della storia la porta fino ai giorni nostri, dove gli attuali proprietari ne stanno portando avanti la ristrutturazione delle diverse cappelle presenti sull’isola, del convento, conservandone la memoria e la storia che, a parte le mie battute infelici, merita tutta l’importanza del caso.

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Informatica al tempo delle caverne

Eppure non è passato tantissimo tempo anche se in termini informatici sono passate delle ere.
Iomega ZIP. 100 MB. Interfaccia IDE. Successiva evoluzione: 250. Fine della storia. Anno Domini: 2000 e dintorni.

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Roma SulMuro

P38

trastevere: Tornera’ a parlare la P38.

sempre che me ricordo ‘ndo l’ho messa.

Sta cazzo de vecchiaia.

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Incendi Gravi

Chiuse le indagini sugli incendi a Roma e individuato il colpevole.

Il barbecue dichiara: ha stato colpa mia, volevo, vedere come si fa una carbonara con la panna.

#roma #romafaschifo #viviroma

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Caldo

Trastevere. Fa terribilmente caldo. Il comune di Roma interviene dichiarando che le cabine del telefono dovranno essere da ora in poi senza cappottina in plexyglass.

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Bar Sottocolle

Flash, li chiamerei cosi. Fai un viaggio, nulla di particolare. Un viaggio in luoghi che pero’ conosci bene. Che hai percorso in lungo e in largo quando eri ancora implume. Probabilmente anche da prima.

Niente di particolare, non si va a scalare il K2 che poi in questo periodo non è nemmeno il caso. Si percorre una strada che si conosce da tanti anni e nonostante i cambiamenti mantiene ancora quei segni che non possiamo dimenticare. La firma di un luogo, almeno per la nostra testa.

La statale Flaminia collega Roma con le Marche. Per tanti anni è stata una mia amica, dall’infanzia con il naso attaccato al finestrino ai tempi moderni dove tutto è super veloce. Allora una strada tutta curve e a differenza di oggi, queo 300 chilometri erano un mix di avventura e più spesso mal di macchina con ovvii effetti collaterali.

Di quella strada oggi resta poco. Tra varianti, allargamenti, raddoppi di corsia, ora il godimento del viaggio va cercato. Di quello che era allora, restano ormai solo una quindicina di chilometri tra Foligno e Spoleto.

Se proprio vuoi, devi cercare la strada vecchia per assaggiare nuovamente il trattore che ti viene incontro carico di fieno, il pensionato che lentamente cammina ai bordi fino alla volpe che attraversa la strada senza avvertire.

Un punto mi è rimasto impresso, era tappa fissa prima della tirata finale.

Si tratta di una stazione di servizio con Bar annesso, Località il colle (lo ammetto, sono andata a cercarla su Maps), tra Nocera Umbra e Gualdo Tadino.

Un piccolo Bar, dietro un’alimentari, ora chiusa e in vendita. Il classico Bar per un caffè e poco altro. La stazione di servizio moderna, le pareti verniciate di recente, ma è lui, riconoscibilissimo nonostante il tanto tempo trascorso.

La strada che si percorre è un continuo su e giù che rende il tratto veramente bello soprattutto dopo i voltastomaco tra Foligno e Nocera quando non c’era ancora la strada veloce nata per accorciare i tempi e azzerare la memoria.

Ora se la vuoi percorrere devi uscire dalla strada veloce. Non è più trafficata come una volta. Ma è sempre li con la sua memoria.

Ora si va sempre per due, anzi per uno, di corsa e si perde il senso del viaggio e la memoria di ciò che era.

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Roma: che tristezza

Una città da amare che ha deciso di sprofondare nella sua stessa monnezza.

Sorvoliamo sugli annosi problemi della raccolta dei rifiuti che si trascina da anni, tanti, troppi e che non vede soluzione se non per le mafie e chi ci maneggia quotidianamente. Ogni amministrazione ci ha messo del suo per peggiorare una situazione che sta scendendo sempre più in basso e sempre più nel ridicolo.


In questi giorni si parla tanto di crisi idrica, di siccità e finalmente si guarda ai fiumi asfittici che da anni sono in crisi.

Non si salva Roma, dove una passeggiata (coraggiosa) lungo le malandate panchine del sacro fiume danno la misura di come è ridotto questo corso d’acqua.


Mi raccomando, tappatevi il naso e prima fatevi crescere il pelo sullo stomaco.

https://roma.repubblica.it/cronaca/2022/06/30/foto/tevere_roma_secca_reportage_foto-356033119/1/

Tante volte, parlando con gli amici ho sempre espresso il fatto che il fiume romano è visto più come un fastidio che come una ricchezza. E tutti mi hanno dato dello scemo. Probabilmente è così.
E’ un fiume già nascosto dai muraglioni che lo allontanano dalla gente. Gustare il fiume è piuttosto difficile se poi andiamo a vedere, spesso le banchine sono poco transitabili deposito di rifiuti, abbandoni e senza tetto, pochi gli accessi spesso usati come latrine all’aperto per impellenti necessità fisiche.



Scordatevi la passeggiata serale alla luce dei lampioni sul fiume che ha fatto la storia. Rischiate di essere divorati dai topi che sfacciatamente, spesso, bivaccano a pochi passi da voi. Sotto i baffi sembrano dire: Pensavi che sta via, sto fiume fossero tuoi? scordatelo, E’ tutta roba nostra, dei cugini cinghiali e di tutta la beata flottiglia con o senza piume e/o coda che imperversa. Alla faccia di chi c’ha la residenza!

Al Romano non frega una mazza del Tevere, ammettiamolo serenamente: è solo una discarica a cielo aperto soprattutto gratuita (basta non farsi beccare) dove ogni rifiuto può essere lasciato o lanciato nel caso si debba fare anche sport, tanto non se ne accorgerà mai nessuno.

Già al tempo dei romani era la meta finale della Cloaca Maxima, lo scarico fognario della città. Poi ci hanno pensato i papi, che, con la storia di proteggere Roma dalle alluvioni, hanno costruito dei muraglioni che hanno contribuito a nasconderne il tracciato. Pero’ Roma non si è più allagata, grosso modo. Infine ci hanno pensato le amministrazioni che mai hanno dato il giusto peso a questa risorsa che non può essere cementificata quindi fuori da qualsiasi programma elettorale.

E allora, oggi, con l’acqua ormai agli sgoccioli, riemergono biciclette e monopattini (famoso bene pubblico da condividere e proteggere; per più di qualcuno anche da lanciare), frigoriferi, pneumatici, avanzi di ogni genere che nascosti fino a qualche tempo fa ora mostrano la vergogna di un fiume non voluto. Se aspettiamo ancora qualche giorno, spunteranno fuori anche teschi e femori di qualche passato regolamento di conti.

Saltano ruoi resti di ponti antichi a cui si incagliano tronchi e rifiuti mai rimossi.

Zone dove l’acqua non c’è quasi più le alghe e il verde stanno coprendo le vergogne scoperte.

https://roma.repubblica.it/cronaca/2022/06/30/news/tevere_degrado_rifiuti_palude-356020061/

Infine, un’ultima nota: qualcuno ha detto che l’acqua del fiume è potabile. A parte che c’e’ una bella fogna che scrarica all’altezza di Ponte Sublicio (e non venissero a dire che non se ne sono accorti che la puzza si sente a dovere), basta guardare quello che ci galleggia sopra e il colorito non proprio da acqua di sorgente che qualche dubbio sale velocemente. Molto Velocemente.

https://roma.repubblica.it/cronaca/2022/01/31/news/il_tevere_il_fiume_piu_pulito_del_mondo_-335885853/

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Lavanda

E non serve andare in Francia.