Genazzano

Genazzano, a sud della Capitale.

Amena Località, (si dice così, no?), immersa nei Monti Prenestini, che vanta anche il Guinness per l’infiorata più lunga alla faccia del sottoscritto che conosceva solo Genzano (GENZANO non GENAZZANO).

Non male passarci una domenica, gente piacevole, e per inciso abbiamo conosciuto un fotografo Storico che custodisce tanta memoria di questa cittadina, Appio, personaggio interessante, aperto e incuriosito dal fatto che andassi in giro con una biottica in mano e armeggiassi per fare una foto come non se ne vede più.

Paesino antichissimo, con il suo castello che a suo tempo era dei Colonna, peccato non visitabile, vestigia romane come i resti di un acquedotto, il suo Santuario dedicato alla Madonna del buon consiglio, le antiche porte di accesso, fino, alla chicca del Ninfeo che si trova nella parte bassa. Non mancano i monumenti ai caduti e ai bombardamenti come interessanti i palazzi lungo la via principale, tra piccoli gioielli e splendide finestre bifore proprio vicino al castello.

Ultima chicca, l’accademia de o Tiritello. Uno scrigno che racchiude la storia di questa città e soprattutto la sua cultura e i suoi personaggi.

Pellicola: Ilford FP4 6×6 facendo i soliti casini nello sviluppo.

Scribacchio oggi: Ci sono alcuni apparecchi fotografici che maneggiarli richiedono perizia e suon di imprecazioni e madonne. Una di queste e’ la Yashica LM, storica biottica generatrice di entropia e bestemmie.

Iniziamo dalla base: Si tratta di una Bi-Ottica. Questo modello e’ dotato anche di esposimetro, ovviamente appiccicato a lato, non accoppiato e più di qualche volta rivelatosi totalmente inutile in quanto cellula esterna che piglia la luce pure da dietro. Quando feci revisionare la macchina, che comunque merita, mi venne detto che sottoespone un po’. Fortuna che fosse un po’. I calcoli vanno fatti partendo da 1/30 che a occhio, con un esposimetro vero, da un certo grado di avvicinamento.

Ma la cosa più bella è il trascinamento. Intanto va detto che non c’e’ un conta fotogrammi, ma cosa ancora più esplosiva è che il trascinamento va fatto calcolando le fasi lunari in America del Sud facendosi dare una mano dal calendario Maia. Un giro e mezzo e’ il passaggio tra un fotogramma e l’altro. Facile a dirsi, un po’ meno a ricordarlo mentre sei in giro con la gente intorno e i tempi stretti. Risultato pratico: o tra due fotogrammi trovi un mare di pellicola non esposta, e metti tre fotogrammi uno sopra l’altro.

Stratificazioni

Stratificazione, il sommarsi di uno strato, sopra un altro e un altro e un altro ancora. Un infinito susseguirsi di strati via via aggiunti dalla natura e soprattutto dall’uomo. Ciascuno con le radici nei precedenti in un continuo scambio e fusione.

Questa e’ Roma.

Una città caotica, nata oltre 2700 anni fa. Un periodo storico lunghissimo pieno di eventi di ogni tipo.

Ma questa lunghissima storia è anche quello che l’ha reso splendida.

Gli anni dell’impero romano, il medio evo, il papato, il rinascimento, l’indipendenza, le guerre. Ogni passaggio che nulla ha fatto se non prendere quello che c’era, rimescolarlo per ricreare del nuovo.

Ed ecco Roma che fagocita le culture conquistate. I Papi che hanno riempito la città di opere smontando quello che i romani avevano costruito e via.

La Metro C che ha inaugurato il museo che mostra tutti questi strati scendendo nelle viscere della terra.

La città delle acque, che nel sottosuolo di un palazzo ti tira fuori un altro mondo che non ti aspetti.

Le ferrovie che attraversano, si uniscono, si dividono con strade, costruzioni e Acquedotti Romani. Il Mandrione con gli acquedotti che fanno a gara con le opere dell’ingegno umano.

E via, di continuo, senza fine, almeno fino ai giorni d’oggi dove toccare un sasso in mezzo alla strada richiede milioni di autorizzazioni che possono scoraggiare anche il piu’ coraggioso dei palazzinari nostrani.

Approvo e non Approvo. E’ un argomento delicato. Distruggere bellezza per creare altra bellezza. Semplicemente la ricerca del bello ha motivato l’uomo a fare di più di quanto già c’era. Ne riparliamo tra un migliaio di anni.

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