Vdd Stories: da Bologna a Badolo

Ti alzi, fai una colazione come si deve e si parte. Energia a 1000, zaino pesanti e tanta voglia di iniziare questa avventura.

Partenza. Pure Pasolini ci guarda ridendo.

Arriva la Bestia: il portico più lungo del mondo, oltre 3 chilometri e settecento metri. 666 arcate e un paio di milioni di imprecazioni a ogni scalino. Inizia ufficialmente questa avventura.

Le scale, maledette. Il porticato sale per tre chilometri e spicci alternando salita a scale. Mettiamo subito alla prova le ginocchia. La quota sale. La temperatura sale: a metà strada iniziano a partire le giacche.

San Luca, il cuore di Bologna. Primo timbro messo e bologna è ormai lontana.

C’e’ chi l’ha definita: Cambogia. Io so solo che il fango me lo sono ritrovato anche nelle mutande, oltre che sugli occhiali e addosso alla macchina fotografica.

Dicevano: Fate attenzione al fango nella zona vicino il Reno. Noi impavidi! Il fango non si evita, si doma.

Ho fatto un solo grande scivolone…. nel fango ci sono finiti gli occhiali e la Nikon che ha retto bene la botta. Il fango è ancora li, attaccato con i denti alla scocca della macchina. Non l’ho levato. La guerriera vuole un ricordo vivo attaccato.

Alla fine della traversata, tutti a culo per aria a cercar di pulire le scarpe nel fiume Reno.

Da qui in poi, le cose si fanno facili, si tratta solo di camminare camminare e camminare, almeno fino all’ultimo tratto in salita, nel fango scivolosissimo, anche troppo.

Ma la fine prima o poi arriva.

Qualcuno ha lasciato una cabina di camion nel bosco, magari potrebbe servire da riparo.

E infine, quando ormai i piedi stavano per chiamare il numero verde per i piedi perseguitati….

Vdd Stories

Disse: Entro e mi compro tutto

Dissi: Poi voglio vedere come metti tutti i libri nello zaino.

Disse: No, entro e esco con la carriola.

Dissi: Guarda che c’è il grande assente il cui zaino poteva essere utile.

Disse: Forse hai ragione. Se mi vedi entrare in una libreria, uccidimi.

VDD: Si parte…

Ora che il timer ha finito il suo conteggio e pure il viaggio è compiuto… non serve più tenere fissato questo post in cima a tutto. Pero’ non lo voglio rimuovere, tutt’altro, diventa il simbolo di una nuova partenza, quella dei ricordi di quanto è successo.

25.10.2021: il giorno in cui ho attivato il timer.

08.05.2022: il giorno in cui il conteggio è finito.

Prima tappa, arrivo a Bologna.

Siam Tornati

Via degli Dei 2022.

140 chilometri effettivi, dichiarati 130, percepiti 300.

232619 passi calcolati con l’applicazione del telefono.

8300 mt di dislivello, dichiarati “non so”, percepiti 83000.

6 giorni, percepiti: troppo pochi, ne voglio altri cosi’.

5 tappe.

2 piedi, Doloranti il giusto.

14 kg di Zaino, percepiti 140, dopo il 3 giorno 1.4kg. non lo sentivo piu’.

Alla dogana ho dichiarato che trasportavo il corredo funebre di un re Egizio.

0 Veschiche: incredibile.

1 (Forse) zecca (che e’ durata pochissimo). Nemmeno ha potuto stappare il tappo.

2: partenti, 3 dichiarati, 2 effettivi, 1 terminato prima di allacciare le scarpe.

9: arrivati, la moltiplicazione dei camminanti.

0: pioggia, alla faccia di chi prometteva anche meteoriti e buchi neri.

Fango: a volonta’ nella prima tappa. 0 o quasi nelle successive. Tanto si aveva fatto il pieno nei primi 20 chilometri.

Litri di Birra: non calcolati dopo il 5 boccale.

Fettuccine: ne voglio ancoraaaaaa.

Per il resto…. parleranno i prossimi post.

Vie

Via degli Dei,

Cammino delle Terre Mutate

Via Francigena

Il Cammino di Santiago.

Non sono più dei semplici percorsi, sono una caccia al tesoro a qualcosa che è probabilmente dentro di noi da tempo, presente, solo che non lo vediamo.

Una frase sul cammino di Santiago, ma penso valga un po’ per tutti: Il cammino lo puoi fare in gruppo, ma alla fine il cammino lo si fa da soli.

Io sono partito…

Inizia a salire la pressione

Mancano poco più di tre giorni alla partenza.

Inizio a contare le cose che rifarò non prima di 10 giorni come la colazione col socio, ultima uscita dall’ufficio, ultimo treno preso per tornare a casa.

Quel lieve malessere che striscia e che probabilmente andrà ad aumentare si sta infiltrando tra i miei pensieri; un misto di voglia di fare lo zaino e partire subito insieme al timore di stare per fare una gran cazzata.

Mille dubbi, mille pensieri, un unico desiderio: Partire.

Aggiungo ora che siamo a un giorno e mezzo dal via: confermo quel malessere da partenza verso l’incognito ma allo stesso tempo ho desiderio di portare a termine questa scommessa, poter vedere quei posti che da mesi sogni, insomma… voglio partire. Ora.

A proposito della Via Degli Dei

Dopo tante bellissime parole e dopo aver letto tanto, tra le mani mi e’ capitato (capitato…. insomma, diciamo che si è fatto trovare) un libricino: “il Sentiero degli Dei” di WuMing2 edito da Edicicli.

Una sorta di diario di viaggio, più che un manuale escursionistico che affronta e si interroga anche sulle cose negative che l’ambiente di quei monti ha subito a causa dell’uomo.

Un motivo in più per viaggiare e per capire quanto la nostra attività (non l’attività escursionista, quanto l’attività dell’uomo in generale e in questo caso si parla tanto di TAV) influenzi spesso in modo negativo l’ambiente relegandolo a oggetto utile solo per essere sventrato più che mantenuto e rispettato.

Si legge in poche ore, sono meno di duecento pagine e offre diversi spunti anche da vedere durante il tragitto.

Altro libro che tocca il cammino e i suoi monti e che accende tante lampadine è “La leggenda dei monti Naviganti” di Rumiz, edito da Feltrinelli.

Questo testo, a differenza dell’altro tocca la storia di tutti i monti dalle Alpi a partire dalla Ex Jugoslavia fino alla Liguria per scendere poi sugli appennini fino in fondo allo Stivale. Ho detto che tocca il cammino perché le montagne del CDD vengono tirate in ballo solo in un capitolo visto che in tutto il libro si affrontano tante questioni relative un po’ a tutte le montagne di casa nostra. Vale la pena leggerlo.

Rispetto al primo, e’ un bel mattoncino che richiede tempo e pazienza, (tanta pazienza) ma fino all’ultima pagina vale ogni centesimo speso.

Come dire: mi va di camminare, ma alla fine, come dice Gerolamo, “e’ una storia lunga, Diciamo che sto cercando qualcosa, ecco, è un viaggio di ricerca’.

Berengo

Questo viaggio del 2019, ottobre nacque per lavoro. Finì in giro per Milano a cercare frammenti.

Il primo, il NOC, Newoldcamera con l’impareggiabile Ryiuchi Watanabe. In questo tempio mi è stato permesso di toccare con mano una delle macchine di Berengo Gardin e ancora ho i brividi di quel ricordo.

Ho cercato il Jamaica e l’ho pure trovato in zona Brera. Luogo storico dove si incontravano più che altro perché sempre a corto di denaro, tanti artisti e fotografi degli anni addietro.

Ho sfiorato parco Sempione, il Castello, il Duomo. All’andata in metro, il ritorno rigorosamente a piedi in compagnia di una delle fide macchine a pellicola, non ricordo nemmeno quale.

Genazzano

Genazzano, a sud della Capitale.

Amena Località, (si dice così, no?), immersa nei Monti Prenestini, che vanta anche il Guinness per l’infiorata più lunga alla faccia del sottoscritto che conosceva solo Genzano (GENZANO non GENAZZANO).

Non male passarci una domenica, gente piacevole, e per inciso abbiamo conosciuto un fotografo Storico che custodisce tanta memoria di questa cittadina, Appio, personaggio interessante, aperto e incuriosito dal fatto che andassi in giro con una biottica in mano e armeggiassi per fare una foto come non se ne vede più.

Paesino antichissimo, con il suo castello che a suo tempo era dei Colonna, peccato non visitabile, vestigia romane come i resti di un acquedotto, il suo Santuario dedicato alla Madonna del buon consiglio, le antiche porte di accesso, fino, alla chicca del Ninfeo che si trova nella parte bassa. Non mancano i monumenti ai caduti e ai bombardamenti come interessanti i palazzi lungo la via principale, tra piccoli gioielli e splendide finestre bifore proprio vicino al castello.

Ultima chicca, l’accademia de o Tiritello. Uno scrigno che racchiude la storia di questa città e soprattutto la sua cultura e i suoi personaggi.

Pellicola: Ilford FP4 6×6 facendo i soliti casini nello sviluppo.

Scribacchio oggi: Ci sono alcuni apparecchi fotografici che maneggiarli richiedono perizia e suon di imprecazioni e madonne. Una di queste e’ la Yashica LM, storica biottica generatrice di entropia e bestemmie.

Iniziamo dalla base: Si tratta di una Bi-Ottica. Questo modello e’ dotato anche di esposimetro, ovviamente appiccicato a lato, non accoppiato e più di qualche volta rivelatosi totalmente inutile in quanto cellula esterna che piglia la luce pure da dietro. Quando feci revisionare la macchina, che comunque merita, mi venne detto che sottoespone un po’. Fortuna che fosse un po’. I calcoli vanno fatti partendo da 1/30 che a occhio, con un esposimetro vero, da un certo grado di avvicinamento.

Ma la cosa più bella è il trascinamento. Intanto va detto che non c’e’ un conta fotogrammi, ma cosa ancora più esplosiva è che il trascinamento va fatto calcolando le fasi lunari in America del Sud facendosi dare una mano dal calendario Maia. Un giro e mezzo e’ il passaggio tra un fotogramma e l’altro. Facile a dirsi, un po’ meno a ricordarlo mentre sei in giro con la gente intorno e i tempi stretti. Risultato pratico: o tra due fotogrammi trovi un mare di pellicola non esposta, e metti tre fotogrammi uno sopra l’altro.

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