Canon A1

Benvenuta Piccola Grande Reflex

Canon A1 + motore + 28-70 3.5 sigma

Qualche acciacco dovuto all’eta’, normale, ma non sfigura per niente accanto alla 5d di famiglia.Una bella lucidata, controllo vani batteria e via… gia’ a scattare le prime immagini.

Pesa, non c’e’ dubbio che la plastica era usata molto poco. Solo L’obbiettivo e qualche particolare sono in plastica. L’obbiettivo, un Sigma abbastanza economico, ha il rivestimento in gomma che si sta’ un po’ sfaldando. Ha assunto quell’aspetto un filo appiccicoso e altrettanto fastidioso, ma internamente va perfettamente.

La macchina, come dicevo, pesa assai, il ferro la fa da padrone. Macchina solida con un’elettronica importante ma non ancora cosi’ devastante nel controllo dell’esposizione come siamo abituati adesso.

Messa la pellicola, iniziamo a passeggiare. L’otturatore fa il suo dovere, lavora perfettamente. La ricarica dello stesso ha un suono, ma non ne sono certo, un po’ lamentoso. Non so’ se dovuto a una necessita’ di manutenzione o era proprio cosi’ fin dall’inizio. Approfondiremo.

E, io, troppo abituato a dover solo premere il tasto di scatto, mi sono ritrovato più volte a scattare a vuoto perche’ dopo il precedente click non avevo ricaricato. Ho anche il winder, ma per il momento ho pensato di girare in classico.

Anche l’esposizione richiede un po’ di pazienza: quello che appare all’interno, gia’ importante all’epoca, ovvero i dati rilevati dall’esposimetro, non hanno un riscontro con l’effettiva regolazione del diaframma, pertanto se dentro vedo un 125/f8 devo alzare l’occhio e regolare di conseguenza l’obbiettivo. Dopo due volte lo fai senza staccare, ma tanto e’ la distanza dalla totale assistenza dell’elettronica odierna.

Lenta, ogni passaggio richiede un filo di pensiero. Ho scattato 6 foto, ne ho ancora 30 in canna. Miseri numeri rispetto alle card da 500 foto della 5d. C’e’ meno autonomia, le foto devono essere buone. Aveva ragione un mio insegnante che diceva di scattare poco, di scattare con la testa più che col dito. Inutile tornare a casa con duemila foto di cui 1999 non hanno senso. Oltre alla fatica di doverle vedere una a una per stabilire la sopravvissuta, che senso ha scattare compulsivamente senza un ragionamento dietro ma solo perche’ l’occhio ha percepito qualcosa e’ il dito e’ gia’ partito prima che la testa abbia minimamente capito cosa e’ successo.

Se avro’ scattato con successo lo saprò tra una settimana minimo. Sviluppo, una parola che ormai non si usa piu’, Sviluppare il negativo, portare il rullino a sviluppare, frasi storiche che ormai fanno parte del nostro passato remoto e che danno un valore a scatti che non potremmo vedere se non tra qualche giorno.

Periodo di produzione: 1978 a 1985

riferimenti: https://it.wikipedia.org/wiki/Canon_A-1

batteria: DURPX28L Duracell 6V litio

James Nachtwey

Da più parti viene definito l’erede di Capa, il mitico Capa. Non mi piacciono i confronti, non mi piacciono i parallellismi. Sono due grandi persone vissute in epoche diverse con tanti punti lontani, tante uguaglianze e tante differenze.

Quasi sul filo del traguardo, sono riuscito a entrare alla mostra dedicata al lavoro di Nachtwey.  Magari una piccola tirata di orecchie agli organizzatori che sono stati costretti a infilare l’immensa mole di lavoro in spazi tutto sommati striminziti, un filo strettini.

E nonostante tutto, un freddo boia da staccare le orecchie, un po’ di fila, diciamo una mezz’oretta me la sono sparata comunque, ma devo dire, che raccolti gli arti congelati, il viaggio e’ valso la candela.

 

E tanto per mettere la ciliegina sulla torta, viva la settimana della moda, dove l’importante e’ mostrare….. che cosa, poi, non e’ dato capire.

E infine, un saluto da Milano. Una gentile donzella, presa un po’ alla sprovvista, si e’ fatta immortalare in una delle piazze piu’ belle d’Italia.

 

 

Ghibellina

Sono passati 50 anni da quell’evento e Burri lo ha fissato per sempre.

Ora che un grande fotografo, Siragusa ha tirato fuori le sue, io tiro fuori le mie.

Sono di qualche anno fa, e per arrivarci c’e’ voluta solo la pazienza e la voglia di ignorare quei mille cartelli di pericolo di una strada che sta peggio del paese, forse e’ rimasta come allora.

Stazioni

Cerco di stare lontano dal mondo.

E nelle stazioni, dove il mondo passa, che spesso si trovano gli angoli  dove ritirarsi a pensare.

Marc Augé defini il termine non-luogo nel 1992:

Questo specifico termine include due ben definiti concetti:

Il primo, quello spazio costruito per fini ben specifici, di trasporto, di transito, fuori dal proprio ambito domestico.

Il secondo, il rapporto che si viene a creare tra gli individui e quel luogo.gli individui e quegli stessi spazi.

Nel mio caso, un luogo dove astrarsi, dove tagliare i contatti col resto del mondo e restare soli con i propri pensieri.

Le giostrine

Ancora è lì, non si toglie quell’odore acre di bruciato che persiste anche a metri di distanza nel naso e nell’aria intorno a quello che rimane di uno dei simboli di Piazza Vittorio.
Un ammasso puzzolente, nero, contorto, con accanto ancora quella palmetta, ancora quella macchinina dove mille e mille bambini hanno trascorso qualche attimo di felicità.
Un pezzo che se ne va in mezzo alla bruttura di quello che una volta la piazza rappresentava. Al massimo, ora, trovi qualcuno che urina dietro l’angolo neanche tanto di nascosto.

http://www.romatoday.it/cronaca/incendio-giostre-esquilino.html

 

Ciao mondo!

Ciao Mondo.

La frase di effetto di WordPress.

nel mio caso, magari, potrebbe essere: ariciao Mondo.

Ho sempre gestito siti in wordpress, ma ultimamente, causa scoglionamenti da paura con il resto del genere umano, ho cancellato l’impossibile.

La voglia di non essere guardato, di non essere giudicato, di starmene fuori da tante cose che mi sembrano totalmente inutili e’ quasi impossibile da contrastare.

Ho altri siti installati, ma alla fine, sempre qua’ torno. Forse per la sua innata semplicita’, forse perche’ installare un plugin non diventa un’operazione a cuore aperto. Insomma, forse perche’ funziona con pochi click.

Domani, può darsi, cancello tutto nuovamente.