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La sagra

Non è un riferimento a questo evento in particolare, ma con questo però, non riesco a trattenere le dita. Una disaffezione forte. La fine del sogno sgretolato da una realtà totalmente differente e sicuramente lontano dai sogni romantici che si vanno cercando.

Una volta, la sagra era il luogo dell’incontro, della particolarità del luogo. La gente si radunava, assaggiava e faceva assaggiare la tipicità del luogo. Arrivavano cose non alla quotidiana portata, una mostra, una esaltazione della caratteristica del luogo che potesse essere il Carciofo, il Cavallo, il Piatto di Fettuccine col sugo di Cinghiale. Era un modo goliardico di dare leggerezza per qualche giorno a dure giornate di lavoro.

Quella magia non c’e’ più, se ne andata con la modernità, con le bancarelle dai prodotti scadenti già visti e rivisti nei negozi cinesi, con i venditori di aspirapolvere in concentrazione esagerata, con le tavole di prodotti più improponibili per la cura della persona che mi sembrano poco attinenti con la festa che si va ad iniziare, che più che alla sagra, sembra di essere al mercato settimanale.

Quello che una volta doveva essere il centro della festa, è ridotto a una sfilata di cose tutte uguali, dove in mezzo fa capolino qualche venditore di zucchero filato o di pannocchie arrostite forse unici sopravvissuti di anni gloriosi.

Sembra più il pollaio dove spennare le galline di turno con la scusa di far toccare con mano o con il palato la peculiarità del luogo, a prezzi onestamente un pò esagerati e a sentire i commenti di molti senza neanche offrire quella qualità, quella particolarità che tutti domandano, desiderano, cercano.

In mezzo frotte di famigliole, gruppi di persone che approfittano del momento di festa e degli spazi liberati dalle auto, ma che dopo qualche ora hanno già dimenticato, tutti pronti a cercare il Like successivo.

Ci sono paesi che offrono sagre a a grappoli dall’inizio della primavera alla fine dell’autunno passando in rassegna qualsiasi cosa di commestibile e proponibile, ma in fondo, a parte la scritta di benvenuto, offrendo alla fine sempre lo stesso piatto fritto e rifritto che alloana sempre di più le persone stanche di sentirsi proporre la stessa fritta con la frequenza quasi quotidiana.

E tutto sommato, pure le feste più famose ricalcano un pò la stessa strada: il nome sfruttato per vendere paccottiglia senza un’anima vera, senza una personalità da ricordarsi negli anni. Troppo tardi, quei ricordi, di cui, qui, chi ha età maggiori della mia, continua a tirare fuori con affetto e ricordo. Come se tutto avesse preso una discesa senza ritorno.

Nonostante mi sia trasferito qui, vicino al mare, già avevo sentito la percezione, osservando chi questo posto lo conosce bene, quanto distacco si è venuto a creare da quell’evento che resta un momento atteso fortemente durante l’anno.

La proprietaria del maniero, nonostante abbia sempre esaltato la grande partecipazione della gente, ha sempre, in qualche modo girato alla larga da questa manifestazione. Alla mia curiosità ha sempre contrapposto difficoltà logistiche. Quasi un rifiuto di vedere la festa principe dalla propria infanzia trasformata in qualcosa di sconosciuto non più all’altezza dei propri ricordi.

Non si potrebbe ritrovare  quel tempo dove il più grande desiderio era tornare a casa con il pesciolino rosso vinto alla gara di tiro delle palline con le guance ancora appiccicaticce di zucchero e tanti ricordi da portare con se piò a lungo di un semplice click?