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Ikea non è poi così male.

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Andare da Ikea, il noto, anzi stranoto, anzi notissimo centro di arredamento è per molti un’esperienza al limite del centro dentistico sotto casa.

Vedi nel parcheggio scene di mariti che cercano, vanamente, di imporre almeno un limite temporale alla permanenza della propria signora all’interno della struttura, ma si sa, entrare da Ikea è come entrare in un girone dantesco: sai quando inizi, forse sai che esci, ma di certo non sai quando.

E anche per il sottoscritto, la cosa è devastante. Tutte le scuse sono buone, dal gatto – che non ho – che ha bisogno di attenzioni e cure psicologiche, al prato da tagliare – che in questo momento, proprio non ho -, al dirigibile che perde aria ed è da riparare, all’avviso meteo di cavallette giusto intorno le aree parcheggi dei vari Ikea disseminati per la capitale.

Ma ogni tanto, udite, udite, accade il miracolo e la fortuna impone, o meglio, l’abitudine, che almeno una fida macchina fotografica sia con me pronta a intervenire.

Ed è stato il caso di ieri, dove, noncurante delle sirene che richiedevano la mia attenzione circa la bontà di quel tappeto, di quella scatola, di quel materasso, ho adocchiato uno dei tanti casi strani della giornata: una roscia bellamente ribaltata su di un letto in piena meditazione trascendentale.

Ordinatissima, senza neanche poggiare le scarpe, un test del letto approfondito e professionale.

 

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