Bologna, cronache marziane

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Ho un lungo elenco di posti da visitare.

Bologna era tra questi. Tante volte ci sono andato, ma sempre per motivi Majaleschi e quindi, mai ho avuto tempo per dedicare un filo di attenzione alla città.

 

Partiamo dal NONSIPUO’ di recente memoria. NONSIPUO’. Una delle più intriganti risposte che ho ricevuto ultimamente… speriamo che non avvenga quando sarà l’ora dell’agognato stipendio.

Mezzo di trasporto scelto ITALO, guarda caso e’ lo stesso mezzo scelto per andare a Firenze, stesso numero…. quasi stessa sfiga.

Intanto i signori di Italo, se provi a chiedere il cambio di posto, per qualsivoglia motivo, ti rispondono: NONSIPUO’. Minchia, voglio solo spostarmi: NONSIPUO’. Per fortuna che il ‘Train Manager’ è più elastico, e un cambio di pari categoria, a patto di non gettare nessuno fuori dal vagone, non viene vietato a priori. Unica raccomandazione, magari, avvisare dove si lancia il passeggero di turno, che mandano una squadra a pulire gli avanzi.

Bologna, Bologna… alla fine eccoti.

E ci sono i lunghi corridoi, sali sali sali, cammini, dopo due giorni, incrocio qualcuno, dopo tre giorni vedi la Madonna, dopo quattro, trovi i resti di chi si è perso prima di te.

E poi mi dicono Kiss and Ride.

Ma sei ancora lontano dalla luce. Lunga è la via per la luce, se poi passi mezza giornata al bagno, la speranza di uscirne vivo crolla miseramente.


Ma alla fine ce la fai, arrivi in superficie. Scopri che c’è ancora vita.

Tralasciamo che la parte succosa è arrivata nel pomeriggio, intanto….

La visita al MAST. Bella struttura, moderna, interessante, non c’e’ che dire, se non che la mostra mi ha un filo, anzi un rotolo di filo deluso.

Mi aspettavo di ammirare l’opera di W.E.S. (Al secolo, per voi ‘gnurant, William Eugene Smith) in tutto il suo splendore. Se avessi saputo, magari avrei visitato qualche museo civico di Bologna. Immagini un filo male illuminate, scure, difficili da osservare, oltre che max 30×20 che non aiuta. Ieri sera, a casa mi sono ripassato la stessa mostra andando a cercare le immagini online della presentazione e altre che si trovano in giro. Risultato: Decisamente meglio. Peccato, perché, questa era l’opera che W.E.S. considerava più alta e più complessa.

E della mostra neanche una foto, vabbé, tanto si vedeva male, ma essere educati, spesso non paga. Poi ti arriva il pirla e lo vedi scattare foto come se niente fosse. Per punizione non ho preso il libro. Io cattivo sono.

Bologna, resta sempre Bologna, un mare di tette e chiappe decisamente con un buon trasporto pubblico, dove, per noi che non siamo troppo abituati all’ordine, la gente sale davanti, raramente sale al centro. Noi siamo troppo abituati a passare anche dai finestrini. Per Noi, intendo Noi romani. Vuoi mettere il gusto di impedire alla gente di uscire, e il gusto di chi decide di uscire lo stesso usando la propria borsa come aratro.

Torniamo a noi.

Giro in centro, un aperitivo, uno spritz, e una passeggiata in attesa del treno per casa. La proprietaria del locale è Francese, il compagno è Italico. Furba la tipa.

Bologna è giovane, è vivace, forse molto di più di quanto le mura dai colori della terra vogliono raccontare. Un viavai continuo di ragazzi. L’università è dietro l’angolo, e si vede.

E ora viene il bello. Arrivare dal centro alla stazione è un attimo.  Un Viale lungo et voilà, di nuovo vicino ai binari. Lo dico sempre che non riesco a starci lontano.

Via nei meandri del sottostazione, negli inferi del trasporto ad alta velocita’.

tra chi parte, chi saluta e chi transita.

Alla fine, non ho sentito i messaggi, o non li hanno dati per tempo, fatto sta’ che ho perso il treno. Si, l’ho perso, e ho preso quello dopo. E pure altri, come me, lo hanno perso. E ho rifatto il biglietto per quello dopo. Con un certo rodimento, a dire il vero, un forte rodimento!

E via verso nuove avventure, crollati dal sonno di una giornata piena, prontoia cercare altre vie.

E cercare in ogni angolo un nuovo riferimento e un nuovo spunto.

 

 

 

Altix V

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Data immissione: 1956/1957

Dalle grafiche, vedo che la sua presenza sul mercato e’ stata di un anno, quindi, se non ci sono errori, ho in mano un gioiellino del 56.

Di elettrico, neanche l’ombra. Il selettore della sensibilità serve solo come promemoria per ricordarsi la procedura di esposizione. Tradotto, anche una cosa scritta con la vernice sarebbe andata bene.

Piccola e fatta di ferro, funziona, anche se ci ho impiegato un po’ a capire come si carica. I passaggi sono due: prima si posiziona la pellicola girando una manopola, poi si sposta una leva e la macchina scatta. Nel vano pellicola un ingranaggio porta in avanti il contatore (ad azzeramento molto manuale). Siamo abituati troppo a gira una leva, pronto. Con questa, se vai di fretta, devi averne tre o quattro cariche e settate, altrimenti: NONSIPUO’.

Caricamento: Leica style, ovvero, sganciando il fondello e alzando lo sportello con il premi pellicola. Poi, su di un piede solo, voltato dall’altra parte, si mette la coda della pellicola nel rullo vuoto, si infila il tutto e ci si accerta che l’ingranaggio del caricamento sia in corretta posizione. Una vola pronti, chiudere il pressa pellicola, salare, pepare e oliare quanto basta e fissare nuovamente il fondello.

Obbiettivo: Tessar 50/2,8 piccolissimo. Microscopico, direi.

La macchina e’ a otturatore centrale, quindi, per i canoni moderni, la velocità di sync dei flash (ovviamente col cavo) e’ a qualsiasi velocità.

Slitta porta accessori, presente, ma senza contatto caldo.

Puntamento, telemetro e messa a fuoco: Punti, a occhio regoli la messa a fuoco, a occhio regoli l’esposizione, a occhio regoli l’occhio, punti guardando in un buchino talmente stretto che la luce ci passa a fatica e se hai manico, fai una buona foto, altrimenti… lacrima.

Ora tocca provarla.

http://deprofi.de/altix/altixv.html
http://www.collection-appareils.fr/Timeline/frise.php?Marque=Eho%20Altissa
http://www.cjs-classic-cameras.co.uk/altix/altix2.html#v