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Il giornalista

Se dovessi fare il  giornalista, fallirei, affonderei, farei grandi minchiate.

Sto buttando giù la bozza di un evento, un viaggio in notturna all’Aquila.

Mi ritrovo in testa mille idee, mille pensieri ma non vogliono mettersi in in fila. Non vogliono fare quello che dico.

Provo a metterli in ordine, ma sono furbi i ragazzi. Vanno di la, vanno di qua, corrono, fanno rumore, si nascondono, si infilano ovunque e fanno di tutto per non farsi trovare, nessuno di da retta, ti sgoli, urli, sbraiti, niente, non ci sentono.

Allora, devo fare il vago, non li metto su un piedistallo, quasi li ignoro e questi piano piano vengono avanti: fregati! Questi maledetti dispettosi, si mettono in fila da soli, nell’ordine giusto senza quasi dirgli niente se non misere indicazioni.

Ma questo richiede tempo, richiede la giusta fiamma. Se fossi giornalista i tempi sono stabiliti, ma non lo sono; NON SONO UN GIORNALISTA, e quindi scrivo quando mi pare, come mi pare, se mi pare. Non ho scadenze, se non quelle del mio ego. Quando mi va, quando mi sento pronto: pubblico.

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