Mare d’inverno

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C’e’ un Dio in fondo a questo mare. Un Dio che ci guarda, ci osserva e ride delle nostre miserie.

Ogni tanto ci ricorda la sua presenza, ma noi siamo sordi e ciechi. Non leggiamo i suoi messaggi. Pensiamo sia solo acqua. Pensiamo che tutti gli scuotimenti siano solo effetti fisici.

Dio, signore del mare, dei terremoti e dei maremoti. Figlio e Fratello di Dei.

Poseidone è il suo nome e Crono lo ha generato.

Il Dio sorride, ci guarda e pensa: prima o poi, tornerete a Me e allora faremo i conti.

Anime

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Soci, ripassiamo il piano.

Si Boss!

Ho detto di non chiamarmi Boss, volete farci scoprire. Mi dovete chiamare Capo! Capo, come Napo orso Capo. Cazzo!

Si Boss!

Vabbè, prima o poi vi ci sotterro co’ sta storia. Siete dei cocci di legno, certe volte. sempre.

Dicevamo, chi fa il palo?

Io, Boss. Batterie pronte e cariche. Vecchiette tenute a distanza con la scusa della scala ripida da salire, chiusi i cantieri così evitiamo i pensionati.

Ottimo. Macchina?

Pronta. Presa l’altro giorno, cambiate targhe, riverniciata e limati i numeri di serie.

Riverniciata?

Si Boss, color zenzero che non la nota nessuno.

Color Zenzero? Che minchia di colore ė? Mi viene da vomitare il sushi di ieri al solo pensiero.

Ricapitoliamo: io entro, faccio il lavoro, esco. Tu, Birillo mi aspetti all’ingresso e verifichi che non ci siano intoppi o ficcanaso o pensionati dispensatori di suggerimenti. Tu Crick, tieni il motore acceso. E ricordati di mettere benzina che va a finire come l’altra volta che abbiamo dovuto prendere il 64 e ci hanno scippato. Imbecille. Appena esco, clicchiamo via.

Capo, hai detto ‘clicchiamo’? Si, ho detto ‘clicchiamo’. Stiamo parlando di cose serie, mica come quei quattro cani morti del circolo fotografico a via Ostiense. E zitto. Parlo io. Poi Agnesi. Forse.

Via.

Fermi tutti, questa è una rapina, rapa, zucca, chiamatela come vi pare! Anzi no, muovetevi il giusto. Questa non è una vera e propria rapa, diciamo un furto con destrezza, direi … Uno scatto intimo, parecchio intimo. Giù i telefonini, niente riprese che Facebook e Instagram possono aspettare.

Datemi tutto quello che avete!  Tutta l’anima, i pensieri,  i sentimenti, le sensazioni. Mettete tutto qui dentro, nel sensore. Guai se tralasciate qualcosa…. Vi scortico se non mi date tutto tutto tutto.

Fermi, no, che fate? Sono io il fotografo, sono io che vi svuoto della vostra essenza. Leva quelle manacce dalla mia anima. Noooo, non ci provare, non toccare il mio modo di vederti, noooo.  No, i pantaloni, quelli almeno no. Non provate a togliermi le mie percezioni e i miei sensi.

Birillo, via che quello che doveva essere fatto è completo, tutti in macchina, scappiamo.

Boss, ma lei è nudo.

Zitto, poi ti spiego. Non fiatare che ti sparo.

Dove cazzo è Crick?

Sono qui Boss, guardavo gli orari dei bus… Ho dimenticato di nuovo di mettere benzina.

Ecco! E meno male che ho l’abbonamento.

Zerocalcare al Maxxi

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Prendetevi tempo, ce ne vuole, c’è da leggere abbastanza.

Il Maxxi ospita Zerocalcare e farci un salto è il minimo.

Zerocalcare fa sorridere e fa pensare, ti mostra la storia e i casini recenti di una nazione un po’ incasinata. Anzi di un mondo un po’ confuso. E te li piazza sotto al naso con la risata di un fumetto allegro e rotondo che penetra come un trapano.

Le sue strisce raccontano vicende meglio di tanti libri. Scavano nelle persone e nelle situazioni, le portano in piazza e te le mostrano con una chiave diretta, col sorriso e con determinazione.