Piovviginando

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La nebbia a gl’irti colli

piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l’uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri,
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.

G.Carducci

22 dicembre, tema del giorno e chiodo fisso.

Alzarsi dal letto e sentirsi tornare in mente una poesia dimenticata. Forse l’ultima volta è stato a scuola o giù di li.

Piovviginando sale.

Prenderei la macchina e andrei al volo dietro Rieti, in mezzo ai monti, dove la memoria mi riporta ai tempi delle transumanze alcoliche e viaggi all’insegna dell’abbandono totale.

E il mare urlante,

Cinque terre, io e la mia macchinina. Dormire in un sacco a pelo chiuso nel metallo in una notte da cani a pochi metri da un mare furioso che tanto sembrava avercela con me tanto da volermi prendere e portare al cospetto di Nettuno a rispondere delle mie colpe e a subire le pene che mi sarebbero state comminate.

E non ultimo, dal ribollir de’ tini, le vie dei mille paesetti attraversati in questo stivale, le facce delle persone, i posti dove anche chiedere un caffè è come rompere un cristallo millenario in precario equilibrio nel tempo che corre senza freni.

Questo mi torna in mente, risale violento dalla memoria e scuote i miei pensieri.