Io non sono un Fotografo

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Posso dire di essere uno che scatta fotografie, posso dire che uso l’immagine come diario di appunti molto personale, ma di certo io non sono un Fotografo con la F maiuscola assai. Io non professo la professione di Fotografo.

Negli anni, tra alti poco alti e bassi parecchio profondi, ho iniziato a guardare le miei immagini non come trofei da mostrare al mondo, ma come punti a cui aggrapparmi per ricordare come la mia storia di snocciola e scorre via. La foto che mi lascia qualcosa, la foto che mi racconta capitoli, questo è quello che desidero. Qualcosa che sia mio, che mi racconti, che mi parli. Se viene letta da altri, che peraltro mi frega ma fino a un certo punto, spero che il suo messaggio sia chiaro, altrimenti tutti possono chiedermi: Aho, ma se po’ sapé che voi di’ con quella foto?

C’è un fotografo che seguo ormai da qualche anno e che propone sempre spunti di riflessione, che racconta la sua strada, la sua città dall’altra parte del pianeta. Le sue esperienze più o meno lontane dai miei metri. Racconta di una fotografia usata come rappresentazione dell’esistenza che si srotola intorno a lui e di cui lui è un registratore attento e pronto.

Non dico che tutte le sue foto mi piacciono, alcune non riesco a capirle. Ma capire cosa?

Capisco l’immagine che vedo, delle persone, una strada, delle costruzioni ma non intravvedo il filo logico che le trasporta verso di me. Non tutte le cose delle persone che abbiamo intorno ci sono chiare o debbono per forza essere chiare. Dobbiamo interpretare, immaginare; magari ci prendiamo magari no, intanto andiamo avanti. Costruiamo connessioni.

Eppure, i suoi pensieri, il modo in cui contorna i suoi scatti, il fatto che più che fotografia sembrano parole che raccontano di posti lontani ma alla bisogna, neanche così tanto e se non fosse per le facce, qualche cartello, potrebbero essere benissimo riprese nella via qui di dietro, mi dicono che quelle foto sono semplicemente gli elementi del suo ragionamento che per quanto oscuro mi lancia dei messaggi da capire se apro la mente nel modo giusto.

Una foto che va assimilata nei tempi giusti, senza fretta, senza bruciare le tappe.

La Bessa a Barbarano Romano

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L’avevo detto, la dovevo provare. Ma come si fa a prendere una macchina fotografica e provarla un mese dopo averla messa in tasca? Non lo so. Inoltrerò una lamentela ufficiale alla direzione. Dentro la TX 400 Kodak recuperata su ebay senza neanche sapere quando e se era scaduta. Prime sensazioni: OTTIME.La compattezza, la semplicità, la naturalezza della presa. Intanto è leggera, facile da tenere in mano. se non fosse per la gomma usata sullo sportello posteriore che tende a essere appiccicosa, la macchina è semplice da usare, facile da impostare, pratica e veloce. Messa a fuoco e esposizione: Chettelodicoafare. Telemetro con cui bisogna prenderci la mano, un paio di scatti e poco più. Esposimetro con tre bei led chiari e convincenti. Cornice a indicare il tipo di ottica montata e via. Un po’ scomodo l’uso della manovella per riavvolgere, ma chissenefrega, non è che la stai a usare a oltranza. Niente tasti supplementari, niente orpelli. Punti, metti a fuoco, regoli esposimetro e scatti: clank solido, convincente, di quelli che fanno voltare le persone quando ti metti a fotografare nelle chiese. Ma di Barbarano? Vogliamo dire qualcosa? Piccolo centro del Viterbese. Circondato da boschi. Un piccolo borgo fortificato su uno sperone di tufo, piccolo ma piacevole da visitare. Superate le case moderne, si entra superando un arco. Tufo come se non ci fosse un domani. Ci sono arrivato al tramonto. Ogni vicolo, un piacere per gli occhi. Peccato per i mille cartelli vendesi e affittasi, ormai credo malattia di tutti i piccoli centri in questo malandato stivale. Vicoli stretti, che si lanciano anche in scale ripide che portano fuori il paese. Intorno, ma questi sono ricordi ciclistici di altre vite fa, una bella vallata, stretta, buia, bella. La scala principale, subito sulla destra prima dell’ingresso, giusto dove ci sono i bagni pubblici, tanto per ricordarmi che cessi diventavamo nelle uscite fangose. Aggiornamento: risolto il problema della gomma appiccicosa. Tra chi propone di levarla usando ammoniaca, io ho usato un altro prodotto, un detergente per linoleum e senza esagerare con un paio di fogli Scottex ho rimosso tutta la superficie. Ora la macchina si può usare e tenere in mano senza rischiare di diventare una mosca sulla carta moschicida.