01:00 AM non passo nemmeno dal via

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Dormire? Chi, io? Perché?

Dopo aver consumato gli occhi a guardare serie TV e non avere uno straccio di voglia di chiudere gli occhi, con un cervello che non si ferma ma che brucia ogni attimo in giri inutili, perché dormire.

Fino a che regge, scrivo; fino a che regge, penso, tanto non ci sono alternative.

Da fuori arrivano rumori sordi, tira vento. Sicuramente qualche persiana che sbatte. Ma non ce ne frega molto di mettere il naso di fuori, abbiamo altro da sbertucciare. Se non sbaglio piove pure, ma non cambia il discorso, non vado di certo a controllare.

In totale, col senno di poi e le statistiche del braccialetto, ho dormito 3 ore e poco più. Non male, ho fatto di peggio.

Ma non varia il fatto che sono teso, che i neuroni girano intorno urlando ciechi.

La casa, il serramentista pirla, l’elettricista a cui bisogna spiegare il verso della lampadina, il lavoro che si incasina ogni giorno di più, i mille impegni, il poco tempo, i draghi, gli unicorni; alla fine della fiera non si dorme.

Contatto

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Assuefatti dal digitale, addormentati in un mondo dove sembra che il toccare sia peccato, dimentichiamo che abbiamo cinque sensi.

E se sappiamo usare i sensi, gli oggetti ci parlano. Ci raccontano di loro.

Ogni cosa ci racconta quello che gli è successo, le cose felici, le cose tristi. Ci raccontano la loro essenza.

Ho sempre creduto e lo credo profondamente, che un’energia scorre nelle cose, animate e non. Un’energia che riempie e circonda.

E per sentire questa energia dobbiamo usare i sensi, tutti, insieme. Primo, quello che copre tutto il nostro corpo, il tatto.

Il tatto ci da il senso dell’universo. Ci mette in contatto con il nostro passato, con il passato e il presente degli oggetti con cui abbiamo a che fare.

Abbiamo bisogno di toccare, di sfiorare, di accarezzare e poi di guardare, di ascoltare, di odorare.

Solo così riceviamo il diritto di partecipare alla storia di quello che è.