Araki

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4000 o poco meno. Le foto che sono appese nella mostra a Siena. Non sono poche, sono un’infinità. E se questa è solo una selezione, vorrei capire quanto è grande questo archivio. Quanta storia ha da raccontare quest’uomo.

Siena, fino al 30 Settembre.

Il viaggio vale la candela. Se Siena è già un ottimo motivo per una gita, la mostra di Araki mette la ciliegina sulla torta, anzi, per chi ha solo un giorno, direi che ruba direttamente la scena e diventa la meta principale.

Per girare tutta la mostra mettete una fetta di tempo discreta.

Di Araki conoscevo soprattutto le sue modelle spogliate, legate e in qualche modo abusate; Cercando su internet, il più delle volte le uniche immagini mostrate sono quelle delle tante ragazze più o meno nudo legate con la tecnica dell Shibari. In questa mostra c’è un altro Araki. Un uomo che prende appunti con la macchina fotografica. Un uomo che racconta tutta la sua vita e il suo mondo fotografando quasi in modo compulsivo. Migliaia e migliaia di foto senza mai finire.

E la parte più bella è proprio quella della sua grande storia d’amore, della sua Tokio, delle migliaia di persone incontrate, dei tanti momenti dentro e fuori la sua casa.

Foto piccole e foto grandi. Ce ne sono per tutti i gusti.

Ripeto, vale il viaggio.

Non ho nemmeno applicato un filo di postproduzione. Le foto sono nude e crude. Già me ne strafrego delle impostazioni della macchina, tutto rigorosamente manuale, anche la taratura colore, figuriamoci il resto.

L’idea di Araki, quella di fotografare per ricordare, non fotografare per non ricordare mi ha acceso un’altra lampadina.

Polaroid

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Galimberti ci ha visto giusto. La polaroid è uno spettacolo. E non solo Galimberti, tanti altri grandi fotografi usano questo strumento magico.

Non ne avevo mai usata prima una , oggi ho messo in servizio la 600 recuperata qualche giorno fa. Pensavo si trattasse solo di un mucchio di plastica inutilizzabile, invece ho scoperto che le cartucce si trovano, eccome, se si trovano.

Classico ordine su Ebay, ed ecco 8 foto pronte per essere scattate.

8, mica 50, solo 8… da trattare con parsimonia.

Ferragosto, quale giorno migliore in compagnia di amici gagliardi, per mettere alla prova l’arnese.

Punti, scatti, niente automatismi strani, solo il tasto per definire la distanza di messa a fuoco, fino a 1.2 metri o oltre.

Una serie di rumori strani ed ecco che esce un pezzo di cartone, non troppo grande, non troppo piccolo. Lo appoggi da qualche parte e aspetti qualche minuto. E alla fine, piano piano, ecco apparire un’immagine, prima appena accennata, poi via via più definita.

Alla fine eccola, la foto completa, la vedi apparire davanti i tuoi occhi. Quel colore non proprio perfetto, piuttosto terroso, una messa a fuoco non eccezionale, ma tanto si capisce lo stesso.

Quel pezzo di cartone è eccezionale.;qualcosa di tangibile da condividere con gli amici. Un Social che tocchi con mano, che passi agli altri, che commenti e sorridi. Niente click e like. Solo sorrisi e commenti. Instagram viene parecchio dopo.

Cassette postali

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Fantasmi di un tempo che va scomparendo.

E ci siamo… un altro articolo che mi ha incuriosito. 

Questa volta riguarda le cassette postali.

Pare, ma la cosa non è confermata, tutt’altro, che il numero di cassette postali sia in diminuzione.

Probabilmente è vero. Probabilmente no. Che senso ha nel ventunesimo secolo avere quelle cassette rosse, spesso vicino ai tabaccai quando ormai si usano strumenti come posta elettronica, messaggerie varie al posto delle lettere?

Da quanto non spedite una cartolina. Credo da millenni. Personalmente lo facevo poco un tempo. Ora no.

Da quanto non scrivo una lettera. Da sempre. Anche di più.

A che servono allora quelle cassette se non per trasferire monnezza, che tra l’altro si può fare elettronicamente, ovvero tu la scrivi sul pc, al destinatario arriva una lettera?

https://www.ilmessaggero.it/roma/senzarete/poste_roma_cassette_postali_buche_lettere_gente_di_roma-4414588.html