5 e non più 5

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Il mio microscopico laboratorio di sviluppo.

5 ne ho seccati. 5 sviluppi totalmente buttati.

Incazzatura, stanchezza, distrazione, poca concentrazione.

Sviluppare la pellicola segue una via quasi religiosa. Deve essere fatta con totale attenzione.

io, invece, continuo a fare minchiate.

Vediamo dove riusciremo ad approdare!

Incubi

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Hari Seldon, si il matematico, si nasconde. Gli sgherri del primo ministro gli stanno col fiato sul collo. La sua ricerca fa gola a troppa gente.

Una e mezzo di notte, cominciamo male. Ho appena finito un romanzo ispirato dalla morte di Pasolini e ho ripreso a leggere Isaac, tanto non si dorme, almeno per il momento.

Leggere mi piace, ma ultimamente non trovo grossi stimoli, come non ne trovo a fotografare. Ultimamente è così, qualcosa non va. Cerco un po’ di forzarmi, ma non è facile.

Questo post lo sto’ scrivendo a puntate. Non è uno dei soliti scritti di getto mentre il mondo dorme. E’ nato mentre il mondo dormiva, ma continua a modificarsi nei giorni successivi. Sono passati infatti svariati giorni e oggi ci rimetto mano.

Sto’ da un cliente al lavoro, qualche minuto libero ce l’ho e ne approfitto per riversare qualche cosa sulla tastiera.

In realtà non c’è molto da dire.

Macchina da scrivere storica. Parecchio storica.

Dal lato fotografico, nulla se non aver riparato una delle macchine che si perdeva le spugnette battispecchio (dopo tanti anni, ci sta’ che le spugnette degenerino e come le guardi si sbriciolino all’interno della macchina). Foto? niente che valga la pena di raccontare. Ho un certo vuoto. Tante idee ma poche applicazioni.

Mi sono rimesso a leggere con un po’ più di brio. La musica va, anzi, ora ne metto un po’ che mi tiene compagnia mentre muoio di freddo di in questo cazzo di ufficio. Che dite, Miami Vice, la colonna sonora della serie originale, puo’ andare? Mi sto rovinando con Spotify.

Non sono io, eh! Non sono io!
Non ricordo dove ho scattato questa foto. Risale al 2010, tanto tanto tempo fa.

Una piccola constatazione: Vero che Spotify lo paghi, pero’ è pure vero che non vale più la pena ammazzarsi per cercare musica che magari si trova becera o non si trova proprio da tenere sul PC, da backuppare in caso di guasti, da copiare, spostare, sperare che non si rovini… Ti viene un desiderio, apri l’applicazione e via. Ho tolto tutta la musica dal telefono. Anche girando per monti, il suono arriva, anche se la connessione non è perfetta ed è ballerina.

E non c’è cosa più bella che avere la mente immersa nella propria musica e usarla come trampolino per guardare il mondo da una cabina isolata con i propri obbiettivi, parlo di quelli di vetro, con il metallo e le ghiere intorno e un otturatore dietro.

Ladispoli, spiaggia di Torre Flavia. Il bozzo a dx è cio’ che resta di una povera e disgraziata tartaruga morta ammazzata come il mio umore.

E ora, che siamo alla fine di questo stranissimo 2019, non mi sono messo a scrivere il decalogo dei buoni propositi per il 2020. Mi sono limitato ad aprire un cassetto, tirare fuori quello preparato per quest’anno, dargli una rinfrescata, una stirata pronto per essere esposto fino al metà gennaio. Poi, quando l’attenzione sarà calato, lo piegheremo nuovamente, lo rimetteremo nel suo cellofan pronto per essere usato il prossimo anno.

Torre Flavia, parte seconda

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La prima volta, quest’estate, avevo toppato di brutto. Sviluppo fatto a piffero di formichiere. Foto sviluppate a metà.

Sto giro, complice un tempo infernale adattissimo al mio stato d’animo, sono tornato armato nuovamente con la Rolley e una Ilford FP4+ insieme alla sempre più fidata Minolta.

Dicevo, tempo schifido, mare abbastanza arrabbiato, parecchio arrabbiato, con la spiaggia devastata e allagata. La Rolley non si è fatta dire di no.

La spiaggia non c’è quasi più. Il mare, a questo giro si è mangiato quasi tutta la parte verso campo di Mare! Trenta metri mi ha detto una guardia. Tantissimo. Anche intorno alla Torre, o a quel moncherino di torre che mi sembra sempre più bassa e indifesa, il mare ha lasciato i suoi artigli. Resti di qualsiasi cosa sulla spiaggia. Resti di tutto, purtroppo pure di uno splendido esemplare di Tartaruga lasciata sulla sabbia dalla furia del mare. Avvicinarmi neanche per sogno; come c’ho provato, un’onda mi ha allagato ed mi ha costretto a stare alla larga.

Qualche foto l’ho presa; quella tartaruga è venuta a morire in un angolo meraviglioso.