Blogpensieri

3.22 AM

Tre e ventidue. Dico, quasi urlando: tre e ventidue.

Non si dorme, zero o poco più.

Tra tre ore devo salire in macchina, ci penso, ma sto sempre qui, con due occhi a forma di antica lanterna, sgranati senza scampo.

La mente viaggia. Ha pensieri lontani che giocano a beach volley con il mal di stomaco che a ondate striscia in basso.

Figure si formano, intanto che sul display, unico compagno della propria solitudine, nascono frasi scomposte che tra poco saranno pubbliche.

Aggiornare un blog col telefono è delirante.

Forse piove. Vorrei, veramente, un Martini. Sono in fissa. Parecchio. Lui mi stuzzica, io sto al gioco. Mi piace questo gioco. Penso. Parecchio.

Accanto, lei dorme serena, anzi no; mi domanda di tanto in tanto se è il caso di comprare salsicce in Umbria per domenica.

Avrei voglia di … No, non ora.

É un desiderio potente, però. Immagini salgono in sala riunioni, forti da oscurare il sole. Ciccio è notte, un urlo sale da uno dei neuroni, Notte fonda. L’attrezzatura è pronta.

Ladispoli è il regno indiscusso Delle zanzare. Non serve a arrivare nelle giungle tropicali, basta vivere a Ladispoli per conoscere da vicino cosa significa convivere con i vampiri ed essere il loro banchetto.

Avrei molta voglia di … Di nuovo: ora no. Il panino con la porchetta, ora proprio no.

3.32AM. sono passati dieci minuti. Solo dieci minuti.

Sento un sospiro. Vorrei … Eddaje. Leggi due paragrafi sopra!

Allungo una mano, altro sospiro. Non dorme.

Chissà che sta combinando il draghetto verde ( o era viola?) che svolazza, in questa notte dimessa. Devo chiedere all’unicorno. Si saranno incrociati sulle nuvole? Avrà trovato il suo rifugio?

Quasi le 4 AM. Anzi, no, siamo oltre: 4.05.

Un occhio dice all’altro: ti va una partita a briscola?

Ora la uccido, se continua ad accendere le luci e a usare quella cazzo di racchetta elettrica. E prima la torturo se non la smette con i video di Facebook. Voglio silenzio. Solo assoluto silenzio, cercato ormai piú dell’aria che respiro.

Non ricordo dove ho messo il manuale di tortura medievale.

Mi rendo conto, che a parte i negativi che prenderò lunedì, questo mese è stato un deserto. Una distesa di sabbia dove le mie idee si sono incagliare in attesa di momenti migliori.

C’è un’immagine ricorrente che vorrei fissare in digitale, no, meglio su pellicola; è bella, forte, appassionante e sensuale. Sul fondo un treno che arriva, divide la scena, promessa di tempi migliori, scatola di un sogno che si tocca con mano. Ora è nella mia mente, ‘vattene’, sembra dire. Le porte del treno sono aperte. Un fischio, si va. Difficile staccarsene. Impossibile rimuovere.

4.26AM. Sempre davanti a questo display. Il collo mi da fastidio. Ti credo: incriccato contro il muro in un angolo improbabile. Ma è tutto il corpo infastidito. Vorrebbe camminare in posti lontani.

4.41 AM tra due ore sveglia. Provo a dormire.

Un pensiero parte e torna a quel treno del desiderio. Un viaggio che desidero fare.

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