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Accorcia quella distanza

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Uno dei grandi dilemmi di un fotografo è la distanza da cui riprendere l’immagine.

Si è passati dalle grandi, poi alle medie, poi alle corte, poi alle grandi, in un continuo avanti e indietro per decidere quanto un fotografo debba essere coinvolto anche intimamente in quello che sta facendo.

Per un fotografo non professionista, che non ha uno stile ben definito, che cerca di migliorare se stesso e soprattutto cerca di superare i limiti che piano piano si trova ad affrontare, questa distanza diventa un fattore quantomeno devastante.

Se prima, ci si dilettava a fotografare i panorami, la gente sembrava tanti pupazzetti che si muovevano come le formiche. Sono arrivate poi le feste a casa, con i parenti, dove questi pupazzetti diventavano più grandi, più vicini, ma facevano parte sempre di quella schiera di personaggi a cui, in fondo, la distanza non è cosa importante, semmai, l’importante è riprendere tutti intorno alla tavola imbandita, tutti con i calici, tutti sorridenti.

E passa il tempo, e queste distanze devono necessariamente variare al variare della sensibilità del fotografo. Poi si arriva a un punto difficile da superare, la minima distanza tra colui che scatta e colui che viene scattato. E’ un trauma profondo, richiede, almeno per persone come me, tempo e ragionamento per avanzare anche di pochi centimetri. Non è così semplice, ci si fanno mille pipponi mentali. Migliaia di scatti sfumano prima che la sottile linea venga superata. Tante volte si prova ad allungare la gamba, poi si fanno due passi indietro, almeno per restare in sicurezza.

E ci sono ancora mille particolari: mi deve vedere, quanto mi deve vedere, devo interagire, ma quanto devo interagire e via sempre più sottile.

Poi arriva un giorno, dove forse una molla scatta, un meccanismo inizia a girare, e quella distanza viene azzerata. Vai, scatti, interagisci, gli fai sentire alito e obbiettivo addosso. Scatti vicino e non ti nascondi, anzi, vuoi essere ben presente: chi si becca lo scatto deve essere cosciente o quasi che il fotografo è lì anche per lui.

Sempre più stretto il campo. L’elemento o il soggetto, deve assumere la totalità dell’immagine, deve decontestualizzare lo spazio.  Puoi collocare questo soggetto ovunque, tanto è solo lui e null’altro.

Sei arrivato, ora cerca una ulteriore destinazione.

2 pensieri su “Accorcia quella distanza

  1. Citazione da non ricordo piu’ se Ernst Haas o Bob Capa: se la foto e’ venuta male e’ perche’ non ti sei
    avvicinato abbastanza.
    Mau: ” e colui che viene scattato” nonsepolegge….. :-)))

    1. ‘viene scattato’, licenza poetica. Tra una cinquantina d’anni sarà l’ennesima citazione famosa detta da un fotografo altrettanto famoso. 🙂
      La citazione a cui ti riferisci è di Capa.

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