Storia

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I negativi sono animali strani. Sono silenti, possono stare chiusi in un cassetto per anni e poi di punto in bianco tornano a far sentire potente la loro voce.

Mettere mano a questi negativi è altamente tossico. Soprattutto i più vecchi, di cui non hai appunti, non hai più memoria, non ti ricordi più che facce sono quelle riprese. Magari riconosci qualche posto, in questo specifico caso, anche no, ma di fondo, mancano troppi elementi alla memoria.

A quel tempo la fotografia non rientrava come priorità giornaliera, e non c’era particolare attenzione intorno la foto. scattavo e basta. Avevo quindici anni, giù di li. Di certo non pensavo al valore che potesse avere quel pezzo plastica messo in una busta.

Ora ti sforzi di ricordare quei momenti passati così velocemente e di cui restano solo briciole da qualche parte nella memoria. Qualcosa che si è già perso da anni.

Vai a vedere chi sono queste facce, che facevano, che pensavano. Non me lo ricordo, non ne ho memoria, nulla, di nulla. Il tempo passa, la fotografia resta, ti ricorda momenti, ma senza note aggiunte, restano i buchi, resta solo quella coperta sollevata, ma troppi mucchi di polvere a coprire la maggior parte dei ricordi.

E quando la memoria sta vacillando, metti mano a un ultimo negativo e allora si apre uno spiraglio.

Una faccia conosciuta, persa negli anni passati, mai dimenticata ma ormai totalmente persa.

Ciao Cristiana.

Come ti digitalizzo il negativo.

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E’ una provocazione, niente di meno. Ditemi o genti, come scansionate voi il negativo asciutto e luccicoso dopo aver passato un’oretta a respirare gli effluvi, peraltro piacevoli, delle chimiche di sviluppo, chiusi nell’antro che sulla porta riporta un titolo tipo: Lasciate ogni speranza o Voi che desiderate entrare, State fuori e basta!

Da quando ho ripreso a combattere con l’analogico, con i pezzi di ferro, come amo chiamare gli strumenti di questa affascinante tecnologia, il punto più combattuto è il passaggio dell’immagine dal supporto al bit.

Ho provato diverse soluzioni più o meno interessanti, ma tutti mi hanno lasciato diversi interrogativi da risolvere.

Partiamo dall’inizio:

Macchina fotografica, tubo adattatore, flash di illuminazione: uso una macchina fotografica per fotografare immagini fatte con altre macchine. Vantaggi: usando la Canon full frame, una 5d , ho il massimo della ripresa, il tubo adattatore porta la pellicola alla giusta distanza, meccanicamente, la cosa e’ un po’ ingombrante, da sistemare come si deve, il flash deve essere collegato alla macchina con cavetto o comando a distanza.

Formato tipico di ripresa: qualsiasi formato disponibile nella macchina, diciamo RAW.

L’accrocco trovato su internet si presta anche a qualche modifica che può migliorare la situazione. Mi sono procurato un piccolo pannello luci led da collegare dietro al posto del flash, cosi’ magari faccio prima. Far muovere due volte uno specchio, la prima in fase di ripresa, la seconda durante la digitalizzazione, mi pare uno spreco di risorse, comunque.

Scanner: Ecco, l’idea dello scanner non è male, anche se credo che con un simile sistema posso sparare alle mosche con i cannoni. Mi spiego, lo scanner è comodo, mi consente con facilità di scannerizzare documenti, foto, negativi piccoli e grandi, fuori formato. Rispetto al precedente sistema, non sono limitato dalla forma del sistema di tenuta del tubo che nel mio caso mi obbliga solo al 24×36. Qui posso variare il tema, posso usare di base due formati, 120 e 135, posso riprendere le diapositive e via discorrendo. Il software associato al prodotto che ho preso, non è proprio una cima, ma fa degnamente il suo lavoro. Ci possiamo stare. Mi consente comunque una discreta manovrabilità e automatizzazione. Ci sono prodotti migliori in grado di spremere lo scanner al massimo delle sue capacità, ma poi torniamo a mettere mano al portafogli. Per un uso amatoriale, magari rende difficili i rapporti con le/i proprie/propri compagne/compagni. Così almeno abbiamo una scusa valida che con lo scanner possiamo riprendere documenti e cose utili di casa…. si, lo so, è una banale scusa, ma almeno abbozza.

Formato tipico di salvataggio: tiff o jpeg. Tiff è meglio.

Altra idea: Kodak ha proposto un kit composto da un attrezzo in plastica e un’apposita applicazione consente di riprendere i negativi con il proprio telefonino. Il software si occupa di fare la conversione negativo/positivo. Unico problema, che l’immagine è jpeg, che può andare per la maggior parte delle occasioni, ma per ottenere di più non va oltre la sufficienza.

Il prodotto Kodak si affianca a un prodotto identico concettualmente venduto da Lomography. Io, ovviamente, me ne sono procurato uno su Ebay, la mia scimmia magica.

Stessa tecnica, il telefonino riprende l’immagine. Il software scelto provvede a trasformarlo in digitale. Io sto usando il software di kodak per la scansione. Ne ho provati anche altri, chi più chi meno fanno tutti lo stesso dovere. Semmai, facendo una foto standard, se si dispone di un telefono in grado di salvare in formato RAW, stiamo un bel pezzo in avanti.

Versatilità scarsa, può riprendere solo i negativi 135.

Formato tipico: Jpeg, con le sue limitazioni tipiche.

Piccolo update: per chi ha un software un filo migliore, come magare un Adobe Lightroom, puoi convertire le immagini in DNG in fase di ripresa e trasferirle in modo veloce e automatico via Cloud direttamente sul proprio pc. Molto si può fare in questo senso. Possiamo partire dai prodotti più sempliciotti in grado di fare subito la conversione negativo/positivo senza particolari opzioni fino ad arrivare a trasferire una foto e procedere poi direttamente su pc e passare alla conversione con prodotti più raffinati e potenti.

Sto provando a migliorare la situazione. Faccio il sistemista e non ho problemi a procurarmi componentistica elettronica. Mi sono procurato una telecamera 8Mp collegata a un Raspberry. Posso gestire l’immagine con una buona versatilità. Unico problema che ora mi trovo a risolvere è la messa a fuoco e mi sto procurando giusto delle lenti da usare a questo scopo.

La stessa telecamera, magari potrò usarla per riprendere altri formati, devo solo costruire un supporto adatto. Per il momento sto usando il prodotto di Lomo; in pratica al posto del telefonino uso i miei chip.

I primi tentativi non sono malvagi, fatta eccezione per la messa a fuoco. Ho dalla mia la versatilità del software di gestione che mi consente di gestire inversioni negative, esposizione, curve, taratura colore e svariati altri parametri che con le precedenti applicazioni non ho proprio trovato agevoli. Tra l’altro, posso immaginare che con un po’ di fantasia e un filo di manualità, posso automatizzare la scansione e anche il movimento dei negativi…. una cosa che devo dire, mi alletta.

Formato di salvataggio: da Jpeg in su, non RAW, ma TIFF sicuro, dipende da come imposto il software di ripresa.

Tra tutti, sicuramente chi mi garantisce il top è la macchina digitale, in seconda posizione lo scanner, in basso, molto lontano le due soluzioni Kodak e Lomography.

Per l’ultima non mi pronuncio visto che ci sto ancora giocando. Voglio prima risolvere i problemi di contorno.

Milano 2019

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Un’idea venuta bene.

Lasciamo perdere gli impegni ufficiali, la giornata aveva il suo programma ben preciso.

Prima tappa: Noc New Old Camera e il suo mitico boss, Mr. Ryuchi Watanabe.

Iniziamo con la sveglia assurda alle quattro di mattina, o meglio, alle quattro e mezzo. Mr. Italo mi aspetta alle sette e dieci e non ammette ritardi, la mia fida Bessa, due pellicole scadute quasi il secolo scorso e una hp5 non scaduta.

Anzi, visti i risultati, scadutissime. In realta’ stiamo parlando di due pellicole Ferrania scadute nel lontano 2005. E si vede, eccome se si vede.

Ero indeciso cosa portare. La Canon, la Fuji, uno dei pezzi di ferro. Alla fine ho preferito la cara pellicola. Niente, non riesco più a ragionare se non ho un po’ di sana pellicola in corpo.

Intanto la prima novità, il biglietto per la metro costa 2 euri, 7 per viaggiare tutto il giorno. Non male, considerando che con la metro di Milano ci rimetti anche l’orologio, non mi dispiace pagare per un servizio che funziona.

Cominciamo con Noc e il suo eccezionale boss, Ryiuchi. Certo, avrà pensato che questo losco individuo non è del tutto normale per essere venuto da Roma appositamente per entrare al Noc.

Ho avuto l’onore di giocare con una delle Leica di Gianni Berengo Gardin. un’ora meravigliosa in ottima compagnia, circondato dalla bellezza della fotografia.

Tappa due: Oltre al Noc, avevo in mente un’altro posto, il Jamaica, mitico ritrovo dei fotografi che hanno fatto la storia della nostra Italia.

Il Jamaica si trova a Brera, e la giornata merita una camminata per milano. Dal Noc al locale ci vuole una mezzoretta a piedi, quindi via, attraverso Parco Sempione, pieno di verde e di persone.

Questo secondo incontro mi ha un po deluso. Pensavo di trovare appese foto, immagini dei personaggi che tanto mi appassionano. Invece niente, un locale spartano, quasi triste al confronto con gli altri, un po’ buio, insomma….

ma la giornata non è ancora finita, dobbiamo arrivare in stazione, dobbiamo mangiare qualcosa, dobbiamo prendere un treno.

Milano è verde, parecchio. A parte i palazzi con un sacco di alberi arrampicati su, ogni angolo del centro ha qualcosa di verde.

Parchi, aiuole, alberi, prati, perfino le sedi del tram, tutto verde e parecchio.

E infine di nuovo in stazione, pronto a tornare a Roma, con i piedi doloranti, un biglietto da sette euro non consumato in tasca e i rullini quasi pieni di scatti sperando, visto le pellicole usate, di ottenere qualcosa di interessante.

Alle 6.30 di nuovo a Roma. Mi aspetta un treno per raggiungere casa. La giornata è completa. Notte.