Vite sospese

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Ariccia, nuovo ospedale, nuovo pronto soccorso, fogli spiegazzati di divieti e obblighi. Nulla cambia, tutto si ripropone con i medesimi vestiti di scena,  anche la sofferenza si manifesta con i soliti feticci e i soliti rimedi.

L’attesa snervante di una risposta. L’ineluttabilità di una vita che inciampa nei propri malanni, l’osservare la gente che  spegne la propria esistenza in attesa di risposte alle solite domande e ai soliti tempi canonici della natura e dell’umana organizzazione.

E, fermando un attimo i giochi, realizzi tutta la miseria umana che tanto si dimena, convinta di essere Dio superiore,  ma che prima o poi si trova a dover pagare un conto non desiderato e non cercato e spesso, parecchio salato. I conti tornano sempre. E’ il destino a decidere quando.

Soffitto bianco, luci  al neon.  Pavimento arancione e pareti di un verde strano forse a causa delle luci stesse.

Malati che vengono e che vanno, come una corsa di palline. Vi ricordate quelle che si facevano nei giorni spensierati, d’estate, al mare?

La Banditaccia, toccata e fuga

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Piove, governo ladro, ma non tutto è perduto.

Qualche goccia sulla testa non ci ferma. Toccata e fuga alla Banditaccia con un tempo da lupi, più o meno, piove e non abbiamo tutto questo tempo. Certo, l’ora scelta non è proprio adatta a una visita approfondita, ma tant’è. Questo posto, una volta costituiva il punto di partenza per innumerevoli escursioni in bicicletta. Nel tempo ho passeggiato, camminato, pedalato, percorso questo luogo verso mete boscose.

Oggi il bisogno di sentire quello che provavo si è fatto sentire. Di brutto!

Sia in bianco e nero che a colori. Scatto con qualsiasi cosa mi passi tra le mani.

Certe stazioni radio

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Sarebbero semplicemente da rimuovere, cancellare, spegnere.

Cioe’, cercare qualcosa che ti tenga compagnia e abbia un minimo di intelligenza è compito assai arduo.

Devo fare una quarantina di chilometri tra casa e lavoro.

Di solito uso il treno.

Se uso la macchina, peraltro dotata di autoradio, provo a sentire qualcosa che abbia un senso.

Niente. Solo roba inutile.

La spengo. E’ meglio.