Torniamo indietro

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Ne sono stregato, sono avvinghiato, sono obbligato….

Ormai ho una malattia che non so se si può guarire e non sono arrivato neanche a metà dell’opera.

Scatti una foto, eviti di guardare il display, che peraltro non esiste, aspetti di finire il rullino, oddio, ma quanto ci metto a scattare queste foto?

Di corsa porti il rullino a sviluppare, sperando di aver fatto tutto per benino, che il laboratorio non si perda il negativo per strada e tutta la sequela di preghiere che si rinnova a ogni sequenza.

Pigli sti negativi, li guardi e in parte pensi: ma perché mi ostino a diventare scemo quando con la Xpro o la Canon potrei fare tutto con 1/10 del tempo senza peraltro spendere i soldi tra rullo e sviluppo.

Ti sei fatto una guida con la balsa per rifotografare i negativi con la digitale. Una guida che come la guardi si spacca in mille pezzi tanto è delicata e la colla è sempre pronta a darti man forte.

Hai una scrivania che sembra il piano di lavoro a mezzi tra quello di un fabbro e quello di un falegname, tra cacciaviti, taglierine, viti, tubi di colla, pezzi di macchine fotografiche, tastiera e monitor e mouse e accessori vari. Ormai, gli unici spazi utilizzabili sono quelli della cassettiera o il piano del collega vicino, tanto il tuo spazio è ingombro di roba.

E la piramide cresce a ogni pacchettino di Ebay che giunge alla porta. Ricordati, Ebay è tuo amico e anche la tua rovina.

Scatti sta foto con la digitale, importi, via di Photoshop. Minchia che chiavica di esposizione, rifacciamola va. Negativo, cmd-I, inverti immagine, inizi le correzioni e più la guardi e più pensi che il famoso pensiero del ‘chi me lo ha fatto fare’ assume un’importanza quasi divina.

Ci provi, ci riprovi, niente, l’esposizione fa proprio schifo, la rifai, la converti in bianco e nero e pensi all’infinità di immagini che già hai visto in giro e alle quali, in qualche modo, piuttosto remoto, la tua si ricollega.

Sei felice. In più sai che oggi, festeggi il giorno in cui qualcuno ha deciso di metterti al mondo; in fondo ti sei appena fatto il regalo che più desideravi.

Un sorriso ti sfugge e tutte le minchiate a cui assisti quotidianamente e che ti fanno salire il veleno di quello forte, scivolano via. Per un attimo, breve, tutto cambia.

Ma chissenefrega.

Come ti segno il libro

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Ok, ognuno ha il suo modo per tenere il segno, chi usa una matita, che ha un segnalibro acquistato, tagliato, recuperato da qualche parte, chi fa la linguetta alla pagina, chi ci mette in mezzo qualche cosa, chi usa la sovra-copertina quando c’è, ma oggi ho visto superare tutto questo. Un passo avanti nell’evoluzione della lettura. Chiamiamola Lettura 10.0 release 99.x. Questo e’ il futuro.

Tipo sul tram, tranquillo, isolato dal resto del mondo. Un cerotto sul dito. Legge un pezzo (PEZZO) di libro. Concentratissimo. Mi molla un’occhiata distratta. Normale quando negli stretti spazi di questo mezzo assurdo, ti ritrovi uno che praticamente ti si appollaia addosso. A libro, o cià che ne resta, mancano le ali, le copertine, capitoli interi.  Ne rimane solo un pezzetto, piccolo, strapazzato.

Sto un pò ad osservarlo, voglio capire e capisco, anzi vedo: ogni volta che il tipo finisce una pagina, la strappa. Se e’ da girare, la gira, la legge, la piega e la mette sotto, poi prosegue col foglio successivo. In pratica, legge la pagina di destra, – avete presente come si legge un libro, si? –  la strappa, la gira, legge quello che una volta sarebbe stata la pagina di sinistra, piega e via, sotto alla successiva.

nel giro di una ventina di minuti, ha staccato 6 o 7 pagine…. un libro che si è consumato come una candela.

Ho visto già riti vodoo.

Il borgo delle acque

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https://it.wikipedia.org/wiki/Rasiglia

Rasiglia è conosciuto come il borgo delle acque. Il motivo è semplice: c’è più acqua che abitanti. E’ un piccolo borgo, un castello, un bar, tanti turisti, pochi abitanti originali.

Racchiuso in una vallata che per arrivarci da Spoleto, il navigatore ti fa fare un valico lungo una stradina che se la fortuna non ti assiste ti becchi un camion che ti asfissia fino a destinazione.

Quando ormai la disperazione inizia a fare capolino e pensi già all’ennesima sola dove non trovi neanche un’anima, ecco che ti appare il piccolo gioiello, circodando da acqua, rivoli e rivoli di fresca acqua.

… e il 28 ha ricominciato a fare le bizze. grrr.