Una direzione unica

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Sono entrato in un vortice che non so dove mi porterà.

Stamattina ho toccato, accarezzato, quasi baciato due spettacoli della tecnica fotografica del passato.

Una biottica, una yashica LM e una Pentacon SIX.

Parliamo di macchine degli anni 50/60, solide, grosse, con visione dall’alto. Macchine dalla pellicola grande, medio formato, certo non per fare foto sportive o per le feste con gli amici, ma sicuramente per godere dell’impresa fotografica a livelli sempre più alti.

E ora mi tocca trovarle.

Questo che ho toccato con mano, sono qui sotto. Dovrò scavare un tunnel.

Mauro

Olympus OM-PC

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Benvenuta in famiglia

Dopo una piccola sudata perché non riuscivo a capire perché lo specchio non scendeva e con le batterie a disposizione non c’era segno di vita, et voilà la new entry.

Intanto, mi sa che senza batterie non si batte chiodo. Macchina manuale, con prioritò di diaframmi e programmata.

Effetto plasticoso: parecchiuccio. Con i suoi annetti, le parti esterne, danno l’impressione di essere state usate anche per acchiappare le mosche. Quella tipica sensazione di appiccicaticcio.

Niente tasto di accensione: Giuro non c’e’. La macchina va in standby dopo un po.

Stranezze: non cercate la ghiera dei tempi sulla parte superiore, non c’e’.  E’ sul frontale, esattamente intorno al bocchettone dell’obbiettivo. Stranezza interessante, ma gustosa: con la stessa mano, prima mettete il diaframma, poi i tempi, e con l’altra mano, ‘gratteteve fortemente le ….le’ (ooops, liberamente ispirato dal video Trecento di Marco Papa).

Dentro non ci sono i pulcini, otturatore in tela, come al solito.

Batterie: LR44.

Particolarità: ha il lettore di codici DX

Nota: presa su una bancarella, dove ho pescato a piene mani tra la ferraglia.

Manuale: disponibile.