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Brivido

Brivido.

Una sensazione indefinita. Si, è quello che sento. Sono le 7 di una fredda giornata invernale. Sono appena arrivato. Ho trovato un posto tranquillo per lasciare la macchina. Avrei bisogno di un caffè, ma qui è ancora tutto chiuso. Qualche cane si lamenta in lontananza. Tutto tace.  Lei è pronta, qui dietro, pronta e potente. Ho passato la giornata di ieri a prepararla, a coccolarla. Lei è impietosa. Se sbaglio qualcosa sono fritto. E sono solo. Ho controllato ogni vite, ogni livello. Tutto è pronto per la sfida.

Sono giorni che sogno questo momento. Devo combattere contro la fatica, contro la salita, contro la montagna, contro un tempo becco che mi entra nelle ossa, contro me stesso. La sfida è davanti a me, persa nella bruma del mattino.

Devo solo riuscire a scendere dalla macchina, tirare giù la bestia e partire. Se parto, ho già vinto.

La prima mezz’ora è la più difficile. Le gambe non trovano ancora il ritmo, la salita si fa affannosa. Ma dopo, superata la fase iniziale, il paradiso. Il motore gira che è un piacere, canta direi. Intorno, madre natura ti offre il meglio di se, ti spinge ad andare avanti. Ti mancano ancora sessanta chilometri di montagna. Tanta fatica, tanta ricompensa.

Questa battaglia è vinta, arriviamo fino in fondo. Io ci sono.

Domani si ricomincia, un’altra sfida. Laghi, Monti, colline, valli, ovunque. L’importante è questa battaglia con se stesso. Questa lotta con la vita.

Era la sensazione che provavo ogni volta. Ogni maledetta uscita. Ogni santissima volta che agganciavo i tacchetti ai pedali.

Mi preparavo con calma, preparavo la bici, chiudevo la macchina, mettevo lo zaino facendo attenzione alla posizione. Tutto fatto con lentezza, ogni attimo assorbito in ogni sua briciola.

Da solo era meglio, ero io e lei. Spesso non portavo neanche la musica. A che serve?

In gruppo c’era lo spasso, il divertimento. Il confronto. Ma alla fine la sostanza non cambiava, quei chilometri dovevano essere macinati sempre e si doveva arrivare fino in fondo facendo il pieno di promesse per la prossima volta.

Non ci sono più. Non c’è più nulla. Tutto è svanito.

Quella magia, quelle montagne, tutto il sudore. Non ci sono più. La luce si è spenta.

La bici è una donna esigente. Se non gli dai quello che vuole ti ritrovi a fare il giro del quartiere, con l’animo desideroso di fare qualcosa di più ma con la coscienza di non essere in grado di passare nemmeno all’altro quadrante.

E’ un discorso chiuso.

Inizi ad averne degli accenni, quando quel brivido stenta a farsi sentire. L’uscita non è più la sfida, ma uno dei tanti impegni da mettere in fila perso tra i tanti che ogni giorni ti inseguono.

Dalla costanza passi all’incostanza, esci quando puoi, di malavoglia, la testa frulla ma appresso a  mille cazzate. Pedalare è lo stesso che prendere un treno, un’azione senza fondo. Vuoto come la tazza che hai davanti dopo aver fatto colazione.

E più ci pensi e peggio stai. Ma la situazione non migliora. Le salite diventano difficili, poi diventano impossibili. Quella rampa che facevi come un missile si traduce in un muro che ti costringe il piede a terra. Hai perso, quei sessanta chilometri te li scordi. Vorresti, ma non hai la potenza, la forza e la convinzione per farla.

Poi un giorno, desideroso di far vedere che Tu, quella salita te la mangi, vedi la Madonna, la vista si annebbia, sei costretto a fermarti, sei costretto ad arrenderti. Hai le pulsazioni che neanche le senti più, le orecchie rimbombano, i polmoni non ce la fanno a starti appresso. Il dolore della sconfitta si presenta in tutta la sua potenza.

E’ arrivato il momento. Devi decidere. Non hai scampo. Quello che hai sempre rimandato, ma ben sapevi in cuor tuo che doveva arrivare è li davanti a te. Ti blocca e ti aspetta.

Quel giorno ho posato la bici, è stata l’ultima volta che l’ho presa. Non l’ho più guardata, amata, adorata. Me ne sono disfatto, Tutti quei sogni che avrei voluto portare a compimento con quel trabiccolo a pedali sono stati chiusi in un cassetto. Quello più lontano e inaccessibile.

E da quel giorno sogno, ogni giorno ci penso. Ma la realtà non cambia. E’ un discorso chiuso.

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