Una direzione unica

Sono entrato in un vortice che non so dove mi porterà.

Stamattina ho toccato, accarezzato, quasi baciato due spettacoli della tecnica fotografica del passato.

Una biottica, una yashica LM e una Pentacon SIX.

Parliamo di macchine degli anni 50/60, solide, grosse, con visione dall’alto. Macchine dalla pellicola grande, medio formato, certo non per fare foto sportive o per le feste con gli amici, ma sicuramente per godere dell’impresa fotografica a livelli sempre più alti.

E ora mi tocca trovarle.

Questo che ho toccato con mano, sono qui sotto. Dovrò scavare un tunnel.

Mauro

Olympus OM-PC

Benvenuta in famiglia

Dopo una piccola sudata perché non riuscivo a capire perché lo specchio non scendeva e con le batterie a disposizione non c’era segno di vita, et voilà la new entry.

Intanto, mi sa che senza batterie non si batte chiodo. Macchina manuale, con prioritò di diaframmi e programmata.

Effetto plasticoso: parecchiuccio. Con i suoi annetti, le parti esterne, danno l’impressione di essere state usate anche per acchiappare le mosche. Quella tipica sensazione di appiccicaticcio.

Niente tasto di accensione: Giuro non c’e’. La macchina va in standby dopo un po.

Stranezze: non cercate la ghiera dei tempi sulla parte superiore, non c’e’.  E’ sul frontale, esattamente intorno al bocchettone dell’obbiettivo. Stranezza interessante, ma gustosa: con la stessa mano, prima mettete il diaframma, poi i tempi, e con l’altra mano, ‘gratteteve fortemente le ….le’ (ooops, liberamente ispirato dal video Trecento di Marco Papa).

Dentro non ci sono i pulcini, otturatore in tela, come al solito.

Batterie: LR44.

Particolarità: ha il lettore di codici DX

Nota: presa su una bancarella, dove ho pescato a piene mani tra la ferraglia.

Manuale: disponibile.

 

 

 

Chissà che accadrà

Kodak Tmax 100, robbetta seria. Un solo problemino: la pellicola in questione è scaduta prima che diventassi pendolare, parliamo di una cosa come venti anni fa, anzi, per meglio dire, ventuno: 1997.

Stamattina l’ho montata sulla fida Minolta X700. Ora sono curioso dei risultati. Magari verrà fuori qualche assurdità, ma la curiosità é assai forte.

Perfino il barattolino ha il suo fascino discreto.

Poi, cerchi al volo qualche riferimento e ti viene male. Hai appena montato una pellicola assoluta. Confidiamo nei risultati.

 

Regola del 16, ovvero istruzioni per maneggiare una Zorky4

Tutti a parlare di esposimetri, di zone, ma tocca rispolverare qualcosa del genere:

quando ti capita tra le mani un arnese russo di dubbia provenienza che ancora non ho nemmeno capito come funziona e soprattutto non sai se funziona. Sai solo che pesa come un cadavere.

Zorki4, modello russo copia della Leica, made in USSR

Peso: Parecchio

Esposimetro: Scordatelo

Batteria: E il signore disse, a che servono?

Pellicola: 35 mm

Carica: niente leve/levette, solo pomelli

Tempi: fino a 1/1000

Attacco: M39 – Leica

Messa a fuoco: Telemetro

Autoscatto: sembra il timer di una bomba

Ottica: Jupiter 8 50/2

Pulsanti di accensione: sconosciuto, cioe’, la macchina non sa nemmeno cosa sono.

Correzione Diottrica: incredibile, ma SI, ci sta’.

Funzionamento: sconosciuto.

Stato della macchina: mi sa che ho preso una mezza sola, ma per 10 euro il rischio e’ stato accettato.

Manuale: Trovato.

Aggiornamento del 21.6.18: Ok, ufficialmente manca un pezzo, ovvero parte del rocchetto che riceve la pellicola. Per il resto, smontata e lubrificata, ora ha un suono decisamente meno preoccupante. Non resta che provarla sul campo.

https://en.wikipedia.org/wiki/Zorki

http://www.sovietcams.com/index.php?-1424201095

Ne resta solo un bel ricordo

Ok, abbiamo ceduto la Canon A1.

Me la sono gustata, me la sono goduta, me la sono trastullata.

Bella macchina, ora e’ in mano a un ragazzo curioso e desideroso di entrare nel mondo della fotografia analogica.

Ne sono felice, anche se poi, una piccola lacrima ci scappa.

Di Lei resta il ricordo e una pellicola riavvolta frettolosamente prima di passare le consegne.

Con la digitale non succede

E doveva accadere prima o poi. Mica vorrete che tutte le ciambelle vengano col buco, oppure vengono avvolte bene, tanto per rimanere in tema?

Piglio la Canon, aggiungo anche una Ilford BN e procedo come al solito: apri coperchio, metti pellicola, aggancia pellicola, chiudi coperchio, un paio di scatti, pronta all’uso. Ripeto: apri coperchio, metti pellicola, aggancia pellicola, chiudi coperchio, un paio di scatti, pronta all’uso

Si parte… scatto 1, scatto 2, scatto 3… scatto 36, scatto 37, scatto 38, scatto 38, scatto 38? Ma quanta pellicola cè in questo rullo?

Va, forse mi sono sbagliato, scatto e mentre carico controllo che il pomello della pellicola giri; effettivamente il pomello gira anche se non molto. Strana sta cosa. Sospetta, oserei dire.

Vabbè, riproviamo, altro click e vediamo che succede, sempre più strano. Il pomello fa neanche mezzo giro, e poi resta morbido.

Proviamo a riavvolgere, naaaa, la pellicola pero’ va in tensione. Eppure qualcosa non torna.

Scatto 38, click, Scatto 38….

E no, qui, decisamente non va bene. O la và o la spacca. Apriamo sto coperchio e speriamo di non perdere tutti gli scatti.

Ma porc, porc, porc…. la pellicola non si era agganciata…. ho scattato quaranta volte a vuoto, dico, ho scattato tutte le immagini a vuoto…. ma posso essere più pirla?

 

S.Prassede, la basilica Cenerentola

Accanto a S.Maria Maggiore, in un vicoletto anonimo che ne prende il nome, dove solo l’occhio attento del curioso vede la segnaletica e dove l’ingresso laterale dello splendido gioiello timidamente fa capolino, un filo anonimo, ma promessa di meraviglia.

S.Maria Maggiore, Turisti senza fine, venti metri più avanti, un mare di silenzio, un posto meraviglioso per ritrovare il proprio spirito.

E torniamo un momento al digitale, ma non fateci l’abitudine.

Una famiglia che cresce

La famiglia decisamente cresce.

3 Canon di epoca diverse, due Minolta x700, insomma, abbiamo ferro a sufficienza da lanciare appresso alle persone. E ancora non ho finito.

Un amico continua a chiamarle pezzi di ruggine, poi pero’ si raccomanda di cercargli su Ebay ottiche m42 di un certo tipo. Ma come, non erano pezzi di ruggine vintage? Vero, Robe’?

Senza contare, poi, accessori a non finire, winder, obbiettivi, tele obbiettivi, flash, filtri e quant’altro. E’ solo finito lo spazio dove mettere tutta sta roba.

Il bello, e’ quando esco con una delle sorelline, ho sempre l’imbarazzo della scelta, non so’ mai quale portare. Non vorrei che le altre mi si ingelosiscano.

E il piacere del click ignorante, del passaggio a livello che cala di colpo, rispetto al flemmatico click, quasi afono delle macchine attuali. Qui, quando lo specchio cala, viene in mente la ghigliottina della rivoluzione: non ce n’è per nessuno.

E poi pellicole che vanno e che vengono.

E nel frattempo….

Qualcuno deve tenere in ordine.

 

 

 

Uno dei problemi dei tempi che furono era sicuramente l’archiviazione dei negativi.

Ne avevamo a migliaia, chiusi nelle stesse buste che ci avevano dato dal fotografo, senza una data, senza un appunto, insieme alle foto del pranzo di natale, mischiate con quelle della nonna morta vent’anni fa.

Dopo qualche anno non sapevi più dove avevi messo la foto della cugina nuda che ballava sul tavolo e aprivi scatole, guardavi nei cassetti del salone.

Poi, magicamente ti arrivava il nipotino con una cosa in mano sporca di marmellata. Nooooo, era proprio il negativo che cercavo.

Non che adesso le cose siano cambiate, anzi.

Abbiamo mille programmi, abbiamo Adobe che pensa a noi, ma la differenza tra un archivio ordinato e uno zoo e’ il tipo che sta tra la tastiera e il video.

E cosi’, anzi forse nella convinzione che l’informatica sia qui per aiutarci, continuiamo a perdere le foto della cugina.