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E non finiscono più. Scale basse, scale lunghe, scale storte, capocciate su un muro che ti immagini dritto invece sale di traverso perche’ sei nella cupola.

Salire la cupola di San Pietro è cosa da affrontare con calma, ogni scalino ha la sua storia da raccontare. Per rendere i passaggi più difficili un pelo più facili, i vecchi passaggi sono stati sostituiti da moderne scale in acciaio. Ma la storia è li, sotto i tuoi piedi, sotto i 537 scalini da fare una volta in una direzione, una volta nella direzione opposta, se vuoi uscire e tornare a casa.

Lungo i muri, targhe che ricordano i personaggi famosi che hanno, forse, arrancato fino alla cima, pur di ammirare uno dei panorami più amati al mondo.

Stasera mi sono rimesso a guardare le foto che ho scattato durante una delle mie incursioni romane.

La Basilica è cosa conosciuta e stra-fotografata. Ovviamente anche io non ho risparmiato il numero di click.

Quello che però raramente ho visto fotografare sono la fatica per salire quei gradini, il mazzo che la gente si deve fare e tranne i pochi allenati, tutti arrivano con un bel fiatone.

Ho pensato a questo, alla salita che nessuno fotografa, ma che tutti vogliono fare, almeno una volta.

le info sulla cupola, le trovate qua

Villaggio dei Pescatori – Fregene

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Nelle mie peregrinazioni, mi capita di imbattermi in posti che non conosco, che mi incuriosiscono.

A nord di Fregene, un piccolo lembo di case prima che inizi il niente. E’ conosciuto come il Villaggio dei Pescatori, piccole case, a ridosso della sabbia, a due passi dall’acqua.

Capitarci di mattina presto, nel periodo alla fine dell’inverno è cosa buona. Non c’e’ nessuno, fa abbastanza freschino e la gente non esce, resta sotto le coperte ancora un po’.

Il riferimento me lo aveva dato un amico, non mi ricordo se il giorno prima o chissà quando. Solo che ogni riferimento diventa un programma, un progetto. Tocca vedere, verificare, calpestare, saggiare, controllare, fotografare. Macchina al seguito, la Bessa, carica e pronta, via.

Un momento, breve, di relax, fuori dall’universo, solo io, il mio piacere di scattare, una spiaggia lunghissima e deserta. Lo sapete, il mare non è la mia prima scelta, ma un ambiente così merita tutta l’attenzione possibile. Poter sentire il rumore degli ingranaggi nella propria testa, quelle formichine che ogni ora, ogni minuto, ogni secondo, girano le rotelle e fanno viaggiare pensieri, dubbi, certezze e tutto quello possa entrare in una zucca marcia come la mia è cosa degna di nota. Nemmeno le cuffie con me. Lasciate volutamente in macchina.