Il problema sono le batterie

Macchine diverse, di epoche diverse, di eta’ diverse.

Su quattro macchine, tre tipi di batterie.

Dalle piu’ semplici alle batterie al Litio, alle LR 44, insomma c’e’ da sbizzarrirsi.

E per fortuna che i precedenti proprietari sono stati attenti con le perdite di acido. Tranne in un una dove c’e’ qualche macchiolina, le altre sono perfette. Per fortuna.

 

Ottiche Canon prima di EF

Attacco FL, quello di destra:

anni 60/inizi 70, possiede solo l’accoppiamento per la chiusura del diaframma. La lettura esposimetrica puo’ essere effettuata solo in stop-down

Attacco FD, ottica a sinistra:

piu’ evoluta del precedente, parte dal 71. Ha un secondo collegamento meccanico che informa la macchina sul diaframma utilizzato. In questo modo e’ possibile evitare la lettura col diaframma chiuso.

I due sistemi sono in parte compatibili, o meglio, ottiche FL, anche se con la perdita della lettura esposimetrica a tutta apertura, possono essere montate su attacco FD.

E ben si vedono le differenze costruttive e la crescente complessita dei meccanismi di accoppiamento.

P.es., oggio non lo sapevo. penso che le prime 10 foto scattate con la A1 + ottica 50FL siano una piu’ bruciata dell’altra.

Vedremo.

 

Canon FT QL

Cominciamo col dire che è nata nel 66 e che quindi le sue ossa hanno la stessa età delle mie.

Esposimetro semplicissimo, la classica freccetta.

Attacco Obbiettivi tipo  FD, quindi la misurazione o te la fai a occhio, o metti in stopdown. Queste macchine, pero’, scattano anche sott’acqua, ovvero, se si conoscono le regole della luce, l’esposimetro e’ l’ultima cosa che si usa.

batteria: PX 625A

Particolarita’: il vano batteria, uno, non e’ posizionato come di consueto, nel fondello della macchina, ma di lato.

https://en.wikipedia.org/wiki/Canon_FT_QL

Una nota con l’uso di queste macchine:

A parte il tentativo disperato di guardare il display dopo uno scatto si e uno no, rendendosi conto poi della minchiata in corso, diventa più facile azzeccare esposizione e messa a fuoco. Tornano alla mente le regole dell’iperfocale, del fatto che con un 125/f5,6 e una pellicola da 200 ISO si scatta tranquillamente in zona di ombra non troppo fitta senza problemi. Non aspetti più che sia il sistema esposimetrico della macchina a dirti come comportarti, sei tu che vai a dare un’occhiata dopo tanto per avere una conferma.

E si diventa piu’ critici nello scattare…. si guarda con piu’ attenzione, si cerca con una sorta di accanimento maggiore. Gli scatti, per quanto economici sono sempre pochi e comunque i dieci euro tra pellicola e sviluppo, partono.

Quando qualcuno disse, e non un fotografo a caso, che  ‘per fare Street devi usare gli iso automatici’ in mente mi vennero subito i vari Bresson e soci che di certi automatismi certo non avevano neanche un’idea di cosa fossero. Eppure i loro scatti sono tra noi, forse, questi automatismi non portano molto lontano. Qua’, con questi pezzi di ferro, metti gli iso della pellicola e lì ti fermi.

 

 

E se ti dicono che l’analogico tira di nuovo?

Ho finito una pellicola, minchia, col digitale, togli qualche immagine schifosa, ma col rullino no, dopo il 36esimo scatto, no, forse il 37, ma non sempre ci si riesce…. provi a fare click, e niente, non si scatta.

Cerchi un negozio, trovi uno con l’insegna ‘articoli fotografici’; entri, strano non vedi nulla di minimamente fotografico. Chiedi, pero’, pensi che al massimo una risposta negativa e il minimo che puoi ottenere…. e infatti, quello ottieni. La gentile fanciulla ti guarda come un mentecatto e ti dice: no, di fotografico non abbiamo niente. Ma come l’insegna? ehhhh quella, una volta, ora no.

Giri un’altro po’, e trovi un negozietto piccolino, FOTO c’e’ scritto sull’insegna. Entri, vedi una piletta di rullini da una parte. Ok, abbiamo azzeccato il posto. E le pellicole costano anche qualcosa di meno. Invece di prenderne una, ne prendo due. E tra una chiacchiera e l’altra, viene fuori che il mercato non e’ morto, anzi, ultimamente sta pure dando qualche cenno di miglioramento.

Una sorta di ritorno alle origini, lo scatto, l’attesa, lo sviluppo, poi si vedra’.

La cosa promette bene.

 

E ora?

I negativi si ammucchiano, stanno aumentando, nasce un problema: come li digitalizziamo?

In mente due soluzioni, ma per il momento non so’ quale usare:

Compro uno scanner per negativi (il precedente scanner me lo hanno ciulato) magari con un buon numero di pixel.

La seconda, sicuramente meno percorribile, mi faccio fare la scansione dal negozio, ma la questione costicchia e non poco.

Il punto base e’ la scelta, ovvero quale ci teniamo, quale buttiamo alle ortiche?

Grande dilemma.

Manuali

E’ solo una pippa mentale…. ma ho fatto questa considerazione: i manuali sono direttamente dipendenti al momento storico di cui si fa riferimento e al prodotto di cui si parla.

Minolta X700: 63 pagine, immessa sul mercato nell’1981.

Canon A1: 96 pagine, immessa sul mercato nel 1978, per quel periodo, una macchina di alta gamma.

Fuij Xpro2: 176 pagine, anno 2016, la piu’ recente tra le quattro, APSC, top tra le Fuji.

Canon 5D MarkIII: 404 pagine, presentata nel 2012, sicuramente la piu’ professionale.

Macchine molto diverse. La cosa che colpisce e’ la 5D con ben, dico, ben 404 pagine. Una bibbia da leggere prima di mettere la batteria nella macchina.

Le due analogiche, manco 100 pagine, dove ti spiegano pure come fotografare. Le altre due, invece, piene di funzioni sofisticate tipo centrale nucleare, alla fine, metti la batteria e speri di azzeccare subito il tasto giusto.

Magari non c’e’ nessun legame, pero’ i numeri danno nell’occhio.

 

Analogico o Digitale

Bella domanda.

Ho amici che mi guardano terribilmente storto quando gli ho detto cosa mi sono procurato, che tipo di macchine fotografiche sono tornato a usare e per fortuna che non sanno che punterò ancora più indietro nel tempo. C’e’ una Leica III che mi ispira e pure di parecchio. Ora sono fermo agli anni 80, ma la TimeMachine ha altri programmi.

Ho una sensazione di essere visto come un marziano fuori dal tempo e dallo spazio. E forse, dico forse, questo non e’ neanche molto lontano dalla verità.

Mi sono cancellato da tutto quello che viene considerato moderno; unico social che mi sono tenuto e’ twitter, per quello che lo uso, ci può stare. Tutti gli altri sono stati rimossi. Arriva la signora e mi fa: ma hai visto quel video? No, non ho piu’ accesso! Ma fattelo un accesso! No, sto bene cosi’… e  giù occhiatacce strane. Arriva l’amica di famiglia e mi fa: hai visto l’immagine che ha postato Caio? No, sono Splashbook Free, non ho un account. E scatta il momento di spiazzamento. Sono lo strano che non ha sociale…. proprio strano. Sono l’asociale da guardare con sospetto.

Leggo, guardo un film, scrivo appunti su un blocco notes, uso una matita: altra stranezza; quanto mi diverte. Conosco gente che candidamente ha ammesso di avere serie difficolta’ a tenere una penna in mano.

Ho perso i contatti con tanta gente, alcune interessanti, altri solo fugaci immagini senza corpo. Se non ci si cerca almeno una volta con la voce, con lo sguardo, con il tempo, non e’ un rapporto che può continuare. Li rimpiango si, rimpiango ogni perdita, ma si va avanti, cercando ogni volta qualcosa di reale.

Le due digitali le sto’ usando poco. Non so, non mi sento molto in vena di scattare. Ho avuto un blocco terrificante e prendere in mano una macchina mi viene di un difficile da fare schifo. Ultimamente sto’ facendo nuovamente qualcosa, ma siamo decisamente lontani dai ritmi di una volta. Manca il mordente, c’é troppo nebbia ancora.

Gellhorn, senza l’aiuto di Heminghway, col cacchio che avrebbe scritto parole sulla guerra di Spagna. Le parole non uscivano, a me non escono gli scatti.

Eppure senza digitale, neanche riesco a farle vedere agli amici più stretti. Ma in fondo, io devo vederle quelle immagini. Devono risvegliare a me il ricordo di quel momento.

Mi e’ venuta una voglia di tornare a scattare meccanicamente, senza troppo beep, con un’esposimetro che in confronto agli attuali è di un ridicolo da far spavento. Seguire il procedimento passo passo, senza intermediari, senza un processore che si occupi dei passaggi che la mia mentre dovrebbe fare ogni volta.

Scattare e non sapere cosa ho combinato. Dover aspettare senza avere la pappa pronta, almeno tre o quattro giorni, anche una settimana, prima di sapere fino a che punto ci siamo avvicinati al risultato che si cercava.

Ecco, domani devo andare a ritirare uno sviluppo.

Comprare il rullino, metterlo in macchina, caricare fino al primo scatto utile, scattare, scattar…. non scatta, oddio, no panic, bisogna prima ricaricare, scattare, 36 pose, non molte, arrotolare, andare dal fotografo, consegnare, attendere…. attendere. Lo scatto di una volta era fondamentalmente una promessa che ci imponeva i giusti ritmi. Ci sono fotografi che hanno scattato talmente tante foto che neanche loro sanno con esattezza quante. Raccoglitori su raccoglitori di immagini tra cui ripescare i ricordi di mondi lontani, vicini e ancora lontani.

Il tempo e’ cio che mi appartiene, meglio usarlo… e non considerarlo solo un clock di un processore.

Tra le varie, fuori sync, ho rimesso in piedi il mio siterello. Però ho cancellato praticamente tutto il pubblicato, anche ciò che c’era prima, tutta la mia storia pubblica dal 2005  e dintorni… rm -rf e via… io me la ricordo, voi?

 

Minolta x700

Ci risiamo, dalla Francia ecco un’altra piccolina.

Rispetto alla Canon e’ piu’ leggera, un po’ piu’ elettronica, basti solo pensare al pulsante che non deve fare la mezza corsa per attivare l’esposimetro, e’ sufficiente sfiorarlo per attivare il funzionamento.

Sta piccolina e’ arrivata bella sozza. Polvere sullo specchio, su entrambi i lati dello schermo di messa a fuoco, polvere e detriti un po’ ovunque. Una delle batterie ha un principio di perdita di acido, fortunatamente non tanto da compromettere il funzionamento dell’apparecchio, ma sintomo di una cura non proprio maniacale.

Preso un set di batterie, primo colpo apoplettico…. non si accende. Minchia, seconda macchina e gia’ preso una sola? da un Francese, poi? Invece no, falso contatto tra le batterie. Un set di invettive, un pò di prove e scatta che e’ un piacere.

Il suono, si, il suono: Piu’ morbido, con il ritorno meno lamentoso della Canon A1.

Ha! Ah il 50; cercavo il 50 e ho ottenuto il 50…. finalmente.

Se guardo le valutazioni, vale di più la Canon, che magari e’ anche più anzianotta come sistema. Questa e’ sicuramente piu’ leggera, meno metallo evidente, pero’ pratica e senza troppi fronzoli. Sulla Canon ancora devo capire a cosa servono tutti quei tasti.

Periodo di produzione: dal 1981 al 1999

Riferimenti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Minolta_X-700

http://www.italianfilmphotography.it/minolta-x700/

Canon A1

Benvenuta Piccola Grande Reflex

Canon A1 + motore + 28-70 3.5 sigma

Qualche acciacco dovuto all’eta’, normale, ma non sfigura per niente accanto alla 5d di famiglia.Una bella lucidata, controllo vani batteria e via… gia’ a scattare le prime immagini.

Pesa, non c’e’ dubbio che la plastica era usata molto poco. Solo L’obbiettivo e qualche particolare sono in plastica. L’obbiettivo, un Sigma abbastanza economico, ha il rivestimento in gomma che si sta’ un po’ sfaldando. Ha assunto quell’aspetto un filo appiccicoso e altrettanto fastidioso, ma internamente va perfettamente.

La macchina, come dicevo, pesa assai, il ferro la fa da padrone. Macchina solida con un’elettronica importante ma non ancora cosi’ devastante nel controllo dell’esposizione come siamo abituati adesso.

Messa la pellicola, iniziamo a passeggiare. L’otturatore fa il suo dovere, lavora perfettamente. La ricarica dello stesso ha un suono, ma non ne sono certo, un po’ lamentoso. Non so’ se dovuto a una necessita’ di manutenzione o era proprio cosi’ fin dall’inizio. Approfondiremo.

E, io, troppo abituato a dover solo premere il tasto di scatto, mi sono ritrovato più volte a scattare a vuoto perche’ dopo il precedente click non avevo ricaricato. Ho anche il winder, ma per il momento ho pensato di girare in classico.

Anche l’esposizione richiede un po’ di pazienza: quello che appare all’interno, gia’ importante all’epoca, ovvero i dati rilevati dall’esposimetro, non hanno un riscontro con l’effettiva regolazione del diaframma, pertanto se dentro vedo un 125/f8 devo alzare l’occhio e regolare di conseguenza l’obbiettivo. Dopo due volte lo fai senza staccare, ma tanto e’ la distanza dalla totale assistenza dell’elettronica odierna.

Lenta, ogni passaggio richiede un filo di pensiero. Ho scattato 6 foto, ne ho ancora 30 in canna. Miseri numeri rispetto alle card da 500 foto della 5d. C’e’ meno autonomia, le foto devono essere buone. Aveva ragione un mio insegnante che diceva di scattare poco, di scattare con la testa più che col dito. Inutile tornare a casa con duemila foto di cui 1999 non hanno senso. Oltre alla fatica di doverle vedere una a una per stabilire la sopravvissuta, che senso ha scattare compulsivamente senza un ragionamento dietro ma solo perche’ l’occhio ha percepito qualcosa e’ il dito e’ gia’ partito prima che la testa abbia minimamente capito cosa e’ successo.

Se avro’ scattato con successo lo saprò tra una settimana minimo. Sviluppo, una parola che ormai non si usa piu’, Sviluppare il negativo, portare il rullino a sviluppare, frasi storiche che ormai fanno parte del nostro passato remoto e che danno un valore a scatti che non potremmo vedere se non tra qualche giorno.

Periodo di produzione: 1978 a 1985

riferimenti: https://it.wikipedia.org/wiki/Canon_A-1

batteria: DURPX28L Duracell 6V litio