Lago di Castel Gandolfo

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Metti una mattina, metti poca voglia di macinare altri chilometri, metti il desiderio di fare una briciola di diverso dalla muffa quotidiana che ormai non reggi più.

Quando ero implume, parliamo ormai di parecchi secoli fa, in questo lago c’era molta più acqua. Non c’erano le spiagge, c’era un piccolo porticciolo. Il bar era un pontile che si protendeva verso il centro del lago. Dove oggi molti passeggiano o si stendono a prendere il sole, prima c’era tanta più acqua che ora è fuggita, non abita più qua.

Avevo un cugino che aveva un gommone tender . Si arrivava in macchina, ci si avvicinava al pontile e lo si calava dal carrello all’acqua. Si passava un mare di tempo a prepararlo, a mettere a punto il motore. Nel piccolo ormeggio era tutto un andirivieni di persone con lo stesso interesse: fare un giro col proprio natante. Tutti a lavorare, tutti a mettere a punto. Poi via, un bel giro in lungo e in largo. Era il rito dei fine settimana con il sole.

Ben presenti gli elementi che negli anni sessanta avevano contribuito a far conoscere questo specchio d’acqua attraverso le olimpiadi, i piloni immersi nell’acqua profonda che servivano alle gare.

Tutto quanto ormai scomparso da tempo. Il lago si è ritirato molto. Qui piloni si ergono come scheletri ormai corrosi dal tempo, una spiaggia lunga si è formata laddove una volta c’era tantissima acqua. Anche quel cugino non c’è più.