Olympus OM-PC

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Benvenuta in famiglia

Dopo una piccola sudata perché non riuscivo a capire perché lo specchio non scendeva e con le batterie a disposizione non c’era segno di vita, et voilà la new entry.

Intanto, mi sa che senza batterie non si batte chiodo. Macchina manuale, con prioritò di diaframmi e programmata.

Effetto plasticoso: parecchiuccio. Con i suoi annetti, le parti esterne, danno l’impressione di essere state usate anche per acchiappare le mosche. Quella tipica sensazione di appiccicaticcio.

Niente tasto di accensione: Giuro non c’e’. La macchina va in standby dopo un po.

Stranezze: non cercate la ghiera dei tempi sulla parte superiore, non c’e’.  E’ sul frontale, esattamente intorno al bocchettone dell’obbiettivo. Stranezza interessante, ma gustosa: con la stessa mano, prima mettete il diaframma, poi i tempi, e con l’altra mano, ‘gratteteve fortemente le ….le’ (ooops, liberamente ispirato dal video Trecento di Marco Papa).

Dentro non ci sono i pulcini, otturatore in tela, come al solito.

Batterie: LR44.

Particolarità: ha il lettore di codici DX

Nota: presa su una bancarella, dove ho pescato a piene mani tra la ferraglia.

Manuale: disponibile.

 

 

 

Chissà che accadrà

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Kodak Tmax 100, robbetta seria. Un solo problemino: la pellicola in questione è scaduta prima che diventassi pendolare, parliamo di una cosa come venti anni fa, anzi, per meglio dire, ventuno: 1997.

Stamattina l’ho montata sulla fida Minolta X700. Ora sono curioso dei risultati. Magari verrà fuori qualche assurdità, ma la curiosità é assai forte.

Perfino il barattolino ha il suo fascino discreto.

Poi, cerchi al volo qualche riferimento e ti viene male. Hai appena montato una pellicola assoluta. Confidiamo nei risultati.

 

Regola del 16, ovvero istruzioni per maneggiare una Zorky4

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Tutti a parlare di esposimetri, di zone, ma tocca rispolverare qualcosa del genere:

quando ti capita tra le mani un arnese russo di dubbia provenienza che ancora non ho nemmeno capito come funziona e soprattutto non sai se funziona. Sai solo che pesa come un cadavere.

Zorki4, modello russo copia della Leica, made in USSR

Peso: Parecchio

Esposimetro: Scordatelo

Batteria: E il signore disse, a che servono?

Pellicola: 35 mm

Carica: niente leve/levette, solo pomelli

Tempi: fino a 1/1000

Attacco: M39 – Leica

Messa a fuoco: Telemetro

Autoscatto: sembra il timer di una bomba

Ottica: Jupiter 8 50/2

Pulsanti di accensione: sconosciuto, cioe’, la macchina non sa nemmeno cosa sono.

Correzione Diottrica: incredibile, ma SI, ci sta’.

Funzionamento: sconosciuto.

Stato della macchina: mi sa che ho preso una mezza sola, ma per 10 euro il rischio e’ stato accettato.

Manuale: Trovato.

Aggiornamento del 21.6.18: Ok, ufficialmente manca un pezzo, ovvero parte del rocchetto che riceve la pellicola. Per il resto, smontata e lubrificata, ora ha un suono decisamente meno preoccupante. Non resta che provarla sul campo.

https://en.wikipedia.org/wiki/Zorki

http://www.sovietcams.com/index.php?-1424201095

Piccoli aggiornamenti:

Riavvolgimento pellicola: ruotare la ghiera intorno al pulsante di scatto fino al punto indicato. Riavvolgere poi la pellicola: attenzione: operazione piuttosto scomoda da fare e il nottolino è piuttosto duro da girare.

La ghiera sotto i tempi regola il ritardo del sincro flash, con gli elettronici va messo su 0