Metropolis

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La pellicola ha una magia che la rende unica. Si chiama attesa.

Metti il rullo, parti, scatti, torni. E ora? ora aspetti. La devi sviluppare; che tu lo faccia presso un laboratorio o a casa non fa differenza: devi attendere! 

Con una digitale avresti fatto presto, scatti, trasferisci su pc ed ecco l’immagina, pochi istanti dopo lo scatto è già pronta per essere consumata.  Non c’è stacco, non c’è distanza. Non c’è ricordo.

Con la pellicola le sensazioni cambiano. Oggi scatti, chissà quando vedrai il risultato. Ho due pellicole ferme di là da qualche giorno, attendo la terza ancora a metà per essere sviluppate e il tempo passa.

La foto si scolla dal soggetto di partenza, prende vita, diventa autonoma. Si interrompe  il legame tra creazione e visione. Quello che guardi non ha più legame con il soggetto originale ormai perso nel tempo. In un certo senso è come guardare vecchie cartoline della tua città: riconosci i luoghi, ma non li senti tuoi, li senti lontani anche se li conosci benissimo.

Poi provare pellicole diverse, con una propria personalità cambia ancora di più le sensazioni provate nel momento della visione.

Ho provato questa Metropolis.

Colori metallici, carattere forte. Guardare queste immagini con questa resa cromatica rende spettacolare la visione. Mi sa che me ne devo procurare una mezza camionata. Eppure scatto in bianco e nero, ma questa pellicola mi ha stregato.

Foto scattate in giro, nel mio mondo, stazione, dietro casa, notte, giorno, monumenti, roma, viterbo, segni del natale in corso, fabbriche, ci ho messo un pò di tutto. 

E devo dire che la cosa mi piace.

Puzza Roma

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E non lo so, ma la prime cose che ci mettono in contatto con quello che abbiamo intorno sono i sensi.

Loro, i sensi, il fondamento del nostro essere e del nostro sentire, o meglio, il fondamento di tutto cio’ che è vivo.

Affinati in migliaia di anni di evoluzione, arrivano dai nostri antichi padri e sono serviti per cercare, cacciare, mangiare, difendersi, sopravvivere, tutto.

La vista, prima di tutto, ma poi l’olfatto, il nostro naso, per dirla breve. il tatto, l’udito. Ognuno ha un suo preciso compito e un suo preciso scopo.

Oggi tocca all’olfatto: a lui il compito di catturare ogni sfumatura anche quelle tra le righe, quelle ormonali, quelle che attivano questo o quell’allarme.

Roma, ormai sollecita’ un po’ tutti i nostri sensi, ma purtroppo non in senso positivo.

Puzza Roma, un titolo strano, ma importante. Passeggiare per i quartieri romani è una condanna a morte per i nostri nasi…. E non solo. Ogni pochi metri, odori di putrefazione a più non posso dai mille cassonetti non svuotati, dalle deiezioni canine e, purtroppo, umane, odori assassini di smog, puzze pazze da far rattrappire ogni ruga. Roma, non solo è diventata invivibile dal punto di vista sociale, ma esalta il suo stato cadaverico semplicemente respirandola.

E il problema non è solo di questa o quella amministrazione. Il problema è in basso, alla base, per poi salire ed espandersi e marcire moltiplicandosi

.E non chiedetemi della soluzioni. Non saprei dire nemmeno da dove deve partire, se dall’alto e calare come una benedizione Urbi et Orbis, o viceversa, se deve salire dalla base, crescere, espandersi e trasformare tutti i livelli con un grande sussulto d’orgoglio in un nuovo divenire.

Roma, parco degli Acquedotti

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Lasciamo perdere le note tecniche, non ce ne frega nulla. Queste foto le ho scattate a settembre, oggi mi rendo conto di non avervele mai fatte vedere.

Come al solito, ogni cosa è legata a un’altra. ho diversi ricordi legati a questo parco, belli e meno belli, anzi a ben vedere due ricordi in particolare. Entrambi, col senno di poi, prima uno e poi l’altro, hanno segnato il distacco, anzi l’inizio del distacco di due situazioni parecchio diverse, ma entrambe importarti.

Vi piacerebbe saperli, ve? ok, non ve lo dico. prendete il messaggio per quello che è.

Tra i palazzi del Tuscolano fino a Cinecittà, questa lingua di terra racconta di Roma, di come si approvvigionava d’acqua, di come l’intelligenza degli ingegneri di allora è stata in grado di dissetare questa città.

Oggi, è un polmone importante, un fazzoletto dove riprendere per qualche istante, la propria dimensione, lontano dalla corsa al massacro quotidiano.

Chi passeggia, chi si gode il sole, chi da’ due calci a un pallone, chi si riposa.

E al centro, nascosto, un piccolo lago, tra le piante, quasi che si nasconda alla vista. Un piccolo miracolo che si rinnova ogni momento.