Il Trullo

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Fu Flavio Solo a farmi conoscere, indirettamente il Trullo. La sua arte che già mi aveva contagiato e coinvolto, mi diede modo di conoscere un angolo a me sconosciuto, il Trullo.

Quartiere nato prima della seconda guerra mondiale, edificato, udite udite, in solo 8 mesi, si adagia accanto al tevere, dopo la Magliana, direzione mare.

Facile da raggiungere, e spesso considerato non proprio a livelli altissimi, è invece un luogo in cui vale la pena perdersi.

Tra i poeti anonimi e gli streetartist, tra cui il Flavio di cui sopra, quello che una volta era grigiore ora è una totale esplosione di colore e di messaggi positivi.

Girare per la parte storica davanti ai più disaparati murales, ha il suo perché.

Bolle

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Bolle che portano i nostri sogni.

Anime, ora ci sono, ora non più, solo qualche gocciolina che arriva sulla tua faccia .

Lo sappiamo, non le puoi toccare, delicatissime, in un’attimo se ne vanno con i nostri desideri.

Non parlo mai di fotografia. Non parlo mai di nitidezza, obbiettivi, tecnologia. Non mi interessa l’aspetto tecnico se non per assecondare la mia necessità.

Io uso la macchina fotografia per ricordare, per comunicare le mie idee. Non ho più lo scatto compulsivo, scatto quando qualcosa solletica la mia attenzione. Uso qualsiasi macchina, ultimamente vado di pellicola, ma la fuji si sta rivelando un ottimo blocco per gli appunti.

Queste bolle di sapone lo raccontano. Uscito da poco da un cliente, stanco e con il rodimento ai soliti massimi livelli, eccoci, ti vedo quelle bolle, ti vedo quel ragazzo perso a guardarle. Bolle che vagano leggere e che si perdono scomparendo in pochi attimi.

E quegli appunti li prendo per non dimenticare quegli attimi a malapena percepiti e già andati via.

Non mi interessa farli vedere, adesso più che mai. So che magari, tra qualche anno, scorrendo le foto di questi giorni, gli occhi cadranno su quell’immagine e tireranno fuori dal cassetto tutta una serie di legami sopiti. Le foto sono i segnalibri dei nostri ricordi. Quei piccoli post-it attaccati sulle pagine dei libri per darci il riferimento al paragrafo che tanto ci ha colpito.

Ecco, questa è la fotografia. La storia che si fissa e che fa il nodo al fazzoletto del nostro ricordo.