Un piccolo passo per me

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Un gran casino per l’umanità.

Bene, un altro piccolo passaggio, con relativi pastrocchi – devo ammetterlo – lo abbiamo portato a compimento.

Prima vittima, una LomoChrome Purple, poraccia, finita di esporre ieri mattina.

Termometri fissati a 38 gradi, che per tener costante questa temperatura ho venduto anche l’anima di alcuni miei amici a non so chi.

Abbiamo Sviluppato la nostra prima pellicola a colori.

E qualcosa pare pure che sia venuto fuori.

Ora la bimba è stanca, sta asciugando in bagno.

Nel frattempo metto su carta pensieri e sensazioni. Intanto devo organizzarmi meglio per evitare le cazzate. Alla fine dello sviluppo ho versato il trattamento colore nella sbianca contaminandola completamente….

E non contento, dopo un paio di ore, fatto uno fatto tutti, ho sviluppato pure un secondo rullo.

Per non deludere il nostro pubblico, ho fatto altri casini; stavolta ho fatto colare dalla tank una litrata di soluzione. Pulito anche con la lingua.

Alla fine della festa, ho sviluppato due rulli: una Lomo purple esposta a 125 e una Kodak 200 color. Entrambe pellicole colore negative.

Nel frattempo la mia testa se ne andava a spasso. Lei viaggia sempre, ma ho il mio angolino dove farla stare buona. Come al solito penso… Troppo. Devo prendere un biglietto per milano. Ci sono due posti che devo assolutamente vedere.

Prime considerazioni: , rispettando le temperature che resta sicuramente la fase che richiede più attenzioni, il resto della partita e’ semplice, veloce e rapido. Vediamo come va avanti.

Altre considerazioni, tenere la temperatura a 38 gradi fissi, in questa stagione, fa sudare pure di notte. Parecchio.

Terzo: si vede che il c41 è un processo nato per l’automazione. Tutto standard, tutto rigido dall’inizio alla fine, adatto a un uso industriale più che domestico.

Notti di pellicola (pensieri svincolati di un pendolare)

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Apparenza.

Vedere, sentire, toccare, respirare, assaporare: questo è il vero segreto; che tutti i sensi partecipino alla festa.

Passi le serate a sviluppare rullini, a giocare con gli acidi che magari ti viene voglia anche di prenderne una sorsata; fa caldo, un po’ troppo.
Ormai per raffreddare e portare l’acqua alla giusta temperatura usi i ghiaccioli.

Studi soluzioni.
Cerchi modi per migliorare la qualita’ di questi negativi.
Approcci soluzioni diverse, con tempi e metodiche diverse. Agitare tre volte, alzare il piede sinistro, sollevare la mano destra e dire: un caffè!
Prendi appunti a ogni passaggio; il terrore di perdere memoria degli esperimenti fila sottile.

Perche’ si mettono tutte la giacchina? mica siamo al polo. Cazzo, fa’ 40 gradi. Siamo una delle città più bollenti d’Italia.

Il timer non si ferma, ogni trenta secondi bisogna fare due rovesciate calme di questa benedetta tank.
Rovesciate calme, voglio dire, spiegare cosa significa ‘rovesciate calme’. magari a me viene in mente ribaltate che non sono proprio cosa calma. Chi mi conosce sa che significato ho in questa mente marcia.
Nel frattempo speri che l’esperimento dia, ancora una mezz’oretta di passaggi e salto degli ostacoli, la sua bella e definitiva risposta.

Non c’è appello: o viene qualcosa o perdi la giocata.

Ogni volta un’emozione, aprire la tank, vedere quell’ammasso di plastica bagnata, morbida al tatto,
delicata all’apparenza, incredibile nella sostanza.
Ci sono macchie? no.
Ci sono striature? no.
Si vedono cose strane, che so, marziani, elefanti zebrati, mucche con la parrucca? nulla.

Cerchi l’immagine. La cerchi con un filo di ansia. Quando la pellicola e’ ancora arrotolata nel caricatore, si vede poco, non si capisce se c’è qualcosa o solo un sogno che svanisce all’istante.
Ma poi, eccoli! Tutti i fotogrammi! Tutti ti salutano e ti sorridono, danzano con te. Finalmente liberi.

Questa qua’ davanti a me, in treno, e’ mezzora che si tira i capelli, così unti che sembrano immersi nell’olio per motori diesel.

Prendi quel materiale con delicatezza,; lo tiri fuori dal contenitore, lo srotoli e finalmente hai davanti gli occhi la meraviglia
di un’immagine che si e’ formata dal nulla. Una magia.

C’è una promessa di bellezza in tutto questo.
È un gioco tra le tue mani e i mille liquidi con cui devi entrare in contatto. Un gioco sensuale, magico.

È un gioco che stuzzica, scatena mille attese, mille fantasie.
Non vedi l’ora di vedere, ringrazi per dover attendere invece un tempo mai definito.

Nota: mille pensieri, pensate un po’? Li scrivo in treno mentre torno a casa. Oddio forse la mia casa e’ proprio questo treno che ogni sera mi riporta a nord di Roma.

Oggi, il mio compaesano, quel ragazzo di colore, Jonathan, sempre solare, mi dice che lui sa! Mi vede ogni mattina. Mi tiene d’occhio, e sa dove mi siedo, quale vagone prendo, se al piano basso o salgo di sopra.
È un ragazzo incredibile. E’ incredibile, ogni volta, sentirsi chiamare “paesa’”, da un omone il doppio di me, con la pelle colore dell’ebano e un sorriso che non so nemmeno da che parte inizi.

Nota (che alla fine di un post ci sta sempre bene): questo testo è nato in treno, nel vagone giornaliero; e come al solito, finisce a ore strambe, quando il mondo dorme e tu conti lenticchie.