Definizione di non-luogo

Il neologismo nonluogo (o non luogo, entrambi modellati sul francese non-lieu) definisce due concetti complementari ma distinti: da una parte quegli spazi costruiti per un fine ben specifico (solitamente di trasporto, transito, commercio, tempo libero e svago) e dall’altra il rapporto che viene a crearsi fra gli individui e quegli stessi spazi.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Nonluogo

La sagra

Non è un riferimento a questo evento in particolare, ma con questo però, non riesco a trattenere le dita. Una disaffezione forte. La fine del sogno sgretolato da una realtà totalmente differente e sicuramente lontano dai sogni romantici che si vanno cercando.

Una volta, la sagra era il luogo dell’incontro, della particolarità del luogo. La gente si radunava, assaggiava e faceva assaggiare la tipicità del luogo. Arrivavano cose non alla quotidiana portata, una mostra, una esaltazione della caratteristica del luogo che potesse essere il Carciofo, il Cavallo, il Piatto di Fettuccine col sugo di Cinghiale. Era un modo goliardico di dare leggerezza per qualche giorno a dure giornate di lavoro.

Quella magia non c’e’ più, se ne andata con la modernità, con le bancarelle dai prodotti scadenti già visti e rivisti nei negozi cinesi, con i venditori di aspirapolvere in concentrazione esagerata, con le tavole di prodotti più improponibili per la cura della persona che mi sembrano poco attinenti con la festa che si va ad iniziare, che più che alla sagra, sembra di essere al mercato settimanale.

Quello che una volta doveva essere il centro della festa, è ridotto a una sfilata di cose tutte uguali, dove in mezzo fa capolino qualche venditore di zucchero filato o di pannocchie arrostite forse unici sopravvissuti di anni gloriosi.

Sembra più il pollaio dove spennare le galline di turno con la scusa di far toccare con mano o con il palato la peculiarità del luogo, a prezzi onestamente un pò esagerati e a sentire i commenti di molti senza neanche offrire quella qualità, quella particolarità che tutti domandano, desiderano, cercano.

In mezzo frotte di famigliole, gruppi di persone che approfittano del momento di festa e degli spazi liberati dalle auto, ma che dopo qualche ora hanno già dimenticato, tutti pronti a cercare il Like successivo.

Ci sono paesi che offrono sagre a a grappoli dall’inizio della primavera alla fine dell’autunno passando in rassegna qualsiasi cosa di commestibile e proponibile, ma in fondo, a parte la scritta di benvenuto, offrendo alla fine sempre lo stesso piatto fritto e rifritto che alloana sempre di più le persone stanche di sentirsi proporre la stessa fritta con la frequenza quasi quotidiana.

E tutto sommato, pure le feste più famose ricalcano un pò la stessa strada: il nome sfruttato per vendere paccottiglia senza un’anima vera, senza una personalità da ricordarsi negli anni. Troppo tardi, quei ricordi, di cui, qui, chi ha età maggiori della mia, continua a tirare fuori con affetto e ricordo. Come se tutto avesse preso una discesa senza ritorno.

Nonostante mi sia trasferito qui, vicino al mare, già avevo sentito la percezione, osservando chi questo posto lo conosce bene, quanto distacco si è venuto a creare da quell’evento che resta un momento atteso fortemente durante l’anno.

La proprietaria del maniero, nonostante abbia sempre esaltato la grande partecipazione della gente, ha sempre, in qualche modo girato alla larga da questa manifestazione. Alla mia curiosità ha sempre contrapposto difficoltà logistiche. Quasi un rifiuto di vedere la festa principe dalla propria infanzia trasformata in qualcosa di sconosciuto non più all’altezza dei propri ricordi.

Non si potrebbe ritrovare  quel tempo dove il più grande desiderio era tornare a casa con il pesciolino rosso vinto alla gara di tiro delle palline con le guance ancora appiccicaticce di zucchero e tanti ricordi da portare con se piò a lungo di un semplice click?

Nascosto

Ogni volta che lo dico, mi pigliano tutti per scemo. Probabilmente é perché sono un po’ scemo, ma non riesco a togliermi dalla testa questa idea: Il Tevere, più che un fiume e’ visto come un fosso.

Nascosto, abbandonato, sporco, discarica, fogna, puzza, topi grossi come cani, sono i primi pensieri che mi vengono in mente.

Per vedere il Tevere devi affacciarti, devi cercare i pochi punti dove ci si puo’ avvicinare. Se sei fortunato e anche un po’ cecato non noti le tonnellate di monnezza che ne costellano le frasche ai bordi.

Se decidi di scendere sulle sue rive, tolti i toponi che ti vengono incontro per darti il benvenuto, la prima cosa che noti’ sono le bici abbandonate, qualche frigorifero che scende a valle, e una sensazione triste di abbandono che non ti lascia.

Unici punti interessanti, Ponte Milvio e l’isola Tiberina. Ma per il resto, l’esperienza non e’ delle migliori.

Sul lungo fiume pochissime attività, solo d’estate si popola, ma per il resto dell’anno, niet, un mondo chiuso.

E’ nascosto, si vede poco, é poco presente nei discorsi delle persone. Vero che i grandi muraglioni che aiutano a nasconderlo, furono costruiti proprio per difendere la città dalle frequenti alluvioni che il fiume causava, ma non so se solo a causa di questo il Tevere e’ divenuto solo una cloaca che porta gli scarichi a mare, per la gioia di chi poi, in spiaggia se li trova davanti.

La gente attraversa veloce i ponti, chiusa nelle proprio autovetture, magari considerando il fiume solo l’ennesimo ostacolo al proprio caos quotidiano. Qualcuno prova a fare jogging lungo le piste ciclabile quando disponibili e transitabili, qualche bicicletta si avventura…

Raramente ne senti parlare se non quando qualcuno lo riporta in voga lanciandosi in acqua alla ricerca di un suicidio dove non si capisce se la morte ti colpisce prima per esserti affogato o perché hai mandato giù un’acqua talmente infetta che per mesi sei luminescente.

Non lo so.

 

Genitori e Insegnanti

Due episodi letti nello stesso giorno. La situazione si aggrava.

Insegnanti senza piu’ autorita’ e rispetto, derubricati, senza piu’ rapporto fiduciario con i genitori.

Genitori incapaci di far assumere ai propri fili le giuste responsabilita’, ormai pronti a menar le mani se il pulzello imbecille corre a casa a lamentarsi della giusta punizione ricevuta per l’ennesima mancanza.

Figli protetti, mammoni, incapaci anche di mettersi le dita nel naso. Belle generazioni ci aspettano nel futuro.

 

Gratis

Twitter e’ fonte di spicciolo sapere…

Se la cosa e’ gratis, il prezzo da pagare sei tu! (Il Triste Mietitore).

Dopo lo scandalo di FacciaLibro e degli 87 milioni di profili passati a mignotte, ancora di piu’ e’ semplice verita’!

Ghibellina

Sono passati 50 anni da quell’evento e Burri lo ha fissato per sempre.

Ora che un grande fotografo, Siragusa ha tirato fuori le sue, io tiro fuori le mie.

Sono di qualche anno fa, e per arrivarci c’e’ voluta solo la pazienza e la voglia di ignorare quei mille cartelli di pericolo di una strada che sta peggio del paese, forse e’ rimasta come allora.