Lavori in corso

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Ci siamo. Dopo mesi di annunci e avvisi, ci siamo. E’ arrivato il momento.

Sono cominciati i famosi lavori sul ponte lungo la linea che mi porta da e verso casa. Quindi linea interrotta, navette e treni fuori orari. Una meraviglia.

Cominciamo dall’inizio che poi ridiamo alla fine.

Vi ricordate il Galaxy Express? Bene, non c’entra nulla! Il ponte sul fiume Kwai? Uguale.

C’è un ponte da rifare. C’è tutto da rifare. Lo dicono sempre pure i politici.

Uscita di casa alle 6.45, arrivo in stazione. Sulla banchina i soliti che ci dormono da ieri. Attraverso la stazione, Navetta.

Visto che ci siamo, una dissertazione: A Ladispoli, il concetto di lasciare le bici è una cosa molto soggettiva. Ognuno la lascia cercando di far ammazzare almeno tre pedoni a ogni passaggio. Il più bravo a posizionare il mezzo vince il famossimo e ormai pure abbastanza sputtanato, Mongolino d’oro con schiaffo accademico.

La navetta toppa il percorso, quindi giro panoramico, Ladispoli, Palidoro, Passoscuro, quasi ci mancava un passaggio in riva al mare, due spaghetti alle vongole, Maccarese, giro del paese, stazione, finalmente, possiamo dire. E’ quasi il giorno dopo. Un percorso lineare è diventata l’unione dei puntini sulla carta geografica piuttosto ampio.

Bene, il treno è la e ci aspetta. Siamo già fuori tabella di marcia di almeno una quarantina di minuti buoni. Cacchio, perché non mettono un distributore di caffè in treno. PERCHE’????

Togliamo i soliti che sanno tutto e poi non sanno un cazzo ma sanno ben tirarsi dietro i branchi di pecore con i loro accorati appelli inutili.

Partenza fissata alle 7.50, effettiva, quasi le 8. Arrivo a Termini alle 8.45. Insomma, quasi in orario. Sono riuscito anche a fare colazione. Incredibile.

Per il resto, poco da segnalare. Un marziano incastrato nelle porta, uno con un SS20 sulle spalle, insomma nulla, normale.

Per la serata, invertite il percorso, il casino è lo stesso. I tempi sono gli stessi, e per domani bis.

Mi sento felice. Tanto la vita scorre su di un binario. Che voglio di più?

L’anima del Pendolare

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Giusto perché stamattina, una delle mie coscienze, chiamiamola così, che ha dei bellissimi occhi e un lavoro da schifo, mi ha messo sotto il naso, o meglio su whatsapp, un’immagine che non vedevo da tempo, diciamo pure 11 anni. Non la ricordavo, sommersa chissà dove. E da li’ un susseguirsi di ricordi, di considerazioni e di totali. Lasciamo perdere i totali, va.

E ti rendi conto di essere diventato un Pendolare anche nel DNA. Puzzi di Pendolare, profumi di Pendolare, anche dopo esserti affogato nella doccia.

Anche se sei in un’altra città, nemmeno italica, ai confini dell’Europa e del continente, fai sempre la stessa identica cosa: continui a prendere un treno. Continui a guardare gli orari e verificare biglietto o abbonamento. Un bellissimo treno verde rigetto, di quelli usati dai Pendolari, che dal centro città ti scarozza verso una delle comunità marinare con tanto di cambio in mezzo al niente più assoluto.

Insomma, Pendolare diventi e Pendolare Resti. Pendolare sei.

Per l’eternità.

data: Anno Domini 2008, Febbraio

Località: Dublino

Tempo: freddo, piovigginoso, adatto alle uscite e ai picnic

L’attraversamento dei Morti

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Eppure di gente spappolata ne abbiamo già sentito spesso.

L’ultima una ragazza presa da un treno pochi giorni fa, non lontano da qui. E non è la prima, nemmeno nel breve periodo. E visto l’andazzo, non sarà nemmeno l’ultima.

Ma forse la memoria è labile, forse la memoria è solo a breve termine, forse la gente è distratta da altro, forse alla gente piace il rischio o la dimostrazione di sana stupidità. Forse l’umanità sta cercando ogni modo per autodistruggersi.

Di certo, attraversare in questo modo i binari, solo per risparmiare venti scalini e pochi secondi, è una bella partita: idiozia 2, pirla 0.

Qualcuno potrebbe obbiettare.

Probabilmente i cassamortari sono di tutt’altra opinione e sono pronti a raccogliere quel poco che resta quando qualcuno viene spalmato nei successivi chilometri.

E, da persona che ha visto tirare su con una penna, resti umani spappolati dopo che un treno ha macinato tutto il macinabile, ogni considerazione è tendente al negativo.

A parte il rischio di farsi male, che si vedono scene che sarebbe doveroso riprendere, tanto l’elasticità delle persone coinvolte ricorda più una valanga di fango e pietre durante un lungo periodo di pioggia che gesta atletiche degne degli altari sportivi più alti; in caso di reale emergenza, ovvero “ARRIVA IL TRENO”, uscire da li, per tali atleti di alto livello è pressoché impossibile.

Del genere portate la pasta al dente, che il sugo è già bell’e pronto!

Vero, ma non sufficiente, una sola scala, nemmeno troppo larga con gente che scende e qualcuno che spintona per salire, che richiede un filo di pazienza più del solito, ma in fondo non è questa tragedia. Mi pare che una seconda scala fu proposta e poi bocciata, quando in realtà sarebbe auspicabile.

Ai voglia che senti news sulla Polfer che sta cercando di convincere le persone a non usare questo approccio, ma di fronte a tutta sta gente, manco la proposta di far fermare i treni al binario 1 mi sembra intelligente, tanto ci sarebbe qualcuno che comunque, vorrà attraversare gli altri, sempre e comunque. Ma morisse, così lubrifichiamo meglio le ruote.

Nel medioevo i rei di qualche illecito venivano esposti sulla pubblica piazza come monito. Forse potrebbe essere intelligente tornare a tali regole.