La Banditaccia, toccata e fuga

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Piove, governo ladro, ma non tutto è perduto.

Qualche goccia sulla testa non ci ferma. Toccata e fuga alla Banditaccia con un tempo da lupi, più o meno, piove e non abbiamo tutto questo tempo. Certo, l’ora scelta non è proprio adatta a una visita approfondita, ma tant’è. Questo posto, una volta costituiva il punto di partenza per innumerevoli escursioni in bicicletta. Nel tempo ho passeggiato, camminato, pedalato, percorso questo luogo verso mete boscose.

Oggi il bisogno di sentire quello che provavo si è fatto sentire. Di brutto!

Sia in bianco e nero che a colori. Scatto con qualsiasi cosa mi passi tra le mani.

Certe stazioni radio

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Sarebbero semplicemente da rimuovere, cancellare, spegnere.

Cioe’, cercare qualcosa che ti tenga compagnia e abbia un minimo di intelligenza è compito assai arduo.

Devo fare una quarantina di chilometri tra casa e lavoro.

Di solito uso il treno.

Se uso la macchina, peraltro dotata di autoradio, provo a sentire qualcosa che abbia un senso.

Niente. Solo roba inutile.

La spengo. E’ meglio.

Bolle

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Bolle che portano i nostri sogni.

Anime, ora ci sono, ora non più, solo qualche gocciolina che arriva sulla tua faccia .

Lo sappiamo, non le puoi toccare, delicatissime, in un’attimo se ne vanno con i nostri desideri.

Non parlo mai di fotografia. Non parlo mai di nitidezza, obbiettivi, tecnologia. Non mi interessa l’aspetto tecnico se non per assecondare la mia necessità.

Io uso la macchina fotografia per ricordare, per comunicare le mie idee. Non ho più lo scatto compulsivo, scatto quando qualcosa solletica la mia attenzione. Uso qualsiasi macchina, ultimamente vado di pellicola, ma la fuji si sta rivelando un ottimo blocco per gli appunti.

Queste bolle di sapone lo raccontano. Uscito da poco da un cliente, stanco e con il rodimento ai soliti massimi livelli, eccoci, ti vedo quelle bolle, ti vedo quel ragazzo perso a guardarle. Bolle che vagano leggere e che si perdono scomparendo in pochi attimi.

E quegli appunti li prendo per non dimenticare quegli attimi a malapena percepiti e già andati via.

Non mi interessa farli vedere, adesso più che mai. So che magari, tra qualche anno, scorrendo le foto di questi giorni, gli occhi cadranno su quell’immagine e tireranno fuori dal cassetto tutta una serie di legami sopiti. Le foto sono i segnalibri dei nostri ricordi. Quei piccoli post-it attaccati sulle pagine dei libri per darci il riferimento al paragrafo che tanto ci ha colpito.

Ecco, questa è la fotografia. La storia che si fissa e che fa il nodo al fazzoletto del nostro ricordo.