Edicole che furono…

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Un articolo di giornale di qualche tempo fa, neanche tanto, in verità, riportava le ultime ore di una storica Edicola di Roma. Dopo anni di onoratissimo servizio avevano deciso di sbolognare l’attività sia per motivi economici che per raggiunti limiti di umana fatica.

Una volta, entrare in Edicola era come entrare in chiesa. Occhi spalancati davanti alle grandi meraviglie da sfogliare.

I fumetti di Tex, i quotidiani, nell’intermezzo Le Ore che nei primi tempi si guardavano di sottecchi vergognandosi come cani, poi via via con occhi sempre più interessati e golosi; poi le riviste di fotografia, di elettronica, qualche raccolta di fascicoli. Insomma, entrare in Edicola era come aprire la grotta di AliBabà, tutti i tesori del mondo a portata di mano.

Ma il tempo ha logorato questo rapporto. La religione è finita nelle sabbie del tempo, e le edicole sono rimaste poche, sofferenti e in via di estinzione.

Se prima erano il punto di riferimento della conoscenza e dell’informazione, ora sono relegate a rivendita di biglietti, manco sempre, pagamento di multe, pochi quotidiani che spesso restano invenduti, riviste per signore (che non vorrei dire minchiate, mi sembrano le più numerose), giochini per bambini, film di vecchia data, libri… Chi più chi meno, questo è il repertorio.

Sempre più spesso, per riempire i quattro lati, le riviste vengono sistemate ripetitivamente…. insomma c’è rimasta pure poca sostanza da vendere. Molti editori hanno cessato le pubblicazioni e le poche che restano boccheggiano in attesa della pioggia che non ci sarà.

Un morente che sta esalando gli ultimi sussulti a meno di un cambio di direzione che non c’è. Internet è come l’edera. Vero, porta comodità, ma è devastante per la storia. Ci sta togliendo la memoria.

Togli poi che gestire un’edicola non è proprio una passeggiata di salute. Mi dicono, a domanda diretta, che uno stipendio ci si tira fuori. Ci si deve da fare e sfruttare tutte le opportunità. Rimane sempre un impegno di parecchie ore, dalle cinque del mattino a sera. Quindi serve turnazione, serve la famiglia intera e se per ragioni personali, per problemi fisici, per acciacchi vari questo non è possibile, tocca cedere e tirare giù la serranda o comunque trovare qualcuno che rilevi l’attività.

Quando parlo con il mio giornalaio di riferimento, ebbene si’, c’è il giornalaio di riferimento, mi racconta cose belle e cose pesanti, cose felici e fatica per arrivare a sera.

E pure lui vorrebbe cedere perché ha i suoi problemi. Se è confermato quanto mi ha raccontato, da qui a qualche mese, altre due saracinesche verranno chiuse e nel quartiere due pezzi di storia se ne andranno.

Mi sono messo in testa di trovare le edicole in giro per Roma, lungo i miei percorsi, quelle con qualcosa di interessante e riprenderle.

http://montemario.romatoday.it/monte-mario/chiude-edicola-franco-ferri-trionfale.html

Cassette postali

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Fantasmi di un tempo che va scomparendo.

E ci siamo… un altro articolo che mi ha incuriosito. 

Questa volta riguarda le cassette postali.

Pare, ma la cosa non è confermata, tutt’altro, che il numero di cassette postali sia in diminuzione.

Probabilmente è vero. Probabilmente no. Che senso ha nel ventunesimo secolo avere quelle cassette rosse, spesso vicino ai tabaccai quando ormai si usano strumenti come posta elettronica, messaggerie varie al posto delle lettere?

Da quanto non spedite una cartolina. Credo da millenni. Personalmente lo facevo poco un tempo. Ora no.

Da quanto non scrivo una lettera. Da sempre. Anche di più.

A che servono allora quelle cassette se non per trasferire monnezza, che tra l’altro si può fare elettronicamente, ovvero tu la scrivi sul pc, al destinatario arriva una lettera?

https://www.ilmessaggero.it/roma/senzarete/poste_roma_cassette_postali_buche_lettere_gente_di_roma-4414588.html

Il bottino

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Due giorni di caccia alle Lacrime di San Lorenzo, bottino magro ma interessante:

5 Stelle cadenti, un numero imprecisato di lampi.

Osannato gruppo di ragazzi che ascoltavano roba tipo Marvin Gaye. Sti ragazzi portano speranza per il futuro.

Svariate volpi che hanno attraversato la strada e che ho evitato.

Un paio di cinghialetti paciosi che con massima calma mi sono passati accanto senza neanche degnarmi di un sguardo.

Una mucca quasi in mezzo la strada.

uno splendido esemplare di Civetta; in questo caso, stop della macchina in mezzo la strada, sceso, raccolto il volatile, di giovanissima eta’, ma splendido e posato con gentilezza a distanza della strada. Credo abbia capito il gesto. Non si è ribellato, si è lasciato raccogliere e pare abbia gradito anche le varie coccole fatte mentre lo portavo in sicurezza.

Per ultimo, un grillo formato famiglia, grosso, ciccioso che ha deciso di farsi dare un passaggio dai monti al mare: si è attaccato al parabrezza poco fuori Tolfa, è sceso praticamente sull’Aurelia, gentilmente aiutato da un bastoncino, altrimenti aveva eletto a domicilio lo spazio tra cofano e tergicristallo. Ammazzo che grosso, ammazza come mi ha guardato storto. Se mi becca, ne sono sicuro, mi frigge un pneumatico. Non credo abbia gradito lo sfratto.