Disastri

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I nodi vengono sempre al pettine. Non ci piove.

Ora, la plastica, la trovi a quintali lungo le spiagge. Se una volta uscivi per fare una passeggiata in riva al mare, ora c’è chi si rimbocca le maniche e va in spiaggia per togliere gli avanzi sintetitici che sempre più numerosi vengono scaricati sul bagnasciuga.

In tv senti parlare di microplastiche, residui di plastiche ormai di dimensioni microscopiche, che stanno entrando nella nostra catena alimentare (e che forse, visti i dati, sono già entrate), che in dimensioni maggiori uccidono la vita in mare già minacciata pesantemente da mille forme di inquinamento.

Se non ci autodistruggiamo con le guerre ci riusciamo benissimo facendo deserto del nostro pianeta, e poi ci lamentiamo che il film di fantascienza su futuri catastrofici sono forse troppo fantasiosi, ma basta poco per iniziare a temere che quello che viene raccontato nel film, tutto sommato, non è poi così lontano da quello che potrebbe essere la nostra realta’.

Non lo so, ma credo che all’essere umano piaccia vivere nei propri rifiuti. Il dubbio sale forte.

Oggi ho incontrato tre persone.

Le ho conosciute In spiaggia, dopo l’ennesima mareggiata di questa settimana piovosa e temporalesca, con sacchi della spazzatura e guanti a tirar via un po’ di plastica portata dal mare in riva, tanto per ricordarci che se fossimo più puliti e attenti, probabilmente avrebbero potuto tranquillamente passare la giornata a passeggiare anziché trascorrerla a pulire qualche metro di bagnasciuga.

Siamo ammalati. Vogliamo godere di tutto, ma a malapena sappiamo pulire il bagno. Tutto il resto possiamo buttarlo dove capita, tanto poi il problema non ci sfiorerà.

Ma Madre Natura è furba. Se deve restituire un male, ci si impegna e lo fa moltiplicando per benino il danno causato.

Sta a noi capire la lezione.

dopo una giornata di Cetrioli

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qualcosa di buono deve pure esserci.

Ora di pranzo, secondo il mio fuso orario, che raramente coincide con quello dell’italico popolo.

Esco dall’ufficio, mattinata difficile.

Trovo una piccola alimentari. L’avevo già vista, ma non l’avevo ancora assaggiata.

Hai presente quelle piccole alimentari, una sola persona al banco, il sorriso.

Davanti il locale una persona che serena si gusta il suo panino e relativo Peroncino.

Io devo ancora capire cosa mangiare, se qualcosa di normale o un essere umano.

Guardo il tipo, guardo la birra, intanto passo.

Faccio, diciamo, 5 passi, mi volto, torno indietro, guardo il tipo e formulo: Colpa tua, hai risolto il mio dilemma per pranzo.

Entro, sento parlare una lingua straniera, molto familiare.

Aspetto che il cliente davanti a me esca.

Mi fa, nella lingua antica: A te che ti posso dare?

Mmmhhh, facciamo un panino, mortadella e cipolle gratinate.

Perdonami, il tuo idioma mi è particolarmente familiare. Chi sei, da dove vieni, pronunciati!

Sono di Firenze, la risposta.

E che ci fa un Fiorentino al Pigneto.

Oddio, me lo domandano tutti, qualche volta anche io.

Apposto, ritiro la domanda, e insieme al panino ci prendo un Peroncino.

Te lo incarto.

No, che a malapena arriva alla porta.

Esco.

Il tipo di prima è ancora seduto. Lo avvicina una ragazza, splendida, di colore.

Ok, la giornata volge al meglio, facciamo due sorsi che il tempo stringe.

Lavori in corso

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Ci siamo. Dopo mesi di annunci e avvisi, ci siamo. E’ arrivato il momento.

Sono cominciati i famosi lavori sul ponte lungo la linea che mi porta da e verso casa. Quindi linea interrotta, navette e treni fuori orari. Una meraviglia.

Cominciamo dall’inizio che poi ridiamo alla fine.

Vi ricordate il Galaxy Express? Bene, non c’entra nulla! Il ponte sul fiume Kwai? Uguale.

C’è un ponte da rifare. C’è tutto da rifare. Lo dicono sempre pure i politici.

Uscita di casa alle 6.45, arrivo in stazione. Sulla banchina i soliti che ci dormono da ieri. Attraverso la stazione, Navetta.

Visto che ci siamo, una dissertazione: A Ladispoli, il concetto di lasciare le bici è una cosa molto soggettiva. Ognuno la lascia cercando di far ammazzare almeno tre pedoni a ogni passaggio. Il più bravo a posizionare il mezzo vince il famossimo e ormai pure abbastanza sputtanato, Mongolino d’oro con schiaffo accademico.

La navetta toppa il percorso, quindi giro panoramico, Ladispoli, Palidoro, Passoscuro, quasi ci mancava un passaggio in riva al mare, due spaghetti alle vongole, Maccarese, giro del paese, stazione, finalmente, possiamo dire. E’ quasi il giorno dopo. Un percorso lineare è diventata l’unione dei puntini sulla carta geografica piuttosto ampio.

Bene, il treno è la e ci aspetta. Siamo già fuori tabella di marcia di almeno una quarantina di minuti buoni. Cacchio, perché non mettono un distributore di caffè in treno. PERCHE’????

Togliamo i soliti che sanno tutto e poi non sanno un cazzo ma sanno ben tirarsi dietro i branchi di pecore con i loro accorati appelli inutili.

Partenza fissata alle 7.50, effettiva, quasi le 8. Arrivo a Termini alle 8.45. Insomma, quasi in orario. Sono riuscito anche a fare colazione. Incredibile.

Per il resto, poco da segnalare. Un marziano incastrato nelle porta, uno con un SS20 sulle spalle, insomma nulla, normale.

Per la serata, invertite il percorso, il casino è lo stesso. I tempi sono gli stessi, e per domani bis.

Mi sento felice. Tanto la vita scorre su di un binario. Che voglio di più?