1:34 tuona

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Una botta cupa, inattesa.

Stavo prendendo a mazzate quel pescivendolo strano, con la proboscide e due chele. Voleva propinarmi delle sarde e io non le volevo e lui insisteva. Diceva che al forno con le patate,sarebbero eccezionali.

Alla fine, spunta fuori la mazza da baseball, non so da dove, e inizio a corrergli appresso, prima nel mercato, tra i banchi, poi sul pack in mezzo ai ghiaccia.

Boh. Ma poi, era un sogno? Oppure vivo più vite. chi lo sa. Qualche dubbio c’è.

Dicevamo, una botta secca, forte, sento Nora che si agita, inizia ad abbaiare. E’ un cane sensibile, se non sbrana qualcuno quando è sotto tensione non è felice. Dovrei procurarle tutti i giorni qualche Pincer da sgranocchiare, altrimenti ha problemi di digestione.

Che si fa’?

Altro botto, insieme a un lampo, tale che a un demone si è scoperta la chiappa sinistra.

Nora si lamenta ancora di più e io non ho un Pincer da metterle sotto mano.

Nora ama i Pincer, un filo di olio, appena scottati…. fenomenale.

OK, piano B. Vi ricordate i miei Piani? No? andateveli a cercare, sono in giro per questo sito.

Piglia Nora,la molli un attimo in giardino, lei urla e maledice per qualche istante l’intero universo creato e da creare e poi rientra.

Infine, l’acchiappi, la butti sul letto, e hai risolto acchiappando due piccioni con un fava: uno scaldino naturale a forma di salsicciotto con coda e zampe e il silenzio sopraffino, nel frattempo, di fuori, L’inferno!

Ronf.

ps. per una volta non ho visto Draghi volteggiare, forse, due sfiammate, però, credo di averle intraviste, non sono sicurissimo.

Dove va?

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La scala

Giovanotto, senta ‘n po’.

Dica, posso esserle utile? Che succede?

Giovano’, siccome ce vedo poco, me po’ di’ che ce sta’ lassù?

Lassù dove?

A Giovano’, quella cecata e mezza sorda so io; te sei giovane, ancora t’areggi in piedi; se dico lassù, è lassù, in cima alle scale.

E che ne so’, signo’, la scala è lunga, la salita è tanta, mica lo so’ che ce potemo trovà in cima a tutti sti scalini. Io nun ce so’ mai andato prima.

Seee, vabbè, e mo’? Che volemo fa’? Se sparamo tutta sta salita solo pe vede’ che ce sta? Io so’ vecchia è pure stanca.

Se po’ sempre fa un tentativo. Magari nun trovamo niente, o magari, trovamo tutto. Sempre mejo de resta’ cor dubbio.

E nun lo so giovano’. Ce so’ voluti tutti st’anni, ma ancora nun ho capito quello che vojo. Ce sta’ tanta de quella nebbia che me so persa per strada da un pezzo. So’ solo che sta vita me sta stretta e dopo tutti st’anni a fa avanti e indietro dar quinto piano, ‘ndo abito, vorrei quarcosa de piu’, quarcosa che me faccia torna’ il sorriso. Quarcosa che me dia la voja de vive e la forza pe anna’ avanti n’artro po’ de anni.

Signo’, io nun lo so’ se je posso fa torna’ il sorriso che cerca, ma potemo fa ste scale insieme. Male che va, c’e’ sempre quel raggio de sole in cima. E’ sempre meglio der bujo che ce circonda. Me dia quella busta, che me pare bella pesante. Je la porto io. Come m’ha detto che se chiama?

Liberamente tratto da ‘dialoghi insensati di un Unicorno ubriaco’.