Manutenzione

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Dall’ufficio, mail, ricevuta e vista al volo: ti ho scritto un scritto un messaggio whatsapp per il server di bla bla bla. Sta sotto la tua scrivania. Guardo WhatsApp: Il server di bla bla bla e’ sotto la tua scrivania. Ti ho mandato un’email. Azz. cosa importante ha da essere. nota: Tale lavoro peraltro si farà tra non meno di 4 giorni. Questi giorni sono fuori per altri impegni e l’ansia non fa parte della mia vita e preferirei che ne restasse fuori. Pertanto una mail e un messaggio che dicono la stessa identica inutile cosa, credo sia un pò troppo. Rientro in ufficio, giusto per incrociare la fonte di tutti i mali, pardon dei messaggi: Guarda ti ho inviato una mail per dirti… AH! Ecco di chi era quella scritta con vernice nera sul muro qui di fronte con su scritto: ti ho mandato un messaggio whatsapp. E venne il cane che si mangio il gatto che si pappò il topo che mio padre alla fiera comprò…. Sempre in attesa del grande Aphophis stiamo.

Nota di chiusura: questo post è stato rimaneggiato ormai non so quante volte. Mi vengono in mente particolari su particolari e li vorrei aggiungere tutti, ma non finirei più. Posso solo dire che lo stress fa male, soprattutto ai giramenti di maracas.

Caronte

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Oggi scomodo anche lui.

Giovedì, una mattina come tante. Testa bassa, scassatura alta, rodimento altissimo.

Come tutte le sante albe, si piglia il treno bianco per Tomorrowland.

Libro, musica, messaggi, il solito menù.

Stazioni che si accavallano, le solite facce disperate.

Noi pendolari viviamo nei treni, ci riconosciamo dall’odore, qualche volta anche dalla puzza, soprattutto d’estate e su certe tratte, un’essenza mista di cipollone andato a male e foglie bagnate in decomposizione, dal tipo di argomentazione usata, dalla borsa, dalle scarpe. Insomma ci annusiamo come i cani. Immaginate che spettacolo.

Arriviamo anche a occupare sempre le stesse poltroncine. Quasi come se una minima variazione potesse cambiare le sorti dell’universo tutto. Più probabile sono quelle che meno ci danno fastidio quando si viaggia contro sole.

Davanti a me, due signore, cartapecora, direi, età riconducibile circa a quella del ferro o poco oltre.  Ciascuna assorta nel suo mondo, una sta’ dando da mangiare alle farfalle, l’altra vede lucciole e le scambia per lanterne. Du’ crepe, Ca vans dir.

Le stazioni sono tappa fissa per incontrare altri simili, studenti caciaroni, genti di ogni razza, alieni dai pianeti più lontani della confederazione. Qualche volta anche Romulani in gita di piacere.

Stazione Aurelia: tappone dolomitico prima di lanciarci nella pancia della capitale. Salgono le ultime persone prima di affrontare l’intestino del drago. Chissà cosa avrà mangiato ieri sera.

Porte che si chiudono, treno che molla i freni e parte. Un nitrire di watts. Pochi metri e si entra nel tunnel, senza luce in fondo e no, questo non si può arredare, troppo traffico.

Passa qualche minuto, la bestia rallenta fino a fermarsi nel buio profondo. Non è inusuale una tappa nel profondo dell’intestino tenue della fiera, serve per migliorare la peristalsi; magari diventa anomalo quando la pausa inizia a superare i dieci, undici, tredici, quindici minuti, tre anni, cinque, secoli, ere.

Personalmente me ne strafrego di quanto tempo il trabiccolo decide di fare pausa. Telefono carico, cuffie in posizione pronte a entrare in servizio, libro a portata di tiro. Non ho fretta, peccato, mi manca un caffè.

Sono troppi anni che viaggio in treno, non ho nulla da perdere, non posso intraprendere azioni in grado di migliorare la mia situazione, il resto della giornata si preannuncia di cacca, chi me lo fa fare ad agitarmi?

Le due davanti a me, prima ignare dell’esistenza dell’altra, iniziano a civettare:

Se prendevo il bus… ma no signora, il bus non lo poteva prendere, ma ogni giorno questo treno fa ritardo (ndr, dopo un anno e mezzo, i ritardi gravi si contano sulle dita di una mano. Ci sono, per carità, ma non così devastanti come a ogni minimo rallentamento tutti vanno urlando; peggio stanno quelli che fanno le tratte verso Frosinone, verso Viterbo: loro si’ che hanno di che smadonnare). Avrei dovuto farmi dare il passaggio da mio marito, era meglio che prendevo l’asino, oddio non mi prende il telefono….

E quì inizia l’apoteosi. Un orgasmo di suoni inutili. Un concerto di note affardellate da eloquenti espressioni facciali degne di maestri storici della mimica.

Io davanti al dilemma: metto le cuffie e non sento ste due galline manco commestibili, o resisto e arricchisco il mio bagaglio culturale di un mare di minchiate inutili quanto improbabili? Decido per la seconda: la cultura non ha prezzo, per la musica, recuperiamo poi con qualche bel pezzo rock.

Una serie di chicche che hanno stravolto la mia conoscenza e hanno richiesto le mie personali risposte alle domande fondamentali dell’universo, di cui alcune elaborate e riproposte dai due pennuti.

Alcune sono indelebili:

Oddio il cellulare non prende, se mi cerca qualcuno cosa farà se riceve il messaggio di persona irraggiungibile. Signora Mia, ringrazierà il cielo di non averla trovata e finalmente si dedicherà a cose ben più utili di starla ad ascoltare.

Non riesco a contattare mio marito, non c’e’ segnale, come farà poveretto; Signora mia, glielo dico sempre io: starà comprando una boccia di spumante e si preparerà alla tanto pregustata trombata con  la cameriera sperando vivamente che lei non torni a casa.

Potevamo prendere la metropolitana. E certo, signora mia, perché dalla stazione Aurelia alla metro c’e’ il teletrasporto e quel nastro di traffico che praticamente non si muove, qualche volta va in retromarcia, è un semplice miraggio di burloni incalliti.

Potevamo prendere il treno dopo: E certo, perché sapendo che questo è fermo in galleria, passa direttamente sul raccordo anulare e taglia per la Cristoforo Colombo. Vuoi mettere?

Glielo avevo detto io, avremmo fatto prima con la macchina: apposto, la chicca suprema, l’apice di ogni risposta: prendi la macchina e compra una vocale. Ma ‘ndo caXXo vai che dalla faccia, t’avranno tolto la patente almeno una decina di anni fa!

Perché non riparte…. perchééééé: al treno non gli va di sentire le sue cazzate. Il locomotore è stato staccato e se ne è andato a cogliere le margherite, signora.

Quasi alle scene di sangue e di isteria collettiva, arriva l’interruzione. La disperata voce del Capotreno, probabilmente l’ultima sua volontà, cerca di fare l’annuncio salvifico: Ehem, Signore e Signori, morti e vivi, santi e peccatori, il treno farà aldfkjetromaradfafdascia, scusate,  R E T R O M A R C I A fino ad ad Aurelia.

Aaaarg, le due signore divise tra una gioia incontenibile – no, per carita’ non si spogli, sono giovane, certe scene potrebbero essermi fatali – e l’aver scoperto che si, anche i treni hanno la retro.

Momento di panico: come? torniamo indietro? perchéééééé, noi dobbiamo andare a lavorare. Noi mandiamo avanti l’universo intero. Aiuto, non si può tornare indietro così. Questa è rivoluzione. Oddio il ciclo.

E da lontano si sentono rumori sconnessi. Accanto ci passa un treno, più vuoto che vivo. E noi iniziamo a muoverci.

Beeeeelo, andiamo a prendere la metropolitana. Come no.. leggi sopra.

Perché il telefono ancora non prende. Signo’, sempre sotto al tunnel stamo! E accendilo sto neurone morto!

Nel frattempo, cosa importante, inizio a valutare le alternative, i famosi piani A B C D E: 

il piano A è in corso.

il piano B: poco applicabile. Prendere un bus e riuscire ad arrivare alla Metro la vedo lunga e guardando fuori, ancora più lunga. mmmh. no.

Il piano C: niente, ora che qualcuno arriva a prendermi, sono andato in pensione.

Il piano D: magari, ma mai c’e’ l’amante quando ti serve. Sempre lontana e non disponibile. No! non ci pensate: le due galline solo per il brodo. Anzi no. Cibo per gatti.

Piano E: uccidi. Non arriverai al lavoro, ma almeno ti diverti.

E infine il treno si fermo’. Non ho ben capito, dovrei vedere il replay, se si sono aperte prima le porte o le due hanno attraversato le pareti. Fatto sta che non le ho più viste. Credo, anzi, di aver sentito una Ola proveniente dall’intero vagone … ma non posso garantire.

Mi alzo in piedi, e senza neanche pensarci mi parte una frase a volume alto: Ella Madonna, per fortuna che sono andate, mi si son trifolati i testicoli. Servire caldi su un letto di rigatoni.

Dal sedile avanti, un poliziotto: Eh si, succede, purtroppo! Mi sa che anche il tipo abbia fatto le mie stesse pensate!

Eddai. Mi sono fatto riconoscere anche oggi!

NDR: so’ che è un poliziotto perché come al solito ci si riconosce come i cani, Vedi sopra e se non sei stato attento, riparti dalla prima parola.

Ma il destino ha altro in serbo per me: tempo due secondi vedo gente tornare indietro, risalire in treno: Che fate? Pare si riparta. Bello, torno di corso in postazione, cioè, tre passi esatti, stavolta cuffia e musica in posizione. Delle due ancora nulla, la speranza cresce.

E il treno si mosse nel verso giusto, verso la dannazione, verso il centro della Capitale.

E le due? boooohhhh, penso abbiano visto un treno ripartire, sedute nel loro bus in fila in mezzo al traffico. e una serie di manine fare Ciao Ciao dai finestrini. Chissà di cosa avranno parlato poi.

Alla prossima. Scappo che ho un treno da prendere.