Idee

Pubblicato il 1 commentoPubblicato in Blog, fotografia, pensieri

Le idee non sempre sono lampadine che si accendono. Magari sono piccoli semi che crescono alimentati da piccole farfalle luminose che si incontrano lungo la via nei momenti più inaspettati.

Prima un libro di Mccurry, poi un post di un altro fotografo, Alex Coghe. Giorni fa, un altro post su Lomography su di una fotografa vietnamita. Il seme si è mosso. ha tirato fuori una piccola radice e sta cercando la luce.

L’idea è semplice. Tornare alle agende di scuola. Gente della mia età ci scriveva tutto, anche di più tranne che le cose di scuola. Un pieno di scritte, disegni, frecce, l’impossibile. Se poi cercavi di capire a che ora interrogava storia, era un problema.

Spostiamoci nel XXI secolo. Non lo so se i ragazzi di oggi amano fare le stesse cose. Ho i miei dubbi. Vivere nei social ha il suo costo. E’ parecchio che non vedo diari infarciti di foto e parole.

Andiamo ancora più avanti. Noi abbiamo Facebook, abbiamo Instagram, abbiamo i blog. Pubblichiamo qualsiasi cosa, ma in modo statico, sequenziale. Non è facile su una pagina infilare una scritta, una puttanata qualsiasi, sovrapposta, girata, di un colore strambo, con i cuoricini intorno, con una riga di traverso e con la scritta: Forza qualche cosa che tagli a metà la pagina.

Sui social proprio no. Qualcosa sui Blog, ma parliamo sempre di una rigidità fuori dal normale. Per quanto gli strumenti siano avanzati e anche evoluti.

E’ un pò che cerco strumenti validi per costruire una pagina di diario come a scuola. Per il momento poco. Posso lavorare con Fotoshop, con adobe Spark, con roba simile, ma ancora nulla.

Esistono i prodotti per la creazione di illustrazione, come Illustrator, sempre di Adobe. Pero’, manca come al solito l’elemento più importante. Essere pratici.

Se piglio un foglio bianco, ci incollo su due foto di sbieco, e poi con due pennarelli colorati inizio a buttare giù pensieri scoordinati, in pochi istanti faccio la magia. Domani posso poi aggiungere qualche altra cosa.

Ottenere lo stesso su un sito web non mi pare così agevole.

Posso provare magari a fare qualcosa in locale, esportare il tutto in html e caricare sul blog, ok, ma alla fine sempre cosa complicata è.

Come per la pagina di copertina, posso creare un’immagine con quello che voglio io, scritte sbieche, immagini storte, alla fine mi avvicino un pò di più.

Insomma, avete capito, voglio creare qualcosa che possa essere la stessa cosa di un vecchio diario di scuola ma aggiornato ai tempi attuali. Idea semplice, realizzazione un pò meno. Fino ad ora, solo con Spark sono riuscito a fare qualcosa di abbastanza veloce, che resta comunque un’immagine precompilata, non qualcosa che posso modificare al volo direttamente sul web.

La stessa cosa fatta su un quaderno da due soldi preso al negozio cinese si risolve veramente in modo estremamente veloce. Tradotto: signora Rosa, ancora non ci siamo.

Ora, seconda valutazione: fare un album in questo modo migliora la visibilità, la fruibilità, il piacere di sfogliare qualcosa non statico, diverso di pagina in pagina, qualcosa di vivo.

Un album normale è comunque sequenziale, statico, tutte le pagine, uguali, simili, cambiava solo l’immagine. Si, possiamo cambiare la grafica, ma resta la sua freddezza.

L’idea del diario scolastico ci dà una scossa. Cambia le regole del gioco. Ravviva uno strumento troppo irrigidito. Qualcosa che richiede di soffermarsi. Qualcosa che chiede anche l’uso di altri sensi, le mani, per esempio, che devono muoversi, per girare e rendere leggibile la pagina. Insomma, con strumenti elementarsi scatenare la comunicazione.

Cassette postali

Pubblicato il Lascia un commentoPubblicato in Blog, fotografia, in giro, ricerche, vintage

Fantasmi di un tempo che va scomparendo.

E ci siamo… un altro articolo che mi ha incuriosito. 

Questa volta riguarda le cassette postali.

Pare, ma la cosa non è confermata, tutt’altro, che il numero di cassette postali sia in diminuzione.

Probabilmente è vero. Probabilmente no. Che senso ha nel ventunesimo secolo avere quelle cassette rosse, spesso vicino ai tabaccai quando ormai si usano strumenti come posta elettronica, messaggerie varie al posto delle lettere?

Da quanto non spedite una cartolina. Credo da millenni. Personalmente lo facevo poco un tempo. Ora no.

Da quanto non scrivo una lettera. Da sempre. Anche di più.

A che servono allora quelle cassette se non per trasferire monnezza, che tra l’altro si può fare elettronicamente, ovvero tu la scrivi sul pc, al destinatario arriva una lettera?

https://www.ilmessaggero.it/roma/senzarete/poste_roma_cassette_postali_buche_lettere_gente_di_roma-4414588.html

Coccia di Morto

Pubblicato il Lascia un commentoPubblicato in Blog, fotografia, in giro, Le notti degli Unicorni, pensieri

E tanto lo sapevo che pure questa notte non avrei dormito.

Un’altra occasione dove il cervello non si vuole fermare, i pensieri viaggiano e noi stiamo a fare la schiuma.

Peggio, mi sono proprio levato dal letto. Mi sento un satellite geostazionario per rilevazioni meteorologiche che ruota intorno a qualcosa. Il qualcosa è quel povero cuscino. E mentre tutta la famiglia se la dorme alla grande, io scrivo. Ho preso il pc, seduto a questo angolo della cucina, digito tasti, vomito pensieri, per lo più inutili.

La penisola è comoda, per mangiare e per passare la notte insonne.

Sexy, in mutande, seduto sul trespolo, aka, lo sgabello, la tastiera davanti, un cervello in pappa dietro.

E visto che ora, quando l’orologio del forno segna l’una di notte, tocca pure inventarsi qualcosa. In fondo devo sempre arrivare fino alle 6.

Quando mi sono sdraiato, o meglio, quando ho provato a sdraiarmi, il primo flash è stato: vuoi vedere che stanotte sarà più in bianco di ieri, che , voglio dire, non è che sia stato un esempio di riposo e recupero.

Il drago mi dice che sto’ cercando di farmi prendere un colpo. Può darsi. Vedremo. Non fanno più effetto neanche gocce, pastiglie, legnate.

Cambiamo per un attimo discorso. Magari ci viene l’ispirazione giusta. Che infatti si son fatte le due.

Stamattina, o meglio ieri mattina, sono andato a dare un’occhiata al distributore dove qualche giorno fa, una tromba d’aria ha scaraventato una Smart a qualche decina di metri da dove era parcheggiata uccidendo chi era alla guida. Addio Noemi.

Fuji al seguito.

Zona: Fiumicino. Via Coccia di Morto. Praticamente dietro l’aeroporto, tra Focene e Fiumicino stesso.

Che dire… A guardare il distributore, da una certa distanza, tolte i bandoni arancioni ormai onnipresenti, non sembra aver subito grandi danni. Manca un pannello del tetto, qualche cosa è un po’ spiegazzato.

Avvicinandosi, invece, si inizia a fare i conti con il caos.

Il prato davanti la struttura è devastato. A terra pure due pompe strappate dai piedistalli. Due pompe, per intenderci, storiche, arrugginite, ma comunque non più in verticale, belle sdraiate sul prato strappate dai rispettivi basamenti. Una struttura metallica ormai masticata. Il cartello che indica il distributore totalmente smontato. Dall’altra parte della strada, la rete, la recinzione dell’aeroporto, la barriera della ciclabile ripristinate entrambe con la rete arancione temporanea da cantiere in attesa di rimettere tutto a posto. La macchina è stata rimossa. Cazzo, morire per un pacchetto di sigarette. Dietro la pompa di carburante, una abitazione, semi nascosta; non c’è più il tetto. Bella botta. Tra un po’ scatteranno di avvisi Tornado come siamo abituati a vedere negli States. Vedremo in giro i cacciatori di Tornado con pickup pieni di attrezzature correre lungo strade deserte per catturare questi eventi.

Ma la vita continua. Non può essere altrimenti.

Il bar è aperto come anche il lava macchine. Il primo caffè della giornata arriva.

Al banco avventori abituali, li riconosci dal tipo di chiacchiera. Gente che rallenta, che guarda, gente che osserva e passa. A me che scatto foto, non fa caso nessuno. Meglio.

Domani ci saranno altri tornado, altri morti.