Bolle

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Bolle che portano i nostri sogni.

Anime, ora ci sono, ora non più, solo qualche gocciolina che arriva sulla tua faccia .

Lo sappiamo, non le puoi toccare, delicatissime, in un’attimo se ne vanno con i nostri desideri.

Non parlo mai di fotografia. Non parlo mai di nitidezza, obbiettivi, tecnologia. Non mi interessa l’aspetto tecnico se non per assecondare la mia necessità.

Io uso la macchina fotografia per ricordare, per comunicare le mie idee. Non ho più lo scatto compulsivo, scatto quando qualcosa solletica la mia attenzione. Uso qualsiasi macchina, ultimamente vado di pellicola, ma la fuji si sta rivelando un ottimo blocco per gli appunti.

Queste bolle di sapone lo raccontano. Uscito da poco da un cliente, stanco e con il rodimento ai soliti massimi livelli, eccoci, ti vedo quelle bolle, ti vedo quel ragazzo perso a guardarle. Bolle che vagano leggere e che si perdono scomparendo in pochi attimi.

E quegli appunti li prendo per non dimenticare quegli attimi a malapena percepiti e già andati via.

Non mi interessa farli vedere, adesso più che mai. So che magari, tra qualche anno, scorrendo le foto di questi giorni, gli occhi cadranno su quell’immagine e tireranno fuori dal cassetto tutta una serie di legami sopiti. Le foto sono i segnalibri dei nostri ricordi. Quei piccoli post-it attaccati sulle pagine dei libri per darci il riferimento al paragrafo che tanto ci ha colpito.

Ecco, questa è la fotografia. La storia che si fissa e che fa il nodo al fazzoletto del nostro ricordo.

Cerchiamo di capirci

Pubblicato il 1 commentoPubblicato in Blog, in treno, pensieri
Sono io che ormai ho accumulato talmente tanta stanchezza che non mi reggo in piedi e come mi appoggio crollo da qualche parte, o e’ la stagione che aumenta il desiderio di letargo. Fatto sta’, che si dorme poco. Magari non solo io, ma resta il fatto che quello che dovrei fare di notte, lo sto facendo di giorno. Oggi, salito in treno, morto scoppiato da una parte. Per fortuna che l’orologio biologico e il controllore che azzecca sempre il momento giusto hanno per il momento messo un limite alle mie catalessi. Prima o poi arriverò in capo il mondo: aprirò gli occhi, imprecherò per un attimo e diro: bella l’aurora boreale, ma come ci sono arrivato? Ma siccome pare io non sia l’unico, da una parte mi conforta il fatto che il mondo si perderà addormentandosi prima della giusta fermata e proseguirà fino in alla fine dell’universo o fino a quando qualcuno, mosso da pietà, andrà li e con delicatezza fara: Oh, Oh, ma te voj sveja’!!! Vedi che semo arrivati da un pezzo e s’è pure scotta la pasta.