1989-2019

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Ma quante cose mi sono perso. Ma quante né potrò forse recuperare?

Non amavo i Pink Floyd. Li ho scoperti un filino in ritardo. Parecchio in ritardo.

L’altro giorno in macchina sento parlare del concerto di Venezia: 1989, notte dei tempi. Che testa bacata avevo.

Stasera, sviluppo pellicola colori, in sottofondo quel concerto e accanto la mia musa… Tripletta assoluta. Magica. Meravigliosa.

Ho preso la pessima abitudine di far collimare i miei pensieri come puntini da unire con la matita. Disegni sempre più complessi e curiosi.

Che cammino strano sto facendo.

Per alcuni versi sto andando a ritroso riscoprendo sensazioni dimenticate.

Per altri sto andando avanti. Non so. Non so’ in che direzione io stia andando.

Il grande saggio

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Un giorno passai di là. Non ricordo nemmeno perché. Passavo di là e basta. E’ una zona che amo profondamente e da cui, forze superiori, mi sono allontanato ma non troppo.

Il grande saggio mi guardò da lontano. No so, ma ebbi la percezione che un sorriso si era formato sulla sua corteccia, me ne sentii attratto.

D’un tratto una voce mi chiamò. Credo che fosse una voce, ma non riuscivo a percepirla come tale attraverso i sensi esterni. Era nella mia testa, tra i miei pensieri. Chiamava il mio nome. La voce veniva dal nulla, sembravano le foglie a formare le lettere del mio nome.

Mi fece avvicinare. Intorno nessun suono, un silenzio irreale. Anche la luce si era messa da parte. Lui doveva parlare con me.

Mi sentivo osservato, studiato, analizzato. Intimorito.

Mi disse delle cose, cose molto personali. Non le ho mai dette ad anima viva.

Poi mi mandò a quel paese.

So solo che ogni anno, ogni volta che ne sento il bisogno, torno da lui a chiedere consiglio. Lui è li, pronto a darmi la sua esperienza, pronto a passarmi un pizzico di conoscenza universale che a me manca.

L’ho rivisto poco tempo fa. Maestoso, come al solito, sicuro e certo nelle sue affermazioni.Bellissimo nel suo mondo. Vive in questa dimensione e in infinite altre dimensioni. E’ pura esistenza. pura energia.

Ha un modo tutto suo per comunicare. Le parole non attraversano l’aria. Sono pura emanazione di pensiero che sgorga direttamente nella testa. Ogni concetto pesato, preciso, perfetto, assoluto.

Ascoltarlo è come sedere a un concerto di mille strumenti. Tutti perfettamente pesati e allineati. Melodie che si moltiplicano e si susseguono.

Era lì da molto prima che io nascessi. Resterà pure dopo che me ne sarò andato. Ci osserva, ci guida, ci consiglia. Troppo spesso siamo noi che abbiamo perso la capacità di ascoltare questo tipo di musica.