Vite sospese

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Ariccia, nuovo ospedale, nuovo pronto soccorso, fogli spiegazzati di divieti e obblighi. Nulla cambia, tutto si ripropone con i medesimi vestiti di scena,  anche la sofferenza si manifesta con i soliti feticci e i soliti rimedi.

L’attesa snervante di una risposta. L’ineluttabilità di una vita che inciampa nei propri malanni, l’osservare la gente che  spegne la propria esistenza in attesa di risposte alle solite domande e ai soliti tempi canonici della natura e dell’umana organizzazione.

E, fermando un attimo i giochi, realizzi tutta la miseria umana che tanto si dimena, convinta di essere Dio superiore,  ma che prima o poi si trova a dover pagare un conto non desiderato e non cercato e spesso, parecchio salato. I conti tornano sempre. E’ il destino a decidere quando.

Soffitto bianco, luci  al neon.  Pavimento arancione e pareti di un verde strano forse a causa delle luci stesse.

Malati che vengono e che vanno, come una corsa di palline. Vi ricordate quelle che si facevano nei giorni spensierati, d’estate, al mare?

Certe stazioni radio

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Sarebbero semplicemente da rimuovere, cancellare, spegnere.

Cioe’, cercare qualcosa che ti tenga compagnia e abbia un minimo di intelligenza è compito assai arduo.

Devo fare una quarantina di chilometri tra casa e lavoro.

Di solito uso il treno.

Se uso la macchina, peraltro dotata di autoradio, provo a sentire qualcosa che abbia un senso.

Niente. Solo roba inutile.

La spengo. E’ meglio.

Visioni

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Memoria perversa e laterale, la mia…. Vedo una situazione e il neurone parte e va in archivio.

Poi dalla differenza scatta la visione folle che sovrappone la realtà con lo storico e siccome le due cose raramente combaciano, parte l’idea perversa che fa scattare il sorriso.