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Fatemi Uscire

“Fatemi uscire da qui” disse il piccolo triciclo bianco e rosa.

Era ormai una consuetudine. C’era, anzi c’é, un piccolo parco dove la gente, per non buttare inutilmente i giochi dei loro figli ormai cresciuti, portava casette, biciclette, tricicli, pupazzi di ogni sorta. Una piccola città di animali colorati e piccole ruote di plastica.

Un grazioso triciclo rosso e bianco si era avvicinato all’uscita. Voleva fare un giro, vedere come era il mondo fuori di quei pochi metri. Si era un po’ stancato di trotterellare li dentro tra animali paffuti e casette colorate. Voleva solo superare quel cancello e vedere cosa c’era fuori, ma non c’era verso di aprire quella via; un ostacolo altissimo, dal suo punto di vista.

Aveva provato in ogni modo, con la forza, spingendo, facendo aiutare dal cane a pois che ora si riposava sotto a un albero. Aveva tentato di arrampicarsi. Aveva chiesto aiuto a chi passava.

Lui non poteva saperlo, ma il parco, come tanti altri era stato chiuso.

Tutti passavano frettolosamente ignorandolo. Ciascuno nascosto dietro quello strano bavaglio che fino a un anno prima non si sapeva nemmeno cosa fosse. Niente risate, nessun calcio a un pallone. Niente bambini che se lo sarebbero litigato.

Non sapeva leggere, non aveva radio, tv, internet. Non sapeva nulla di quello che succedeva fuori. Nel mondo imperversava la pandemia e tra le tante imposizioni c’era quella della chiusura degli spazi verdi. Nessuno entrava e nessuno usciva. Ma a lui non era stato detto. Lui avrebbe voluto solo vedere il mondo.

Supportami.

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