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Metropolis

La pellicola ha una magia che la rende unica. Si chiama attesa.

Metti il rullo, parti, scatti, torni. E ora? Ora aspetti. La devi sviluppare, intanto. Che poi tu lo faccia presso un laboratorio o a casa non fa differenza: devi attendere! 

Con una digitale avresti fatto presto, scatti, premi un tasto, ecco l’immagine; pochi istanti dopo lo scatto è già pronta per essere consumata.  Non c’è stacco, non c’è distanza. Non c’è ricordo.

Con la pellicola le sensazioni cambiano. Oggi scatti, chissà quando vedrai il risultato. Ho due pellicole ferme di là da qualche giorno, attendo la terza ancora a metà per essere sviluppate e il tempo passa.

La foto si scolla dal soggetto di partenza, prende vita, diventa autonoma, taglia quel cordone tra creazione e visione. Quello che guardi non ha più legame con il soggetto originale ormai perso nel tempo. In un certo senso è come guardare vecchie cartoline della tua città: riconosci i luoghi, ma non li senti tuoi, li senti lontani anche se li conosci benissimo.

Poi, provare pellicole diverse, con una propria personalità cambia ancora di più le sensazioni provate nel momento della visione.

Ho provato questa Metropolis.

Colori metallici, carattere forte. Guardare queste immagini con questa resa cromatica rende spettacolare la visione. Mi sa che me ne devo procurare una mezza camionata, facciamo due. Eppure scatto in bianco e nero, ma questa pellicola mi ha stregato.

Foto scattate in giro, nel mio mondo, stazione, dietro casa, notte, giorno, monumenti, Roma, Viterbo, segni del natale in corso, fabbriche, ci ho messo un po di tutto. 

E devo dire che la cosa mi piace.

Supportami.

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