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Punti di Vista

Quantità, qualità o entrambi?

Bel dilemma.

Meglio scattare poche foto, soprattutto ora che ho ripreso a cliccare sulla ferraglia analogica?

Oppure avere libertà di scatto all’infinito, salvo batteria e passare poi il resto del tempo a riguardare mila scatti per selezionarne gli stessi che selezionerei con l’analogico?

Il primo aspetto ha un limite fisico, di pelle, direi: la pellicola costa; costa acquistarla, costa, svilupparla, hai un numero limitato, devi prevedere sempre cosa e come farai le foto per non rischiare di restare a secco; devi chiedere all’oracolo per ogni cosa, dal tempo alle galline.

Nulla può essere lasciato al caso, gli spazi di manovra sono limitati. Un errore grossolano e niente click.

Col digitale, basta che ti porti batterie e Sdcard. scatti come ti pare, dove ti pare, con la luce che ti pare. Il culo semmai te lo fai dopo per scremare le mila foto inutili e tirare fuori scatti utili.

Ecco forse la differenza è tutta qua:
Il digitale guarda alla quantità; non serve attizzare l’ingegno per avere tra poche foto scattabili il maggior numero di fotogrammi utili. Ti dicono di scattare come se non ci fosse un domani. Non serve tenere acceso il cervello, tu scatta, che un po’ di fortuna ci sta quasi sempre. Anche se non pensi, forse una foto utile viene fuori. Forse.

In analogico, tutta un’altra storia. I limiti sono evidenti fin da subito.

Domenica passata, gita a Napoli, 2 rullini a disposizione, 72 foto. Tirando, 76…. non di piu’. Una giornata con tutto quello che si può beccare in giro per questa meravigliosa città, qualcuno potrebbe portare banchi di memoria da 128G, diciamo una saccocciata.

Io no, 2 rulli. Di certo, la selezione è stata rapida. Quanto tempo ci si metterà mai a fare la scelta. E col passare del tempo ti abitui a scattare meno, a scattare poco ma fare di ogni colpo un centro.

Ecco cosa cambia: la ricerca forzata di una idea prima di scattare, non la ricerca di una idea dopo aver scattato migliaia di foto, senza progettazione o ragionamento.

La vera e unica differenza è tutta qua.

Mi viene da pensare alla nave scuola Vespucci. Potrai comandare navi incredibili con tutta la tecnologia di questo mondo, ma prima devi saper fare un nodo, sapere come mettere le vele per sfruttare i venti, imparare a parlare col mare e sapere come ascoltare ciò che il vento ha da dire. Dopo potrai controllare la tecnologia.

Mi rendo conto che ogni scatto è sempre più ragionato. La memoria scava rapidamente per ricordare se tra gli scatti già fatti ci sia qualcosa che rende inutile quello che stai per fare. Ti domandi,  tra il settare il tempo e regolare il diaframma, se quello che stai per fare può avere un significato, se può tornare qualcosa di utile. Altrimenti lasci perdere e non hai rimpianti, sai a priori che quella è stata la scelta giusta.

Qualcuno ora dirà: ma non è meglio che ti vai a scolare un po’ di alcool? Forse, ora ne approfitto. Tutte questi pensieri filosofici su come scattare.

Ti rispondo: carico una pellicola e vado. ciao. Prima bevo, però.

2 pensieri su “Punti di Vista

  1. non sono d’accordo, anche col digitale io sono uno che scatta con la testa a 36 pose, il problema è nella testa e te lo dice uno che sa cosa vuol dire correre sull’acqua col vento nelle vele e la sensazione è quasi divina.. come quella di quando catture un momento bello… per sempre… ciao amico mio

    1. Tu, ma sei uno nel mucchio. Ho visto gente che usa lo scatto continuo. Ragiona – forse – dopo. Non costruisce lo scatto, spera che il culo lo assista. Le macchine sono strumenti con i loro limiti e i loro vantaggi. Sempre a noi il compito di usarle per costruire, non il contrario. Una bella 45magnum non è pericolosa. È la mano che c’è dietro che la rende terribile o splendida da ammirare.

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