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Roma, Capitale del cemento

Non molto tempo fa mi capitò tra le mani un articolo, se non sbaglio sull’Internazionale, ma potrei toppare miseramente, sto già abbastanza sfumato di mio, dove si parlava di come, Roma, il comune più verde di tutta italia, sia anche la città che brucia più velocemente la sua campagna a favore di colate di cemento spesso inutili se non per le tasche dei palazzinari e dei politici di turno.

L’articolo, parecchio interessante, e non fu l’unico che mi capitò sotto gli occhi, si interrogava sull’utilità di interi quartieri nati dal nulla, fondati nel nulla, con pochissimi servizi, mal collegati, messi giù solo per interesse senza una necessità reale.

Percorrendo la via Laurentina, il contrasto tra mucchi di palazzi e il verde diventa evidente. La strada, allargata, moderna ma già parecchio malridotta; di certo quello che salta all’occhio è il contrasto tra il verde delle campagne, i palazzi della città che mangiano qualsiasi cosa, e le strutture in costruzioni che non si sa nemmeno se verranno finite.

Sembrano bocche affamate da cui non si può fuggire.

Al ritorno di una delle mie tante peregrinazioni, mi sono fermato a osservare mal guardato dalla prostituta di turno in attesa del proprio cliente.

In lontananza Roma, Laurentina2, i palazzi già abitati.

Alle spalle il verde della campagna.

In mezzo mostri in costruzione.

Quello che una volta era l’Agro Romano, ora diventa, si trasforma un un fiume di finestre, tetti, antenne, strade, balconi, gru, auto, aria puzzolente. Nulla che possa dare un’emozione.

Roma è così, mangia qualsiasi cosa, soprattutto se questa cosa è bella e meritevole di rispetto e salvaguardia.

https://roma.repubblica.it/cronaca/2019/01/17/news/roma_rapporto_ispra_oltre_30mila_ettari_di_suolo_consumato_il_92_e_irreversibile-216807429/

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