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Storia

I negativi sono animali strani. Sono silenti, possono stare chiusi in un cassetto per anni e poi di punto in bianco tornano a far sentire potente la loro voce.

Mettere mano a questi negativi è altamente tossico. Soprattutto i più vecchi, di cui non hai appunti, non hai più memoria, non ti ricordi più che facce sono quelle riprese. Magari riconosci qualche posto, in questo specifico caso, anche no, ma di fondo, mancano troppi elementi alla memoria.

A quel tempo la fotografia non rientrava come priorità giornaliera, e non c’era particolare attenzione intorno la foto. scattavo e basta. Avevo quindici anni, giù di li. Di certo non pensavo al valore che potesse avere quel pezzo plastica messo in una busta.

Ora ti sforzi di ricordare quei momenti passati così velocemente e di cui restano solo briciole da qualche parte nella memoria. Qualcosa che si è già perso da anni.

Vai a vedere chi sono queste facce, che facevano, che pensavano. Non me lo ricordo, non ne ho memoria, nulla, di nulla. Il tempo passa, la fotografia resta, ti ricorda momenti, ma senza note aggiunte, restano i buchi, resta solo quella coperta sollevata, ma troppi mucchi di polvere a coprire la maggior parte dei ricordi.

E quando la memoria sta vacillando, metti mano a un ultimo negativo e allora si apre uno spiraglio.

Una faccia conosciuta, persa negli anni passati, mai dimenticata ma ormai totalmente persa.

Ciao Cristiana.

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