centocelle

Chiuso per disfatta

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Passare davanti ai parchi romani piange il cuore.

Sporcizia, pattume e a parte poche perle ormai quasi solamente gestite da volontari che dedicano parte del loro tempo in sostituzione di un pubblico che affonda, la maggior parte veleggia nell’abbandono.

E in mezzo, c’è anche tutta la famiglia di quelli chiusi.

Chiusi, proprio quando servirebbero aperti per dare un filo di refrigerio alle persone bruciate dal caldo. Dal nonno con i nipotini che vorrebbe stare seduto all’ombra di una pianta, ai bimbi che vorrebbero correre e giocare, alle mamme che vorrebbero avere un attimo di pace.

No, fuori, se volete refrigerio statevene a casa con le finestre chiuse, o ai bordi delle strade a respirare il sacro smog.

E nulla, parchi chiusi, per lavori, per ristrutturazione, per inerzia. Per non si sa bene cosa.

Non basta poi che svariati abbiamo subito guasti anche per la presenza di decerebrati malati di mente che non hanno meglio da fare che sfasciare quel poco che ancora c’è, tanto il mantra resta lo stesso: Chemmefrega, mica è roba mia. Coglione, avoja che è roba tua, l’hai pagata anche tu con le tue tasse o con le tasse di quel pirla che per errore ti ha messo al mondo e ti dovrebbe rodere il culo pesantemente quando viene sfasciata per motivi che … lasciamo perdere.

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Perché?

In progress…

Il tempo passa

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Ti rendi conto delle cose che ti perdi per strada.

Realizzi che i mila sogni che avevi accumulato non riesci a realizzarli. Anzi, li vedi allontanarsi senza speranza.

Cerchi di trovare una via, un percorso, un sentiero che ti dica come procedere. Piano piano cerchi di selezionare qui sogni che forse hanno più senso e lasci indietro gli altri sperando in un flash.

Ma come fai a stabilire quali sono quelli importanti e quelli che puoi lasciare indietro? Come fai a stabilire chi vive, chi muore?