3.38 AM

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Ci risiamo.

Siamo qui a rovistare nel secchione dei pensieri scomposti e non reciclabili.

Siamo qui a contare i Licaoni.

3.38. È da un po’ che faccio l’impasto per il pane. L’impastatrice mi gira e mi rivolta. Il sonno mi saluta da lontano.

Ho gli occhi chiusi, ma sono vigile e pronto ad accendere la festa.

Siamo tornati da Prato pieni di idee, ora dobbiamo mettere ordine e cercare di applicarne almeno qualcuna.

Due giorni di stacco o quasi. L’atavica tensione non mi ha lasciato mai, anche se, a buon titolo, non ho avuto problemi di sorta…. Pfiuuii.

Mi sento in colpa per non essere andato da Paolo. Era una situazione a cui tenevo, ma gli altri impicci mi hanno fermato e, ahimè, niente Firenze, sono rimasto in quel di Prato.

Devo andare avanti, cercare di essere coerente con le mie scelte. Non è proprio la cosa più facile del mondo. Le sirene sono molte, qualche volta troppe e non ho, sigh, un fucile a pallettoni per zittirle.

Stavolta il nettare rosso non ha sortito effetti utili. O meglio, forse ha aiutato i giocatori di ruzzola a organizzare meglio il gran premio tra i miei panni.

Come una pera mi sono spento, ma poi la tramoggia che porto in testa si è messo in moto.

Situazioni senza apparente filo sembrano incagliare senza una chiara linea. Tocca solo che attendere e osservare, pronti nel caso.

I conti piangono, di brutto. Raschiare il fondo è diventato il mantra del mentre mi lavo i denti.

Recuperare tutti i crediti, tagliare, o meglio, sospendere tutti i progetti che richiedano impegno economico importante. Ormai si gioca con le voci di bilancio come se si partecipasse a un torneo di Dama. Il problema è che perdo sempre.

Tradotto: sempre grandi casini.

E poi c’è un drago che mi agita, qualcosa di indefinito che spesso mi toglie il respiro. So che sta sfiammando da qualche parte. La sua presenza è palpabile, apre armadi a sorpresa, sbuffa, fa casino. Si vede il fumo salire da mille pertugi. Difficile mantenere il controllo. L’unicorno si dà da fare. Costruisce mille barriere ma crollano sempre. Solo una mazza da baseball ci salverà.

E mentre riassumo una nottata di tempesta, il treno rallenta. Siamo arrivati a Termini. Inizia la festa.

5.30 AM evvai

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Certo, non è proprio dormire in modo naturale, ma quello che conta è raggiungere lo scopo. E scopo fu. Nel senso che ogni tanto dormo anche io. Stanotte sogni di gloria, anzi no, non ricordo di aver sognato e semmai, sognando sicuramente qualcosa di compromettente, io non ero nei miei sogni, non ho visto niente, non c’ero. Sveliamo i segreti: Additivi, amici miei, additivi. Intanto quasi due bocce di vino rosso, Casale del Giglio aiuta tantissimo, porta brio, sbronza e rintronamento pre-crollo. E’ lo Shiraz colui che il miracolo fece. Quel bel liquido rosso sangue, profumato, che una volta messo in un capace bicchiere e lasciato respirare a pieni polmoni in una tiepida serata autunnale ti porta a cavalcare indomite fiere in valli profonde e misteriose. E quando, finita la prima si passa alla seconda, ci si ritrova in cabina insieme al comandante di un A380 in fase di decollo dagli States destinazione Francoforte, con tutte le procedure del caso. Poi abbiamo aggiunto l’additivo segreto, anzi segretissimo gentilmente offerto. E’ un segreto quindi lavorate di fantasia. Non vi svelo la magia che a detta della consorte: NOOOOOO a me non fa nessun effetto! Salvo poi sparare minchiate a raffica per tutto il tempo che è stata in piedi. Sempre col bicchiere in mano a tenerle compagnia, anzi, a tenerci compagnia. Ammazza che ubriaconi. Sti numeri a tre più bottiglie e varie ci piace assai. Tra l’altro pure con una cena gradita e apprezzata. Insomma, abbiamo trovato la luce per dormire.