E se ti dicono che l’analogico tira di nuovo?

Ho finito una pellicola, minchia, col digitale, togli qualche immagine schifosa, ma col rullino no, dopo il 36esimo scatto, no, forse il 37, ma non sempre ci si riesce…. provi a fare click, e niente, non si scatta.

Cerchi un negozio, trovi uno con l’insegna ‘articoli fotografici’; entri, strano non vedi nulla di minimamente fotografico. Chiedi, pero’, pensi che al massimo una risposta negativa e il minimo che puoi ottenere…. e infatti, quello ottieni. La gentile fanciulla ti guarda come un mentecatto e ti dice: no, di fotografico non abbiamo niente. Ma come l’insegna? ehhhh quella, una volta, ora no.

Giri un’altro po’, e trovi un negozietto piccolino, FOTO c’e’ scritto sull’insegna. Entri, vedi una piletta di rullini da una parte. Ok, abbiamo azzeccato il posto. E le pellicole costano anche qualcosa di meno. Invece di prenderne una, ne prendo due. E tra una chiacchiera e l’altra, viene fuori che il mercato non e’ morto, anzi, ultimamente sta pure dando qualche cenno di miglioramento.

Una sorta di ritorno alle origini, lo scatto, l’attesa, lo sviluppo, poi si vedra’.

La cosa promette bene.

 

E ora?

I negativi si ammucchiano, stanno aumentando, nasce un problema: come li digitalizziamo?

In mente due soluzioni, ma per il momento non so’ quale usare:

Compro uno scanner per negativi (il precedente scanner me lo hanno ciulato) magari con un buon numero di pixel.

La seconda, sicuramente meno percorribile, mi faccio fare la scansione dal negozio, ma la questione costicchia e non poco.

Il punto base e’ la scelta, ovvero quale ci teniamo, quale buttiamo alle ortiche?

Grande dilemma.

Analogico o Digitale

Bella domanda.

Ho amici che mi guardano terribilmente storto quando gli ho detto cosa mi sono procurato, che tipo di macchine fotografiche sono tornato a usare e per fortuna che non sanno che punterò ancora più indietro nel tempo. C’e’ una Leica III che mi ispira e pure di parecchio. Ora sono fermo agli anni 80, ma la TimeMachine ha altri programmi.

Ho una sensazione di essere visto come un marziano fuori dal tempo e dallo spazio. E forse, dico forse, questo non e’ neanche molto lontano dalla verità.

Mi sono cancellato da tutto quello che viene considerato moderno; unico social che mi sono tenuto e’ twitter, per quello che lo uso, ci può stare. Tutti gli altri sono stati rimossi. Arriva la signora e mi fa: ma hai visto quel video? No, non ho piu’ accesso! Ma fattelo un accesso! No, sto bene cosi’… e  giù occhiatacce strane. Arriva l’amica di famiglia e mi fa: hai visto l’immagine che ha postato Caio? No, sono Splashbook Free, non ho un account. E scatta il momento di spiazzamento. Sono lo strano che non ha sociale…. proprio strano. Sono l’asociale da guardare con sospetto.

Leggo, guardo un film, scrivo appunti su un blocco notes, uso una matita: altra stranezza; quanto mi diverte. Conosco gente che candidamente ha ammesso di avere serie difficolta’ a tenere una penna in mano.

Ho perso i contatti con tanta gente, alcune interessanti, altri solo fugaci immagini senza corpo. Se non ci si cerca almeno una volta con la voce, con lo sguardo, con il tempo, non e’ un rapporto che può continuare. Li rimpiango si, rimpiango ogni perdita, ma si va avanti, cercando ogni volta qualcosa di reale.

Le due digitali le sto’ usando poco. Non so, non mi sento molto in vena di scattare. Ho avuto un blocco terrificante e prendere in mano una macchina mi viene di un difficile da fare schifo. Ultimamente sto’ facendo nuovamente qualcosa, ma siamo decisamente lontani dai ritmi di una volta. Manca il mordente, c’é troppo nebbia ancora.

Gellhorn, senza l’aiuto di Heminghway, col cacchio che avrebbe scritto parole sulla guerra di Spagna. Le parole non uscivano, a me non escono gli scatti.

Eppure senza digitale, neanche riesco a farle vedere agli amici più stretti. Ma in fondo, io devo vederle quelle immagini. Devono risvegliare a me il ricordo di quel momento.

Mi e’ venuta una voglia di tornare a scattare meccanicamente, senza troppo beep, con un’esposimetro che in confronto agli attuali è di un ridicolo da far spavento. Seguire il procedimento passo passo, senza intermediari, senza un processore che si occupi dei passaggi che la mia mentre dovrebbe fare ogni volta.

Scattare e non sapere cosa ho combinato. Dover aspettare senza avere la pappa pronta, almeno tre o quattro giorni, anche una settimana, prima di sapere fino a che punto ci siamo avvicinati al risultato che si cercava.

Ecco, domani devo andare a ritirare uno sviluppo.

Comprare il rullino, metterlo in macchina, caricare fino al primo scatto utile, scattare, scattar…. non scatta, oddio, no panic, bisogna prima ricaricare, scattare, 36 pose, non molte, arrotolare, andare dal fotografo, consegnare, attendere…. attendere. Lo scatto di una volta era fondamentalmente una promessa che ci imponeva i giusti ritmi. Ci sono fotografi che hanno scattato talmente tante foto che neanche loro sanno con esattezza quante. Raccoglitori su raccoglitori di immagini tra cui ripescare i ricordi di mondi lontani, vicini e ancora lontani.

Il tempo e’ cio che mi appartiene, meglio usarlo… e non considerarlo solo un clock di un processore.

Tra le varie, fuori sync, ho rimesso in piedi il mio siterello. Però ho cancellato praticamente tutto il pubblicato, anche ciò che c’era prima, tutta la mia storia pubblica dal 2005  e dintorni… rm -rf e via… io me la ricordo, voi?