Barbiere, 2° puntata

Pubblicato il Lascia un commentoPubblicato in Blog, fotografia, pensieri

E se non c’è il capello, c’e’ la barba.

L’avevo detto: ho sempre invidiato Sandro che a Lecce dedica appositi appuntiamenti dal barbiere, barba e capello. Un’istituzione assoluta. Un must che ci si dovrebbe concedere.

Per la prima volta mi son fatto fare la barba dal barbiere. Mai fatto prima.

Sedersi, affidare il proprio collo a un estraneo, prima il pennello poi la lama. Sentire il rasoio che scorre sul proprio viso e porta via il duro pelame in eccesso.

Ho chiuso gli occhi. Mi son goduto quei momenti come mai prima mi era successo.

Il barbiere

Pubblicato il Lascia un commentoPubblicato in Blog, fotografia, in giro, minchiate, pensieri

Buongiorno. Posso?

Benvenuto. Prego, entri.

Poso le catene, la palla di ferro, le due spade.

Come le posso essere utile?

Capelli, grazie. Una bella sistemata. Dico togliendomi l’elmo con un rumore sinistro di ruggine e poca manutenzione.

Ma sono già corti! Una faccia stupita mi osserva.

Mah, vorrei una sistemata.

Poi, questo è un più un vezzo; sono anni che non entro dentro un negozio di barbiere.

Oggi non, non so, è scattata la molla giusta. Ho deciso di fare quello che ho fatto l’ultima volta, non meno di venticinque anni fa, sempre che la memoria e il calendario non mi tradiscano. Ho una battaglia che mi aspetta, ma voglio dedicare del tempo alla mia testa. Magari oggi è la volta buona che la perdo.

Tornando al discorso, mi dia una sistemata allo scalpo che poi vado in battaglia. Mai presentarsi in disordine.

E cerchiamo di non fare tardi che oggi si vedranno parecchi picche infilzare il nemico.

Vado di macchinetta, allora. Così!

Un telo intorno al collo, una macchinetta che taglia, un pettine che segue e corregge. La mano del barbiere che danza sulla testa, sembra vivere di vita propria. Sa dove andare, come muoversi. Tutto su quel piccolo palco.

Un cavaliere deve di tanto in tanto scendere dal proprio destriero e dedicare del tempo a se stesso.

La vita dedicata alla guerra, a combattere il nemico, a proteggere il proprio castello.

Ma quella mezzora dedicata alla propria cura diventano un altare su cui poggiare la propria anima.

Sono sensazioni da provare. Si rallenta, si torna un attimo a calcolare il tempo elasticamente, senza fretta, lasciando che ogni passaggio si sedimenti nello spirito. Niente corse, niente minuti contati, ma il tempo che serve.

Venti minuti, mezz’ora, finito. Un’altra passata di pettine, il pennello che toglie qualche capello intorno al collo, il telo che se ne va, il sipario viene calato.

Il tempo di pagare e di indossare nuovamente corazza e armi. Torniamo alla vita reale. Che mi da’ una mano? allacciare questo scudo è sempre complicato. Pesa, è scomodo. Esco. Ah, no, rientro, ho dimenticato una delle spade. Grave.

Grazie, ci vediamo la prossima volta.