Venezia

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Stazione Venezia Centrale. Notte fonda, inizia l’avventura.

La colpa è tutta di Zucchero e del concerto presentato dalla Rai. Amo la sua musica, fanculo ai detrattori, amo Venezia. La somma dei due è devastante.

La memoria corre subito in archivio. Pasqua 2016, siamo quasi a tre anni. Uscita notturna nella città magica.

Canon EOS 650

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E’ la prima della serie EOS, pellicola.

Batterie: 2cr5

en.wikipedia.org/wiki/Canon_EOS_650

Prime impressioni.

Vabbe’ si gioca in casa. Montato un 28, caricata pellicola, via, primi scatti.

la macchina e’ come me l’aspettavo, pratica, Canon EOS  in tutto e per tutto. Se proprio devo muovere una critica e’ il sistema di cambio tra tempi e diaframmi (per me che vado sempre in manuale, è importante): per cambiare i diaframmi si usa la stessa ghiera dei tempi (quella sopra il pulsante di scatto) premendo un tastino lato obbiettivo. Per il resto…. aspetto il fine settimana.

PS: questa macchina ha valore proprio risicato, dalla Germania, me l’hanno praticamente tirata appresso. Per fortuna che l’ho presa in tempo, altrimenti cadeva.

Prime note: Esposizione manuale…. Non mi sembra proprio intuitiva. Qualcuno fumava roba buona.Una volta messa in manuale, per settare il diaframma, si deve premere il tastino anteriore, accanto all’innesto con su stampato M e contemporaneamente girare la ruota e comprare una vocale.Non ci sono indicazioni immediate sulla sopra e sotto esposizione. Si imposta il tempo e si preme M. Se indica CL o OP siamo fuori esposizione e si deve compensare di diaframma. Non proprio pratico, insomma.

Il viaggio

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Chiostro di San Domenico. Un caldo pomeriggio d’ottobre. Si sta bene, l’estate sempbra non andare via. Ma tutto finisce. Sempre.

L’arrivo del tramonto ti fa rimpiangere di non aver portato con te quella polo a maniche lunghe che avrebbe mitigato questi brividi post sole.

Seduto su questo muretto scomodo prendo appunti. Nelle stanze le fasi finali del Prato Street Photo Meeting: gente che parla, … Troppo …., Gente che applaude, gente che entra, gente che esce.

Io scrivo, lentamente sintetizzo idee da brandelli di immagini e pensieri.

La Zorky accanto.

Sento occhiate curiose scavarmi addosso: che animale è quel coso mezzo pelato che scrive su un blocchetto con la matita, che accanto ha un rudere senza display e batterie.

Da dove viene questo troglodita del passato che tutto preso scrive, si ferma, sfoglia indietro, ritorna avanti, scrive ancora, rivista nella borsa, riapre il blocco, raccogli quella matita che ha tentato la fuga, scrive ancora.

In bella mostra fibbie di macchine in voga, tutti a pasticciare con lo zoom ultimo grido. Sì mostra più la macchina che il risultato. Non è l’immagine che conta, conta l’immagine del riprendere l’immagine.

Sdoganare l’immagine di se, il fotografo in azione. Non si esprime il messaggio, si trova il modo di parlare di sé.

Io scrivo, lentamente.

Scrivo, tra un pensiero e l’altro. Il viaggio è anche questo: fermarsi, fare il punto, raccogliere i pensieri, le idee, le considerazioni, le conclusioni.

Il viaggio vero va piano. Ti dà il tempo di annusare l’ambiente. Non è la furia del più cose in meno tempo, ma lo stillicidio lento di gocce che nell’eternità hanno sublimato stalattiti e stalagmiti creando cattedrali a cui l’uomo si inchina.

E tra una goccia e l’altra i pensieri hanno il tempo di fissarsi nella mente e su carta. Come incisioni di sangue su pietra vergine.