Prima volta

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Prima volta di sera.

Prima cena, una pizza e prima Coca-Cola. Niente alcool, ho la mente occupata da un desiderio.

Prima doccia. La cipolla gigante non viene valorizzata da abbastanza pressione. Segna per sabato: aumentare la pressione dell’impianto, prime regolazioni.

Primo lavaggio dentiera.

Prima pipì.

Sarà anche la prima volta che ci dormiamo. Prima notte. Primo desiderio in questa prima notte. Vediamo pure quanto di questa prima notte la passerò contando le pecore, poi gli orsetti lavatori, infine draghi e pipistrelli.

Prima TV. Neanche la sto guardando, preferisco scrivere e pensare. Sto sbragato sul divano, prima volta davanti questa finestra.

Prima volta che scrivo qualcosa sul blog mentre sono seduto dentro la nostra nuova casa. Nella mente, lo stesso desiderio.

Prima volta per i nani, spaesati in questo nuovo mondo .

Tutto ‘prima’, o quasi.

Finalmente a casa. Sono anni che siamo sbattuti in giro. Ora ci fermiamo, almeno fino a che il prato sarà cresciuto e fiorito.

Senza Tana

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1996 – 2018, 22 anni.

Avevo contattato l’agenzia qualche giorno fa. Fissato l’appuntamento,  ho varcato quelle scalette per la prima volta. Tutto era tutto un cantiere. Ho pure litigato per quel cantiere con quello che sarebbe stato il futuro vicino. Ma quel giardino, mi ha colpito. Mi ha folgorato subito. I proprietari mi raccontavano della casa, l’agente mi raccontava tante minchiate, ma quel pezzo di roccia ha trovato il modo di chiamarmi, di solleticarmi. Ero giovane, ero scemo e feci la mia scelta. Col tempo l’amore per quella scelta è cresciuta, si è fatta sentire. Magari avrei scelto diversamente, ma ormai era fatta! Avevo accanto la ferrovia, molto più vicino di quel che poteva sembrare, mi bastava di uscire di casa, fare neanche cento metri ed essere praticamente sui binari del treno. In molti hanno criticato la scelta, ma si è rivelata comoda, economica e vincente: dopo qualche anno ho iniziato a usare quella ferrovia come se fosse stata la mia seconda casa. Avevo una compagna. Anche per Lei avevo preso quel mucchio di mattoni. Ma col senno di poi, compagna o no, sono sempre stato convinto di aver fatto la scelta giusta, nonostante i problemi, gli incidenti, i guasti. Sono passati oltre venti anni, ventidue, per essere esatti. C’ho vissuto, c’ho amato, c’ho sofferto, c’ho smadonnato, c’ho tirato fuori un sacco di soldi, ci sono stato da solo, ci sono stato in compagnia, ci sono stato con amici, ci sono stato con amiche, ci ho vissuto a fianco ai miei fantasmi e con le mie biciclette. Poi le strade sono cambiate e la casa si è allontanata da me, sempre più distante, prima in affitto, poi risistemata e infine venduta. Ma un conto vendere dei mattoni, un conto vendere un sentimento. Quella casa, quel nido, era il mio riferimento. Ora la nuova magione non c’è ancora, è solo un sacco di mattoni non ancora verniciati. Tecnicamente sono senza casa. La maggior parte delle mie cose è chiusa in una sfilza di scatoloni a macchia di leopardo, visto che alcuni li hanno rubati. Nel frattempo, scorro le immagini, quelle che ho in archivio, quelle che ho in mente, quelle che ho nel cuore. Mi mancherà.