Scusi lei

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Scusi lei?

Si? Dice a me?

Si! Dico a lei. Ma  che si va in giro così?  Non si è accorto che si vedono le ali? E che bel paio di ali, se mi consente.

Quali ali? Ah, quelle ali! Mi perdoni, ė che non ci penso.

Quelle! Che non se ne è accorto?

Evidentemente no. Mica cammino guardando indietro. Per me sono cose normali.

Ogni volta che esco penso ad altro, cerco di organizzarmi: prendo le borse del buonumore, le condisco con un po’ di allegria e vado a fare quello che devo fare. Non sto a pensare alle ali.

Ma allora lei è uno di quelli fortunati. State diventando rari. Qui c’è gente che esce e non si ricorda nemmeno per cosa. Esce, carica di rabbia, di stress e cattiveria. Peggiora la sua giornata e torna a casa ancora più devastato di come è uscito.

Io so quello che voglio, sa? Cerco ogni volta di ottenerlo. Tanta fatica, ma merita.

Sicuro?

Certo. Che si crede, lei?

E nel mentre che parlava, si accompagnava con ampi gesti della testa agitando vistosamente coda e criniera.

Io voglio l’aria fresca del mattino, il sole caldo in una limpida giornata invernale, un sorriso che faccia iniziare bene, la giusta battuta che dia il via a risate dell’anima. Questo voglio.

Il sapore di un buon caffè, la sorpresa di gustare un sapore nuovo e la sensazione di un profumo che si pensava dimenticato.

Voglio la libertà di ridere quando lo desidero.

Ah, prima che lo dimentichi: un panino con la porchetta e un peroncino fresco. 

Questo voglio.