Prato

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Qualcuno direbbe: se vuoi fare foto, CAMMINA!

Anche un fotografo famoso, anzi famosissimo, e se non sbaglio molti a seguire hanno detto più o meno la stessa cosa: Vuoi tirar fuori qualcosa di interessante: MUOVI IL CULO!

E’ parecchio che non vado fuori a fare qualcosa di impegnativo, sia per tempo – in questo caso l’intero weekend – sia per tipo di impegno.

Quando il mio compagno di merende mi ha proposto questo evento, non ero sicuro di andare. Mille dubbi, tempi, impegni, anche la poca voglia di tenere in mano la macchina fotografica mi hanno creato non pochi interrogativi prima di prendere la decisione.

E’ ancora un periodo strano, la fotografia è tornata a farsi prepotente. Ma dalla prepotenza  alla tranquillità di scelte ce ne passa.

Sono passati dei mesi intensi, dove fortunatamente il ritorno dei negativi ha dato un motivo interessante per arrivare a fine giornata. Scattare meno, scattare meglio, crescere in sostanza.

Poi la casa, un nuovo progetto che in mezzo a milioni di difficoltà sta andando avanti. E sta venendo fuori come si deve. Un bel progetto.

Ora, questo weekend, denso di aspettative ma pieno di incognite, non tanto in quello che dovrò fare ma in quello che mi passerà per la testa.

E poi c’è Paolone che già sa dove sarò domani sera.

Al seguito soprattutto la ferraglia, la Zorky e la RolleiFlex 6×6, due macchine che ancora non ho avuto occasione di provare. Voglio sperimentare. Voglio pensare a qualcosa che mi darà piacere e soddisfazione.

Sono curioso di come usare due macchine che hanno contribuito a fare la storia non solo della fotografia. La Rollei in particolare, per me è una totale scommessa: non ho mai usato una 6×6 di questa classe, tutto nuovo, tutto da scoprire.

Ho il pieno di pellicole, digitale, ferraglia e una discreta voglia di rompere il circolo vizioso che mi tiene lontano dalle cose che mi piacciono.

Come poi un pensiero mi segue e questo mi basta.

Sto’ giro, niente foto allegate. Non ne ho. 

Bologna, cronache marziane

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Ho un lungo elenco di posti da visitare.

Bologna era tra questi. Tante volte ci sono andato, ma sempre per motivi Majaleschi e quindi, mai ho avuto tempo per dedicare un filo di attenzione alla città.

 

Partiamo dal NONSIPUO’ di recente memoria. NONSIPUO’. Una delle più intriganti risposte che ho ricevuto ultimamente… speriamo che non avvenga quando sarà l’ora dell’agognato stipendio.

Mezzo di trasporto scelto ITALO, guarda caso e’ lo stesso mezzo scelto per andare a Firenze, stesso numero…. quasi stessa sfiga.

Intanto i signori di Italo, se provi a chiedere il cambio di posto, per qualsivoglia motivo, ti rispondono: NONSIPUO’. Minchia, voglio solo spostarmi: NONSIPUO’. Per fortuna che il ‘Train Manager’ è più elastico, e un cambio di pari categoria, a patto di non gettare nessuno fuori dal vagone, non viene vietato a priori. Unica raccomandazione, magari, avvisare dove si lancia il passeggero di turno, che mandano una squadra a pulire gli avanzi.

Bologna, Bologna… alla fine eccoti.

E ci sono i lunghi corridoi, sali sali sali, cammini, dopo due giorni, incrocio qualcuno, dopo tre giorni vedi la Madonna, dopo quattro, trovi i resti di chi si è perso prima di te.

E poi mi dicono Kiss and Ride.

Ma sei ancora lontano dalla luce. Lunga è la via per la luce, se poi passi mezza giornata al bagno, la speranza di uscirne vivo crolla miseramente.


Ma alla fine ce la fai, arrivi in superficie. Scopri che c’è ancora vita.

Tralasciamo che la parte succosa è arrivata nel pomeriggio, intanto….

La visita al MAST. Bella struttura, moderna, interessante, non c’e’ che dire, se non che la mostra mi ha un filo, anzi un rotolo di filo deluso.

Mi aspettavo di ammirare l’opera di W.E.S. (Al secolo, per voi ‘gnurant, William Eugene Smith) in tutto il suo splendore. Se avessi saputo, magari avrei visitato qualche museo civico di Bologna. Immagini un filo male illuminate, scure, difficili da osservare, oltre che max 30×20 che non aiuta. Ieri sera, a casa mi sono ripassato la stessa mostra andando a cercare le immagini online della presentazione e altre che si trovano in giro. Risultato: Decisamente meglio. Peccato, perché, questa era l’opera che W.E.S. considerava più alta e più complessa.

E della mostra neanche una foto, vabbé, tanto si vedeva male, ma essere educati, spesso non paga. Poi ti arriva il pirla e lo vedi scattare foto come se niente fosse. Per punizione non ho preso il libro. Io cattivo sono.

Bologna, resta sempre Bologna, un mare di tette e chiappe decisamente con un buon trasporto pubblico, dove, per noi che non siamo troppo abituati all’ordine, la gente sale davanti, raramente sale al centro. Noi siamo troppo abituati a passare anche dai finestrini. Per Noi, intendo Noi romani. Vuoi mettere il gusto di impedire alla gente di uscire, e il gusto di chi decide di uscire lo stesso usando la propria borsa come aratro.

Torniamo a noi.

Giro in centro, un aperitivo, uno spritz, e una passeggiata in attesa del treno per casa. La proprietaria del locale è Francese, il compagno è Italico. Furba la tipa.

Bologna è giovane, è vivace, forse molto di più di quanto le mura dai colori della terra vogliono raccontare. Un viavai continuo di ragazzi. L’università è dietro l’angolo, e si vede.

E ora viene il bello. Arrivare dal centro alla stazione è un attimo.  Un Viale lungo et voilà, di nuovo vicino ai binari. Lo dico sempre che non riesco a starci lontano.

Via nei meandri del sottostazione, negli inferi del trasporto ad alta velocita’.

tra chi parte, chi saluta e chi transita.

Alla fine, non ho sentito i messaggi, o non li hanno dati per tempo, fatto sta’ che ho perso il treno. Si, l’ho perso, e ho preso quello dopo. E pure altri, come me, lo hanno perso. E ho rifatto il biglietto per quello dopo. Con un certo rodimento, a dire il vero, un forte rodimento!

E via verso nuove avventure, crollati dal sonno di una giornata piena, prontoia cercare altre vie.

E cercare in ogni angolo un nuovo riferimento e un nuovo spunto.