Incubi

Pubblicato il Lascia un commentoPubblicato in Blog, fotografia, pensieri

Hari Seldon, si il matematico, si nasconde. Gli sgherri del primo ministro gli stanno col fiato sul collo. La sua ricerca fa gola a troppa gente.

Una e mezzo di notte, cominciamo male. Ho appena finito un romanzo ispirato dalla morte di Pasolini e ho ripreso a leggere Isaac, tanto non si dorme, almeno per il momento.

Leggere mi piace, ma ultimamente non trovo grossi stimoli, come non ne trovo a fotografare. Ultimamente è così, qualcosa non va. Cerco un po’ di forzarmi, ma non è facile.

Questo post lo sto’ scrivendo a puntate. Non è uno dei soliti scritti di getto mentre il mondo dorme. E’ nato mentre il mondo dormiva, ma continua a modificarsi nei giorni successivi. Sono passati infatti svariati giorni e oggi ci rimetto mano.

Sto’ da un cliente al lavoro, qualche minuto libero ce l’ho e ne approfitto per riversare qualche cosa sulla tastiera.

In realtà non c’è molto da dire.

Macchina da scrivere storica. Parecchio storica.

Dal lato fotografico, nulla se non aver riparato una delle macchine che si perdeva le spugnette battispecchio (dopo tanti anni, ci sta’ che le spugnette degenerino e come le guardi si sbriciolino all’interno della macchina). Foto? niente che valga la pena di raccontare. Ho un certo vuoto. Tante idee ma poche applicazioni.

Mi sono rimesso a leggere con un po’ più di brio. La musica va, anzi, ora ne metto un po’ che mi tiene compagnia mentre muoio di freddo di in questo cazzo di ufficio. Che dite, Miami Vice, la colonna sonora della serie originale, puo’ andare? Mi sto rovinando con Spotify.

Non sono io, eh! Non sono io!
Non ricordo dove ho scattato questa foto. Risale al 2010, tanto tanto tempo fa.

Una piccola constatazione: Vero che Spotify lo paghi, pero’ è pure vero che non vale più la pena ammazzarsi per cercare musica che magari si trova becera o non si trova proprio da tenere sul PC, da backuppare in caso di guasti, da copiare, spostare, sperare che non si rovini… Ti viene un desiderio, apri l’applicazione e via. Ho tolto tutta la musica dal telefono. Anche girando per monti, il suono arriva, anche se la connessione non è perfetta ed è ballerina.

E non c’è cosa più bella che avere la mente immersa nella propria musica e usarla come trampolino per guardare il mondo da una cabina isolata con i propri obbiettivi, parlo di quelli di vetro, con il metallo e le ghiere intorno e un otturatore dietro.

Ladispoli, spiaggia di Torre Flavia. Il bozzo a dx è cio’ che resta di una povera e disgraziata tartaruga morta ammazzata come il mio umore.

E ora, che siamo alla fine di questo stranissimo 2019, non mi sono messo a scrivere il decalogo dei buoni propositi per il 2020. Mi sono limitato ad aprire un cassetto, tirare fuori quello preparato per quest’anno, dargli una rinfrescata, una stirata pronto per essere esposto fino al metà gennaio. Poi, quando l’attenzione sarà calato, lo piegheremo nuovamente, lo rimetteremo nel suo cellofan pronto per essere usato il prossimo anno.

Procedura standard

Pubblicato il Lascia un commentoPubblicato in Blog, film,libri,arte, fotografia, pensieri

Procedura standard per un cronista sul luogo del delitto.

A) osserva bene ogni particolare perché nessuna fonte indiretta è più affidabile dei tuoi occhi.

B) raccogli più testimonianze possibili sul posto, prima che chi ha assistito alla scena venga portato via.

C) solo quando ti sei fatto un’idea personale di quello che è successo parla con gli investigatori.

Procedura di indagine mia:

A) indossa gli auricolari

B) scegli la giusta base musicale, in base all’umore, al sentimento a quello che ti garba al momento.

C) prepara la macchina fotografica. Deve essere parte di Te, pronta e tesa.

D) scatta a sentimento, a come tira il vento, a come cagano gli uccelli, a come ti pare. Non ci sono regole. Le regole le fai tu, l’importante che trovi il modo di comunicare quello che trovi, che vedi, che senti.

E) fotografa e scatta come se dovessi accarezzare la donna che più ti attrae a questo mondo.

D) lascia perdere il display, sempre che ci sia. Se hai fotografato col cuore, lo scatto è li, aspetta solo di essere tirato fuori.

E) Impara dai fotografi che hanno fatto la storia. Leggi tutto su di loro. Fai tuo quello che possono insegnarti e spremili come dei limoni. Prendi tutto, mischia tutto, ricrea tutto.

Ingress

Pubblicato il Lascia un commentoPubblicato in Blog, pensieri

O santi numi…. Ora inizio pure a giocare con Ingress.

Seeee, direte, stai un po’ in ritardo. Il mondo si è avviato alla sua autodistruzione parecchi anni fa.

Premessa: Ingress è uno dei primi, o meglio, credo sia stato il primo gioco dove smartphone, realtà aumentata, gps, ha costretto i giocatori a muovere il culo per ottenere qualche punto.

Il gioco è semplice: la tua fazione deve conquistare più portali possibili tra quelli liberi e quelli della fazione opposta, usando strategie di difesa. Il tutto muovendosi fisicamente da un portale all’altro usando quelle due cose strane chiamate piedi.

Quando me lo hanno spiegato, qualche tempo fa, speravo pure che ci potesse scappare qualche rissa, ma niente, tutto virtuale. Neanche una mazzata!

Ora, io amo camminare. Il gioco rientrerebbe tra i miei potenziali stimoli per muovere il ciarpame che mi compone. Però fotografo anche, gli occhi devono stare incollati alla realtà per ottenere qualche scatto. Questo gioco richiede che una bella fetta del tempo si stia a guardare la mappa mano a mano che si srotola alla frenetica ricerca della conquista o della battaglia.

Per carità, non è che sto sempre con una reflex in mano, però mi rendo conto che un gioco del genere può distrarre in modo incredibile.

E di spegnere il cervello, proprio non ci penso.

… ok ho scherzato.

Dopo aver giochicchiato con Ingress, dopo aver installato Harry Potter, me so’ gia’ rotto.

Torno a scatta’ foto che me vie’ meglio!