The Day of Altix, il secondo

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Tiriamo fuori dalla naftalina la Altix. L’ultima volta era a Tolfa, oggi a Roma.

Qualche giorno ho montato una pellicola, 200 asa, kodak. Per caricarla, come al solito tocca procedere con calma. Ma è proprio il mondo tecnologico di quell’epoca che richiedeva tempi ben calcolati. Niente atomi che corrono, ma solo manopole che girano, con calma, per essere precisi.

Ho scoperto che si, la macchina ha l’attacco a baionetta, ma la baionetta e’ attaccata al corpo macchina con una vita, di certo non una 39… pero’ mi ha aiutato a riposizionare l’obbiettivo in base alle sue serigrafie. Prima era tutti di traverso e mi disturbava la peristaltica. Disordinato clinico, ma per il resto, senza simmetrie, muoro!

Macchina piacevole. Se alla prima uscita sono rimasto soddisfatto, alla secondo, ho gradito ancor di più il fatto che è decisamente un pezzo di ferro piccolo, compatto e facile da usare. Mi sa che mi procuro anche un’altra ottica.Certo, niente esposizione automatizzata, niente elettricità sotto nessuna forma. Porto con me un piccolo esposimetro tanto per capire se le mie valutazioni ci azzeccano o meno. Ma è troppo magnetico il gira manopola di carica fino al click, metti a fuoco, regola esposimetro, regola tempi, tira leva, scatta. Voglio vedere chi dice: la street si fa con iso automatici, tempi alti e tutto automatico…. vaff.   

Le signorine.

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Lei, Giovincella classe 56, oliata e ripulita. Splende di luce propria.

L’altra, Kodak scaduta nel 2006, tenuta bene, curata meglio e si vede.

L’amore si vede da lontano, e le due insieme hanno dato il meglio.

Ritirata pellicola ieri, e fortuna che non se la sono persa, ho iniziato a godermi i risultati.